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pubblicato: lunedì, 10 febbraio, 2014

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Italicum, la minoranza Pd stoppa Renzi: “Prima riforma del Senato”

Che Gianni Cuperlo, leader della minoranza del Pd, fosse fuori dai giochi di partito e di palazzo lo pensavano in pochi tra i cronisti e gli addetti ai lavori. Dopo le dimissioni dalla presidenza dem e il criticato incontro Berlusconi-Renzi al Nazareno, l’ex segretario della Fgci si era messo da parte, alla maniera del vecchio compagno Massimo D’Alema. Ma, ieri, a In Mezz’Ora, ha fatto capire che il probabile rimpasto di Letta e la strategia del sindaco di Firenze non riusciranno a garantire all’Italia l’insperato cambio di passo. E proprio quest’ultima richiesta potrebbe, però, tramutarsi in un colpo di mano in Parlamento, perché la nuova legge elettorale all’esame dell’Aula non soddisfa pienamente i cuperliani né l’universo di sinistra composto dai bersaniani e dai Giovani turchi.

In un incontro organizzato a Montecitorio, l’ala guidata da Cuperlo ha deciso di presentare tre emendamenti all’Italicum: il primo prevede l’entrata in vigore della riforma elettorale il giorno successivo all’attuazione delle modifiche costituzionali che riguardano il Senato; il secondo chiede l’utilizzo, per legge, delle primarie per la scelta dei candidati; in ultimo, la minoranza Pd vuole che venga fissata la parità di genere nei listini bloccati.

renzi

E proprio il primo emendamento ha alimentato qualche sospetto all’interno della truppa renziana a Montecitorio, che i retroscenisti hanno subito riportato sui media italiani. Ad esempio, il neonato quotidiano Pagina 99 ha contattato il senatore democratico Giuseppe Lauricella, primo firmatario del ribattezzato ‘emendamento anti-Renzi’. Questo il testo: “La presente legge [l’Italicum ndr] entra in vigore il giorno successivo alla entrata in vigore della legge costituzionale di modifica della II parte, Titolo I, e dell’articolo 94 della Costituzione”.

Lauricella è un fedelissimo di Anna Finocchiaro, big della vecchia guardia del partito e non certo una renziana doc: “Nessuna imboscata, io ho voluto tradurre in norma un percorso voluto dal segretario di partito. La legge elettorale entra in vigore nel momento in cui si modifica il bicameralismo perfetto”, così si è difeso il parlamentare siciliano. Il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza ha ammesso: “C’è una discussione positiva in corso, che non può e non deve essere derubricata in termini di maggioranza e minoranza. Al dunque non ci saranno emendamenti di area, ma soltanto emendamenti del Pd per arrivare tutti insieme ad una riforma elettorale di cui l’Italia ha bisogno”.

In attesa dell’assemblea del gruppo a Montecitorio di stasera, Matteo Renzi ostenta fiducia ma avverte: “Spero che in Parlamento siano consapevoli che la legge elettorale e il rilancio dell’esecutivo servono a ridare credibilità alla politica”.

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