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pubblicato: giovedì, 13 febbraio, 2014

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Aumentano gli under 35 a casa con i genitori, soprattutto maschi al Nord

giovani

Aumentano gli under 35 a casa con i genitori, soprattutto maschi al Nord 

Non è che fosse una novità, ci siamo sempre distinti in Europa anche in questa classifica, ma l’ISTAT ha certificato come negli anni della crisi la percentuale di persone tra i 18 e i 34 anni che vivono a casa con i genitori sia ulteriormente aumentata.

Se dal 2000 vi era stato un lento declino di questa quota, dal 2010 la tendenza si è invertita, in alcuni casi bruscamente, e nel 2012 è salita a valori anche superiori a 12 anni prima, al 61,2%.

Di seguito vediamo come è stato l’andamento della statistica negli anni nelle macroregioni italiane. Il Sud si conferma l’area in cui maggiormente si sta a casa con i genitori, ma con l’eccezione del Centro ovunque vi è stato un aumento, più accentuato a Nord-Ovest e Nord-Est

Nella divisione per sesso, come sempre sono molto di più gli uomini, al 68,3% delle donne, al 53,9%, a vivere ancora in casa, e anzi l’aumento tra il 2010 e il 2012 ha coinvolto proprio il genere maschile molto di più di quello femminile.

E la cosa è ancora più evidente nel segmento tra i 25 e i 34 anni:

Come si vede qui la differenza è di ben 17 punti, 52,3% tra gli uomini e 35% tra le donne, e in due anni per i maschi l’aumento è stato del 2,7% e del 1,7% per le femmine.

Il segmento più interessante diventa quindi dei maschi tra i 25 e i 34 anni, quelli che una volta, forse in una mentalità in parte superata, erano considerati la spina dorsale della società, coloro che dovevano fondare nuove famiglie.

Ebbene, come vediamo dal grafico sottostante, a parte che nel Centro Italia, è stato il segmento con maggiore crescita di permanenza in casa con i genitori,e  soprattutto al Nord-Ovest e al Nord-Est dove in un anno l’aumento è stato del 5% e 8%, più che al Sud che rimane in testa in questa classifica ma con pochi cambiamenti.

Vi è da notare che al Nord negli anni 2000 vi era stata la maggiore diminuzione, probabilmente beneficiando dell’aumento di occupazione generale, poco verificatasi al Sud.

Questo ci fa capire come a fianco dei fattori culturali, ancora preponderanti, tra le cause della contro-tendenza moderna vi sia sicuramente la crisi economica.

Se infatti la grande differenza tra maschi e femmine soprattutto dopo i 25 anni si può attribuire alla tendenza a sposarsi sempre dopo, soprattutto per i maschi, e del resto le donne rimangono molto indietro nei livelli di occupazione, tanto da non poter che pensare a ragioni matrimoniali e culturali per questa loro minore permanenza con i genitori, dall’altro sappiamo che a livello di trend il peggioramento più grande in termini occupazionali è stato per gli uomini, e probabilmente se al Sud non vi era mai stata una svolta economica tale da far uscire di casa i giovani, al Nord la crisi è venut a interrompere una tendenza ch invece stava lentamente affermandosi, quella di imitare in parte i Paesi nordeuropei, nell’uscire di casa.

Se si è d’accordo nel pensare il fenomeno almeno in parte come effetto collaterale della crisi, oltre che della cultura italiana, è più difficile dare un giudizio di valore di per sè, affermare che sia in senso assoluto negativo che una persona non impegnata rimanga con la famiglia di origine era la normalità fino a pochi decenni fa, piuttosto era molto più comune sposarsi, e a dispetto delle condizioni economiche evidentemente.

Studi sociologici fanno notare come in Italia l’emancipazione sociale, soprattutto della donna, ma dei giovani in generale, sia sì avvenuta come ovunque, e del resto in tutto l’Occidente l’età del matrimonio avanza, ma nel nostro Paese è avvenuta come una emancipazione “nella” famiglia e non “dalla” famiglia, ovvero i rapporti tra genitori e figli siano diventati meno conflittuali, le generazioni meno lontane, la libertà reciproca così ampia da consentire una comoda convivenza.

La questione in questi tempi di crisi è quanto ciò sia una libera scelta e quanto venga sempre più condizionata dall’andamento dell’economia e del mercato del lavoro. Molto interessante sarà esaminare i dati del 2013.

 

 


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4 comments
Cesarina Carafa
Cesarina Carafa

Ma se il lavoro non ci sta che de vono anda' a mori' di fame

DaveRo Losetti
DaveRo Losetti

[D] ma nessuno che fa notare che il motivo principale è la disoccupazione. Perché si parla solo della disoccupazione "giovanile"... Statisiche del cazzo, fatte a cazzo. Ah già... formalmente non sono disoccupati: hanno tutti la Partita IVA.

Massimo Siliato
Massimo Siliato

Facciamo un sondaggio . Costretti o per Scelta? Al mio paese si dice '' senza soldi non si cantano Messe '' .