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pubblicato: lunedì, 17 febbraio, 2014

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Notizia shock del Telegraph: “La Crisi dell’eurozona è solo all’inizio”

bce lenta ripresa per l'Eurozona

Il giornalista britannico Jeremy Warner afferma tra le pagine del Telegraph la possibilità di un’imminente crisi politica tra i Paesi dell’eurozona. La crisi, data la sua gravità e profondità, è tutt’altro che risolta, ma solo agli inizi.

Chissà quante volte negli ultimi anni noi tutti avremo sentito dai vertici dell’establishment economico-finaziario, così come da quello politico-amministrativo, parole rassicuranti sull’ormai prossima fine dell’attuale condizione di crisi economica, per riprendere finalmente la tanto agognata strada della ripresa che tanti sacrifici per le famiglie ha infatti comportato. Riecheggiano ancora nelle orecchie di tutti a tal riguardo numerosissime dichiarazioni da parte dei più illustri esponenti , tanto del mondo politico-finanziario, dall’ormai ex primo ministro Enrico Letta, che ha più volte in passato affermato che il peggio fosse ormai alle spalle, o come quelle di Saccomanni ex ministro dell’economia che ha spesso rassicurato il mondo mediatico e civile sulla certezza della ripresa a suo dire già a partire da questo anno, quanto dei tecnocrati di Bruxelles, come quelle riferite dell’attuale presidente della BCE, Mario Draghi, secondo il quale gli indicatori economici di tutti gli Stati, Italia compresa, lasciano intendere che ormai l’eurozona sia sulla retta via, e con qualche ‘manovrina’ in più, anche per L’Europa la navigazione nel difficile mondo della competizione internazionale dei mercati avverrà con il vento a favore. Per non parlare poi delle tante rassicurazioni che sono state recate da personaggi meno attuali rispetto a quelli di oggi ma comunque decisivi per la realtà che ancora si vive, come quelle dell’ex premier Mario Monti, secondo il quale ‘la luce fuori dal tunnel era ben visibile‘, o quelle pronunciate dal Direttore operativo del Fondo Monetario, Christine La Garde, secondo la quale i sacrifici che le famiglie di tutta Europa hanno dovuto affrontare in questi anni difficili, saranno poi ricompensati e con ‘abbondanza’. Se è vero, tuttavia, che( come spesso poi ammesso dagli stessi burocrati dell’eurozona)la positività numerica di alcuni indicatori economici ancora è lontana nel tradursi più concretamente in una ripresa dei consumi da parte della società civile, così come in un rialzo dell’occupazione tanto in Italia, quanto nel continente, ebbene c’è chi, come Jeremy Warner, giornalista economico inglese, firma per i più illustri giornali finanziari del mondo come il Financial Times, The Economist, così come il nostro Sole24Ore, afferma tra le pagine del Telegraph che la crisi dell’eurozona sia tutt’altro che superata, ma al contrario è solo agli inizi. Una notizia questa pubblicata solo pochi giorni fa dall’autorevole giornale britannico dal forte potere destabilizzante, eppure Jeremy Warner così scrive:” Secondo Berlino e Bruxelles, la notte scura dell’anima europea  – la più grave crisi dalla seconda guerra mondiale – è ora essenzialmente superata, con la promessa di un’economia in lenta ripresa e una rinnovata armonia politica in arrivo. A mio avviso, essa è appena iniziata. L’epico tentativo europeo di imporre l’unione politica a paesi molto diversi tra loro sta per schiantarsi sull’onda delle difficoltà economiche, del malcontento popolare e della crisi finanziaria.” Parole dunque in linea con i sentimenti e le posizioni di molti intellettuali euro-scettici che non mancano mai, come spesso avremo avuto modo di sentire, di sottolineare le ‘assurdità‘ con la quale la moneta unica è stata realizzata. Non a caso Warner, al fine di marcare la ‘follia’ con la quale l’Euro è stata adottato, contesta l’assenza di una qualsiasi unità politica, non realizzatasi neppure con l’adozione di un parlamento che non può avere alcun ‘potere’ decisorio non essendovi uno straccio di carta costituzionale, per essere invece superata, ed ‘archiviata’, dall’unità della moneta. Non a caso così commenta:”Praticamente tutte le unioni monetarie ben riuscite sono iniziate con l’unione politica, per poi mettere in comune le garanzie, le istituzioni, i sistemi fiscali, fino ad arrivare a una moneta comune. L’Europa, non c’è bisogno di dirlo, sta cercando di realizzarla al contrario; ha imposto l’unione monetaria a un’opinione pubblica ignara e adesso, tramite la conseguente crisi finanziaria, spera di aprirsi la strada a mazzate verso l’unione fiscale e politica che alla fine potrebbero farla funzionare, per arrivare in conclusione agli Stati Uniti d’Europa.” Sotto questa prospettiva, secondo la testimonianza dell’autorevole giornalista, date le sofferenze che l’adozione dell’Euro ha generato tra i popoli sovrani, ora è a rischio persino quello che dovrebbe esserne l’approdo’, ossia l’unità politica in quanto tale, un’eventualità che se confermata dagli eventi, darebbe ineluttabilmente ragione alle pessimiste previsioni del giornalista. Non a caso Warner teme ora molto le prossime elezioni che si terranno a maggio, così affermando:” le elezioni di maggio daranno probabilmente luogo al Parlamento più euroscettico nella storia dell’UE, la lunga crisi economica e finanziaria europea minaccia di degenerare in una crisi politica totale.

E guardando da presso agli eventi che si susseguono quotidianamente nel vecchio continente, quali ad esempio la fioritura dei vari nazionalismi, come la Francia di LePen perfettamente dimostra, o lo stesso referendum che si è celebrato soli pochi giorni fa in Svizzera che ha di fatto chiuso le frontiere ai lavoratori stranieri, o gli strani movimenti per la ‘purezza della razza’ che stanno nascendo sopratutto in Scandinavia, purtroppo ci si accorge che le parole di Warner non sono poi così lontane dal dire il vero. “A prima vista, sembrano mondi differenti. Il referendum svizzero contro la libera circolazione dei lavoratori, la sentenza della Corte costituzionale tedesca sui tentativi della BCE di salvare l’euro, e l’avvertimento alla Scozia che essa non potrà mantenere la sterlina se voterà per l’indipendenza – queste cose potrebbero sembrare scollegate, ma in verità sono tutte parte di uno stallo sempre più esplosivo tra le forze della sovranità nazionale da un lato e dell’integrazione politica ed economica dall’altro”, spiega il giornalista per i lettori del Telegraph. Non c’è che dire, se infatti all’attuale crisi economica, che per la miopia delle sue politiche fondate sull’austerità e sul pareggio di bilancio tanto male ha fatto ai popoli sovrani, Grecia su tutte, dovesse seguire ed affincarsi una crisi politica dagli esiti imprevedibili, certamente affermare che il peggio sia ormai passato, appare a tutti come la migliore delle affermazioni ‘politically correct’.

http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/jeremy-warner/10636290/Eurozone-crisis-is-just-getting-started.html





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14 comments
Michelangelo Turrini
Michelangelo Turrini

non mi meraviglia affatto. FUORI DALL'EUROPA SUBITO! Sovranità nazionale, monetaria, economica e alimentare!

PierPaolo Liuzzi
PierPaolo Liuzzi

Non è che le cose vadano bene, ma penso che quello degli inglesi sia più che altro un auspicio indotto dagli USA

Valerio Cianfrocca
Valerio Cianfrocca

Però, vedo che i grandi sostenitori del capitalismo sono rapidi nel capire le congiunture economiche...

Rocco Simone
Rocco Simone

Auguro all'euro dei banchieri,di fallire totalmente e di tornare alle monete nazionali.Viva l'europa dei popoli e abbasso i capitalisti.

Vincenzo Lopriore
Vincenzo Lopriore

E siccome nn l'avevamo capito......lo shock ormai lo abbiamo superato ora siamo al collasso

Marco Parigi
Marco Parigi

cioè, la notizia è che il Telegraph pubblica un'opinione di Warner? Vedo una certa confusione, diciamo.

Industrial Technoism
Industrial Technoism

populismo allo stato puro... Tante nazioni hanno la sovranità monetaria, ciò non equivale per forza ad un benessere immediato. Parlare di sovranità inoltre significa fare un inaccettabile discorso nazionalista. La soluzione invece è più Europa, un'Europa diversa da questa certamente, ma non certo chiudersi a riccio negli stati nazionali come poteva essere pensabile nel secolo scorso.