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pubblicato: martedì, 18 febbraio, 2014

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Rehn: il nuovo governo italiano non sfori il 3% del deficit

Olli Rehn unione bancaria

L’Europa dell’austerità e dei vincoli si fa nuovamente sentire col governo italiano di turno, reo di amministrare una situazione economica delicatissima: debito pubblico elevatissimo (superati i 2.000 miliardi di euro) e scarsa competitività su tutto. E sebbene il governo Renzi non si sia ancora formato, dal commissario europeo per gli Affari Economici, Olli Rehn, arriva il monito di non oltrepassare il vincolo del 3% di deficit.

“L’Italia continuerà a rispettare i Trattati, che comprendono anche quello di stabilità e crescita”. E comunque “Bruxelles monitorerà”. A dichiararlo sempre il membro della Commissione Europea a cui sono arrivate voci di ri-negoziazione del vincolo del 3% da parte del premier incaricato. “L’Italia è un Paese profondamente europeista – dice Rehn – e confido che continuerà a rispettare i Trattati che comprendono anche quello di stabilità e crescita”. Nessuna eccezione quindi. Ma non è detto che, in qualche modo, l’Ue non sia più accomodante nei confronti del Belpaese. Di fatto il periodo della sola austerità si è concluso: proprio Bruxelles ha concesso a Francia ed Olanda due anni in più per poter arrivare alla riduzione del debito che l’Ue stessa desidera.

Ma il nodo resta sempre l’elevatissimo debito pubblico italiano. Troppo alto. Addirittura superiore a quello greco. Per Rehn, il nuovo governo “deve ridurre il debito molto alto”. E’ questo l’obiettivo principe. Perché il deficit è già sotto il 3%, ma quanto al debito la situazione è drammatica. Servono riduzioni di spesa: ma il fondamentale lavoro di ‘mister forbici’ Carlo Cottarelli, Commissario straordinario del governo Letta per la spending review, adesso passerà nelle mani del nuovo esecutivo. Chiude Rehn sostenendo come non solo i tagli siano fondamentali, “ancora più importante è sbloccare il formidabile potenziale di crescita e di dinamismo e innovazione delle imprese”. Riacquistare competitività per la crescita e per il lavoro. Intanto lo spread tra Btp e Bund torna sotto la soglia del 190 punti base (189,8) per la prima volta dal 30 giugno del 2011. Il rendimento del 10 anni italiano è al 3,56%.

 

Daniele Errera




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5 Commenti

  1. Mauro Federico ha scritto:

    Vaffanculooooooooooooo

  2. Laura Palmieri ha scritto:

    Questo è da vedere,,,,,nazzista

  3. Pietro Favaro ha scritto:

    … scusate, ma è un invito o una minaccia, vogliono la guerra ???

  4. Mauro Amelio ha scritto:

    lo spread scende sotto quota 190? ma allora la Germania comincia a risentire della crisi?
    (lo spread è un indicatore che confronta due dati i BTP italiani a 10 anni e i BUND tedeschi, quindi se la germania peggiora, lo spread scende, se migliora, aumenta, e questo non è dovuto solo a fattori interni, ma anche esterni)
    vediamo cosa scrive il sole ventiquattro ore riguardo questa diminuzione:
    La discesa del differenziale
    A fronte di questa dinamica dello spread BTp-Bund, molti domandano: quali le motivazioni di una simile discesa? Lasciando da parte le tesi «complottiste» (che fin quando non sono dimostrate hanno poco senso) una causa può essere riscontrata nella ricerca di rendimento da parte degli investitori. Di solito, lo yield maggiore lo si trova nei mercati emergenti. Gli emerging market, tuttavia, ora sono considerati troppo pericolosi. In recente un sondaggio tra i grandi money manager, realizzato da BofA Merrill Lynch, questi Paesi sono valutati quali il «maggior rischio sistemico per i mercati». La valutazione, fino a poco tempo fa , sarebbe sembrata un’eresia. Ma,piaccia o non piaccia, adesso è così. Ebbene, in un simile scenario il rendimento dell’Italia diventa appetibile: il rapporto rischio-rendimento è considerato interessante per chi ha eccesso di liquidità. Ecco che, allora, i buoni italiani diventano, ad esempio, oggetto di carry trade sul breve periodo. La differenza tra il costo del denaro in giro per il mondo e il saggio del decennale è considerata interessante. Certo, può obiettarsi: è un’ipotesi. E, tuttavia, l’attuale rally dei buoni italiani non può (per adesso) giustificarsi con i nostri fondamentali. Nè con delle riforme che fin qui sono ancora nel mondo delle idee.
    Quindi cosa c’entra lo spead con l’articolo?
    http://www.termometropolitico.it/101695_rehn-il-nuovo-governo-italiano-non-sfori-il-3-del-deficit.html

  5. Massimiliano Guatteo della Banda ha scritto:

    il 9 marzo 2009, il giorno del crollo di tutti i listini mondiali, quello in cui tutti, tranne noi (che poi li aggiornammo nel 2011 e nel 2012), segnarono minimi storici di lunghissimo periodo lo spread fra il decennale nostro e la paritetica emissione tedesca era di 120 punti se ricordo bene. A dicembre di quell’anno… 90 in media.

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