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pubblicato: mercoledì, 19 febbraio, 2014

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Allarme della Corte dei Conti: “Buco nel gettito di 13,7 miliardi nel periodo 2017-2020”

Ripresa lenta, credit crunch e allarme sulle entrate fiscali: sono questi i temi messi a fuoco nella relazione del presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri. Il documento pubblicato questa mattina, dal titolo Le prospettive della finanza pubblica dopo la legge di Stabilità, spiega nel dettaglio lo stato attuale delle finanze nazionali e gli ostacoli che il Belpaese potrebbe trovarsi davanti nei prossimi sei anni.

“Attenzione al possibile vuoto di gettito nei prossimi anni” – La magistratura contabile ha rilevato che, nel periodo 2017-2020, le casse dell’Erario potrebbero presentare un corposo ammanco di quasi 14 miliardi di euro (13,7 mil, per la precisione), in controtendenza col biennio 2014-2016, che invece vedrà un aumento del gettito netto di 4,2 miliardi e una breve “tregua fiscale”. Il motivo delle (possibili) entrate non pervenute potrebbe essere ritrovato nelle “fragili coperture” presenti nella legge di Stabilità approvata dal governo Letta.

“Ripresa economica dell’Italia assai meno pronunciata che negli altri paesi” – Il documento presentato dal presidente Squitieri accenna anche alla ripresa, che comunque sarà “modesta”, sottolinea il capo della Corte: “Noi monitoriamo la situazione, la Corte sarà vigile”, ha affermato l’alto magistrato. Inoltre la Corte si dice scettica sull’incisività dei rimborsi della Pubblica amministrazione (“Non hanno dato un impulso particolare all’economia”) e della spending review di Carlo Cottarelli, ma riconosce la rinnovata credibilità del paese in campo finanziario, dovuta all’aggiustamento dei conti pubblici. Tuttavia l’uscita dalla crisi non è ancora vicina, anzi, per Squitieri, i dati sul Pil pubblicati dal governo sono “sovrastimati”.

“La stretta del credito delle banche continuerà anche nel 2014” – Brutte notizie arrivano anche sul settore bancario: infatti proseguirà ancora il credit crunch, ossia la stretta sui prestiti da parte degli istituti di credito italiani. Ciò significa che le banche non presteranno denaro alle aziende con molta facilità, troppi i rischi e gli oneri in questo periodo di transizione tra uscita dalla crisi e crescita. Come hanno spiegato i magistrati della Corte, “gli impieghi bancari continuano a diminuire ed è difficile che le molte ragioni sottostanti all’inaridimento dei flussi creditizi (necessità di ricapitalizzazione degli istituti bancari, elevata incidenza delle sofferenze, stringenza dei vincoli prudenziali imposti da Basilea 3) possano venire meno nel volgere di pochi mesi”.


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