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pubblicato: venerdì, 21 febbraio, 2014

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La mossa di Renzi. La (sua?) volta buona

Renzi

Matteo Renzi può piacere o non piacere. Il suo stile politico, la sua comunicazione e la sua sfavillante ascesa politica lasciano molti entusiasti, molti altri critici, sospettosi o addirittura rancorosi nei suoi confronti.

Queste sue caratteristiche ne fanno un politico, ma prima ancora un personaggio pubblico, che difficilmente lascia indifferenti. Un po’ come il gorgonzola: lo si ama o lo si odia, senza vie di mezzo.

La sinistra “aristocratica” lo guarda con un’aria un po’ snob, schizzinosa. Forse perché Renzi, in qualche modo, riesce a “bucare lo schermo” e a parlare al popolo (o meglio, al pubblico). E il popolo (o meglio, il pubblico), alla sinistra “aristocratica”, da qualche tempo a questa parte, non piace più di tanto. Non è più il popolo di una volta, d’altronde. I “compagni dai campi e dalle officine” in Italia sono ormai meno di un decimo della popolazione.

La faccia tosta con cui Renzi ha architettato il trappolone di scalzare Letta e prenderne il posto, passando da #enricostaisereno a #lavoltabuona ha lasciato scandalizzati gli aficionados della politica e i militanti tradizionalmente intesi.

Ma il motivo per cui Renzi ha “accoltellato” (politicamente) Letta è evidente: è stata una (l’ennesima) risposta alla vera e propria guerra di logoramento che l’apparato del PD gli fa da sempre.

Dal giorno della sua vittoria alle primarie per la segreteria Renzi si è assunto l’onere delle responsabilità politiche del PD. Un onere non da poco. Da allora si è sforzato di prendere continuamente le distanze da ciò che (non) faceva il governo Letta, per non pagare in prima persona lo scotto dell’immobilismo di quell’esecutivo. Ha giocato sulla distinzione “io” – “loro”: “io sono diverso da loro”, “loro facciano le cose”, “io non sono interessato a rimpasti e a poltrone”.  Il gioco ha funzionato per un po’. Ma con le elezioni europee e amministrative alle porte la sua figura rischiava parecchio.

Piuttosto che farsi cuocere a fuoco lento dal partito di cui è segretario (rischiando di non arrivarci nemmeno, alle prossime elezioni) Renzi ha deciso di rischiare in prima persona e di giocarsi autonomamente le sue carte. Da premier. Paradossalmente si può ipotizzare che l’ultimo ad essere entusiasta di questo risvolto è proprio lo stesso, ormai ex, sindaco di Firenze. Certo, Letta a parte.

Che il governo Renzi riesca laddove quello Letta ha fallito è tutto da vedere. Se il buongiorno si vede davvero dal mattino, l’ottimismo dell’ex-sindaco sembra poco fondato. Ma quantomeno sarà lui l’artefice del proprio destino politico. E, nostro malgrado, di quello degli italiani.

Andrea Scavo





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11 comments
Nicola Sforza
Nicola Sforza

caro Mario Lanza, non hai ancora capito che la "vecchia" classe politica gioca con i nostri interessi, del popolo non ne se frega una beata minchia? Te ne accorgerai quando l'Italia sarà collassata del tutto. Io ti scrivo da ragazzo di 30 anni, laureato e che vede poche prospettive di futuro. A noi ragazzi sono minimo 6 anni che i "vecchi politici" ci promettono risorse, riforme ecc.. per aiutarci, ma alla fine rimangono solo parole al vento. Quindi se permetti la fiducia mia e di molti altri (che conosco!) non verrà mai piu riposta in uno di loro, che si chiami Renzi, Franceschini, Letta, Alfano, Berlusconi, o chi per loro.

Antonello Nusca
Antonello Nusca

Non ci sono volte buone, questa gente è messa lì per indorare la pillola. Si penserà a salvare l'euro, fregandosene della tragedia sociale che ciò sta comportando. La lotta contro l'UE è l'unica battaglia che ha senso per tornare alla democrazia ed al rispetto della dignità umana. Il PD sarà ricordato come il nuovo fascismo.

Mario Lanza
Mario Lanza

grillo e' da minimo due anni che spara coglionate a go go (su commissione di JP MORGAN)...vedi te chi e' peggio.

Nicola Sforza
Nicola Sforza

Almeno Grillo non è "grullo" è non spara cazzate come Renzi che dice una cosa e puntualmente ne fa un altra. Bella coerenza complimenti.

Carlo Spallanzani
Carlo Spallanzani

potresti aver ragione ma dovremmo tutti augurarci il contrario