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pubblicato: sabato, 1 marzo, 2014

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Governo, Poletti: detassare per sostenere la ripresa del lavoro

Giuliano Poletti, neo Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, in un’intervista al quotidiano La Repubblica, sottolinea come abbia intenzione di mettere subito mano alla delicatissima situazione del lavoro giovanile. Gli ultimi impietosi dati Istat parlano chiaro: i giovani disoccupati sono il 42,5%. Ed al sud la quota dei ‘senza lavoro’ supera il 50%.

La situazione non è favorevole né per i lavoratori né per le imprese, tende ad evidenziare il presidente uscente di Legacoop (Poletti, appunto). E quindi: “è vero che sono le imprese a creare lavoro”, tuttavia “serve pure un contesto favorevole. Ci vogliono buoni imprenditori e penso anche che gli utili reinvestiti nell’azienda in innovazione del processo e del prodotto vadano accompagnati dal pubblico”. La via è quella degli aiuti economici e sgravi fiscali. Solo così è possibile tornare a crescere. Detassare e superare le politiche di austerity che in Italia, come in altre parti d’Europa, hanno fallito: “riducendo le tasse per liberare risorse per il lavoro”, sostiene Poletti, si potrà aprire un “nuovo ciclo”, oggi più che mai necessario.

giuliano-poletti

 

Poi l’argomento dell’intervista si sposta sul Jobs Act. I giovani saranno i primi destinatari: “il primo capitolo sarà la cosiddetta ‘garanzia giovani’, un programma europeo per consentire a tutti i giovani che escono dalla scuola o perdono il lavoro di trovare un’opportunità entro i successivi quattro mesi”. Continua, entusiasticamente, l’ex presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane: “il meccanismo sarà lo stesso del più generale per il lavoro: a ciascuna persona, giovane, adulta o anche anziana va offerta un’opportunità di impiego”. Ma prima di lanciare il piano, il Governo ha intenzione di confrontarsi informalmente coi sindacati e con gli imprenditori. E proprio sui sindacati che l’intervista si conclude: a Poletti è chiesto come si rapporta col premier che aveva dichiarato come il sindacato da ascoltare maggiormente fosse ‘quello che non c’è’. Il Ministro risponde di capire Renzi, anche “perché c’è una parte della società che fa fatica a trovare una voce che la rappresenti. La crisi della rappresentanza riguarda tutti, la politica e il sociale”.

 

Daniele Errera

 

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