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pubblicato: martedì, 4 marzo, 2014

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Ucraina – Africa: da che pulpito vien la predica

La crisi in Ucraina ha offerto ai leader europei, agli Stati Uniti e alle potenze occidentali in genere l’opportunità di dare un “ottimo” esempio ai dittatori africani. Il tacito messaggio è il seguente: se dovete fare un colpo di stato, se non vi è gradita la politica di un governo eletto è sufficiente avere un certo sostegno interno, spingere la gente in piazza (anche a costo di qualche morto che, del resto, in Africa ha meno valore), costringere alla fuga l’èlite politica al potere e dichiararsi desiderosi di mettersi sotto la protezione dell’Occidente o di qualche specifica potenza occidentale che ha interessi nella regione dove i fatti si svolgono. Il gioco è fatto.

Che lezione devono trarre dalle vicende ucraine dittatori come Mugabe, come Afeworki, come Idris Deby, come Sassu N’Guessu… (e la lista potrebbe essere lunga)? La lezione è la seguente: L’Europa e l’Occidente favoriscono e difendono la democrazia non perché sia un bene supremo, ma solo quando gli conviene.

Quante volte – ultimi casi sono il Mali e la Repubblica Centroafricana – l’Europa ha tuonato contro governi emersi da colpi di mano e ha condizionato riconoscimenti e relazioni a elezioni da tenersi nel giro di qualche settimana? E perché in Ucraina no? Perchè delle manifestazioni di piazza in questo paese si possono permettere di rovesciare un governo eletto e lo possono fare con il consenso occidentale?

Il motivo è chiaro a tutti, ma non si può dire: l’Ucraina è un territorio strategico, se fosse sotto l’influenza russa costituirebbe un serio limite per l’allargamento dell’influenza occidentale a danno della Russia che, da parte sua, ha gli stessi opposti interessi. In nome di questo conflitto d’interessi dunque la democrazia può andare al diavolo.

E perché per gli africani no? Sia chiaro non intendo affatto difendere dittatori, presidenti eterni e classi politiche onnivore ed al potere da sempre. Credo però che per condannarli, per metterli sotto embargo, per sanzionarli bisogna essere coerenti. E dall’Ucraina oggi non arriva un buon esempio per l’Africa.

La diplomazia europea e occidentale in questi giorni sta mostrando che non ci sono principi, nemmeno nelle patrie della democrazia, che tutto è relativo, opinabile e soprattutto condizionato ad interessi politici, commerciali ed economici supremi, quelli sì.

In questa logica, quando gli africani (dittatori e personaggi impresentabili come il sudanese Omar Al Bachir, o come i Kenyani Kenyatta e Ruto, o l’ugandese Musseweni) affermano di non riconoscere la Corte Penale Internazionale accusandola di razzismo perché persegue solo imputati africani, rischiano di avere il diritto di farlo.

Gli Obama, gli Hollande, i Cameron dovrebbero spiegare perché in Ucraina la piazza può “legittimamente” rovesciare un regime? In Ucraina poi, che è un paese veramente diviso tra filo russi e filo occidentali, nel quale la democrazia dovrebbe avere ancor più valore, cioè dovrebbe essere il sistema per trovare un compromesso accettabile da ambo le parti. Invece no. Ci si affida alla forza.

Quando lo fanno gli africani vengono tacciati di tribalismo, di affidarsi alll’appartenenza etnica e alla violenza.




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