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pubblicato: giovedì, 6 marzo, 2014

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Economia, tutti i dati del 2013 del declino italiano

economia

Economia: sono stati pubblicati i dati riassuntivi del 2013 dall’ISTAT, ed è la certificazione della recessione italiana, che ha assunto i caratteri di una depressione. Il PIL è caduto del 1,9%, peggio delle previsioni governative di un -1,6%, riportando il nostro reddito al 2000

Vediamo nel seguente grafico i componenti del reddito tranne le scorte, e il loro andamento, ovvero come si è creato il dato del PIL nei vari anni:

Come vediamo vi sono componenti più volatili e altri meno. La spesa statale è l’elemento più rigido, come è facile immaginare e sono scese solo di poco anche negli anni di maggiore calo del PIL.

Una certa necessaria e fisiologica rigidità ce l’hanno anche i consumi, almeno all’inizio della crisi.

Più volatili le esportazioni e gli investimenti fissi.

Se all’inizio della crisi il crollo del 2009 era collegabile a un calo di esportazioni e di investimenti fissi, come risposta a una crisi creatasi all’estero, soprattutto oltreoceano, osserviamo che nel 2012 e 2013, dopo il rimbalzo del 2010 e 2011, oltre ai soliti investimenti fissi, stavolta in calo per la crisi del mercato interno, il principale componente è il deciso declino dei consumi.

Al contrario del 2009 la domanda netta estera è l’elemento in ripresa che mitiga il calo del PIL, pur creando maggiori disuguaglianze e un solco tra regioni e aziende più legate all’export e quelle condannate a subire le condizioni grame del mercato interno.

Tra i dati ci sono anche quelli dei conti dello Stato.

Vediamo le entrate e le uscite:

Le entrate sono a livello molto alto rispetto al PIL, a testimonianza del peso delle tasse, e si vede bene il recupero del saldo primario dopo i 2009, in quanto ancora nel 2010 le spese al netto degli interessi erano pericolosamente vicine alle entrate. Le uscite totali si mantengono a distanza di scurezza delle entrate migliorando, come vediamo dopo, il deficit:

Questo è uno dei pochi dati positivi di questi anni, il ritorno entro il 3% di rapporto deficit/PIL, con il recupero di un saldo primario robusto.

Certamente la recessione è anche un effetto collaterale dello sforzo di non sforare questi livelli di deficit, ma d’altronde con un debito decollato al 132% del PIL, non possiamo permetterci, dopo decenni di irresponsabilità in tema di economia, di fare credere all’Europa che possiamo sfondarlo per riforme che non abbiamo avuto il coraggio di fare finora.

Gianni Balduzzi

 





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