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pubblicato: venerdì, 7 marzo, 2014

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Legge elettorale, scontro sulle quote rosa Boldrini “Tutte le deputate parte in causa”

Legge elettorale: accesa discussione tra i presidenti delle commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato Francesco Paolo Sisto e Anna Finocchiaro ad Agorà, su Rai3.

La Finocchiaro avverte che sulla norma per la parità di genere, Palazzo Madama interverrà, così come sulla soglia di accesso dei partiti che vanno da soli. Ma Sisto protesta: «Ha per caso parlato con Renzi per dire che al Senato la legge elettorale verrà cambiata?». «Lavoreremo in Commissione per una norma sulla parità di genere – avverte Finocchiaro – la soglia dell’8% per i partiti che vanno da soli, poi, è molto, molto alta. Per quanto riguarda il premio di maggioranza, invece, una soglia ragionevole è il 40%». «Con Renzi è iniziata un’era? Dovrà dimostrarlo lui con i fatti – risponde la senatrice Pd – la svolta giovane e rosa del governo va benissimo. Gli attacchi alle ministre sono attacchi sessisti contro donne giovani, belle e con posizioni importanti. Si tratta semplicemente di invidia. Vedremo dopo se è un bene, ma io sono sicura che lasceranno il segno». «C’è un patto con Matteo Renzi e la presidente Finocchiaro si permette di dire che al Senato sarà cambiato? Io trovo assolutamente sconcertante che il presidente della Prima Commissione del Senato si permetta di ipotizzare dei mutamenti sulle soglie e dei mutamenti sulla soglia massima per il premio di maggioranza come se fosse la cosa più naturale del mondo», ribatte Sisto. «Io trovo sconcertante che di fronte a un patto che è stato raggiunto fra Renzi e Berlusconi, si possa pensare già con riserva mentale al Senato di mutare questo patto. Io le dichiarazioni della collega Finocchiaro le trovo sconcertanti sul piano del rispetto e mi auguro che siano un’iniziativa personale del presidente Finocchiaro, in nessun modo sponsorizzate dal presidente del Consiglio e segretario del partito. Se non fosse così, sarebbero molto gravi», conclude l’esponente di FI.

brunetta

Legge elettorale, Brunetta: Quote rosa non è metodo giusto – «Non mi pare che la Thatcher ne abbia avuto bisogno per emergere». Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, respinge la parità di genere imposta per legge. «Posto che non si tratta solo di Forza Italia, perchè anche nel Pd la maggioranza la pensa così, noi abbiamo le carte in regola – spiega – è stato il governo Berlusconi, grazie all’ allora ministro Prestigiacomo, a inserire in Costituzione le pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive. Il problema è di trovare il sistema migliore per arrivare all’obiettivo. Su questo le opinioni sono diverse». «È dimostrato – aggiunge – che il sistema delle quote ha delle forti controindicazioni: il soggetto che ne usufruisce subisce poi uno stigma sociale, viene percepito come un raccomandato. E il paradosso è che viene poi discriminato da quelli che sono riusciti a passare per meriti propri e non ope legis». «Se poi le quote sono in mano a chi detiene il potere, diventano un altro modo per perpetuare gli squilibri», dice Brunetta, secondo il quale verrebbero così piazzate le donne «più ubbidienti…o peggio».

laura boldrini

Presidente Boldrini “Tutte deputate parte in causa” – Le otto ministre si dovrebbero pronunciare? «Non sta a me dirlo. Oggi tutte le donne che sono in Parlamento si sentono parte in causa». La presidente della Camera Laura Boldrini risponde così a chi le chiede se fosse giusto che le otto donne che sono al Governo si pronunciassero sulla questione delle quote rosa nella nuova legge elettorale. «Ci sono stati incontri anche ieri e io stessa ho incontrato delle parlamentari», ha riferito Boldrini, ribadendo che «tutte le deputate erano convinte della necessità di ottenere questo risultato. Credo che lo dobbiamo alla democrazia del nostro paese», ha concluso.

Redazione




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2 Commenti

  1. Mario Borrelli ha scritto:

    Cari amici ,se non saranno rimesse le preferenze non ci sarà nessuna possibilità di recupero del rapporto di fiducia cittadino-eletto.L’eliminazione delle preferenze è stato un provvedimento devastante per la salute della nostra democrazia .Ha creato una classe dirigente non solo non rappresentativa ed autorevole ma soprattutto impreparata.Questo perchè il contatto con la gente è la forza trainante della promozione del territorio.Naturalmente nessun parlamento voterà la reintroduzione delle preferenze ,significherebbe essere sottoposti al tanto temuto giudizio popolare .A questo punto dovremo essere noi cittadini a costituire dei comitati per raccogliere non 1.200.000 ma 10 milioni di firme.Lancio da questo, forse il più autorevole Sito Web in questo campo, una iniziativa popolare con comitati cittadini che possano spingere il governo ed i nostri parlamentari ad accettare (mi rendo conto come sia per loro molto doloroso ) l’ascolto ed il giudizio dei cittadini.

  2. Mauro Portoso ha scritto:

    si e’ svegliata la finocchiaro!….

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