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pubblicato: sabato, 8 marzo, 2014

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Crisi Ucraina: Gazprom pensa di tagliare le forniture di gas

gazprom

Alla crisi in Ucraina si aggiunge una nuova pagina: il colosso energetico russo, Gazprom, ha intimato di pagare i propri debiti sulle forniture di gas, 1,89 miliardi di dollari, al governo di Kiev.

Per la Russia il gas è sempre stato l’arma preferita per “richiamare all’ordine” l’alleato irrequieto: già nel 2006 da Mosca chiusero i rubinetti, in coincidenza con altre tentazioni europeiste, lasciando a corto di forniture sia Kiev sia l’Europa.

Nel 2005, a pochi mesi dalla “rivoluzione arancione” e dell’entrata in carica della coppia Yuschenko-Timoschenko, Mosca aveva avanzato, nei confronti della Neftogaz la compagnia del gas ucraina, la richiesta di colmare il debito oltre ad accusarla di prelevare illegalmente il gas destinato all’Europa.

Nel Gennaio 2006, si raggiunse il culmine della crisi dei rapporti Mosca-Kiev, dalla Russia chiusero i rubinetti per tre giorni: alla fine si giunse a un accordo più favorevole per i russi.

A quel tempo l’Italia fu costretta a misure di emergenza: vennero bloccate le grandi aziende consumatrici e vennero riattivate le centrali ad olio.

gas

Nell’Ottobre 2007 si riaprì il contenzioso sui debiti ucraini con Gazprom che durò per tutto il 2008. Nel 2009 il comparto industriale ucraino si bloccò e 18 paesi europei soffrirono del calo di forniture che transitavano dal sottosuolo ucraino.

L’Italia, in quel caso, aumentò l’import da Olanda, Algeria, Libia e Norvegia, oltre a imporre un tetto ai riscaldamenti e a ricorrere massicciamente agli stoccaggi.

Attualmente le strutture di rifornimento che passano per l’Ucraina riforniscono Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria, Germania e Italia.

Altre condutture, Yamal,  che riforniscono di gas russo Germania e Polonia passano attraverso la Bielorussia di Lukaschenko, l’impianto North Stream rifornisce direttamente la Germania passando per il Mar Baltico.

Quest’ultimo non c’era ai tempi dell’ultima crisi: Yamal è stata realizzata nel 2011, North Stream nel 2012.

gas ucraina

In pratica l’Ucraina non è più fondamentale per l’approvvigionamento energetico dell’Europa: l’afflusso di gas russo sul territorio di Kiev si è ridotto in 10 anni di almeno un quarto – dai 120 miliardi di metri cubi del 2004 ai 90 del 2012 – ed è destinato a diminuire ulteriormente con l’inaugurazione di South Stream, struttura che passerà per il Mar Nero.

All’Europa, quindi, le minacce russe non fanno più paura come in passato, anche l’Italia sembra essere al sicuro.

Paolo Scaroni, CEO di ENI, ha dichiarato che non rischiamo grossi problemi per il 2014, i problemi potrebbero nascere nel 2015, anche se adesso abbiamo diversi “piani B”, sempre che la situazione politica di Algeria e Libia rimanga stabile.

Nel 2016 verrà inaugurata South Stream che consentirà a tutta l’Europa di rendersi indipendente dall’Ucraina: Kiev dai diritti di transito incassava 3 miliardi, guadagnava la metà al netto degli acquisti.

Insomma, visto anche che Putin ha mostrato più volte l’intenzione di potenziare la linea di transito Bielorussa, l’Ucraina è destinata a vedersi ridimensionata nello “scacchiere” energetico: la quantità di gas che Mosca gli “passerà” sarà irrilevante sul fronte dei diritti di transito.

Guglielmo Sano



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  1. […] ci troviamo in una situazione ancora più complicata, perchè gli interessi commerciali di Russia e Ucraina vengono mascherati dietro interessi di carattere politico e etnico, coinvolgendo i popoli […]