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pubblicato: lunedì, 10 marzo, 2014

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Ma a quanto ammonta l’evasione in Italia?

Evasione, come per tutti i fenomeni illegali, e soprattutto quelli che consistono nell’occultamento di denaro, è sempre molto difficile fare delle stime. Qualcuno ci ha tentato, come detto, per l’evasione fiscale, piaga da sempre dell’economia italiana.

I dati sono ovviamente discordanti, e di molto, e già questo è un elemento che sottolinea la gravità della situazione. In ogni caso negli ultimi 2 anni vi sono stati diversi tentativi di stima, ne viediamo tre di seguito:

La stima più bassa è quella della Corte dei Conti, che segnala circa 130 miliardi di euro evasi, cifra che possiamo ritenere certa e sicuramente non esaustiva, vista la prudenza con cui la Corte dei Conti deve sfornare dei numeri.

Un’altra stima è quella di Richard Murphy, fondatore di Tax Justice Network, un uomo inserito da International Tax Review nell’elenco delle 50 persone più influenti al mondo in materia di fisco. Secondo mister Murphy, i soldi sottratti ogni anno alle casse dello Stato sono 180,2 miliardi di euro. E’ una stima ricordata da Stefano Livadiotti nel libro Ladri – Gli evasori e i politici che li proteggono. Sempre Livadiotti segnala che tra i lavoratori autonomi l’evasione sarebbe al 56%, contro una media nazionale del 12%. Sono dati da prendere con le pinze naturalmente.

La stima più alta è quella di 272 miliardi di euro della Confcommercio, il 17,4% del nostro PIL, contro livelli che negli altri Paesi sono certamente inferiori, come mostrato in seguito:

Messico e Spagna si avvicinano a noi, e none ra difficile da prevedere, tra l’altro il dato del Messico sembrerebbe sottostimato, ma certo c’è un abisso con i Paesi scandinavi,anglosassoni o di area tedesca.

Del resto, se tra il 1970 e il 2004 sono stati approvti 32 condoni di vario genere, quasi uno all’anno, non è difficile immaginare quale tipo di cultura e di rapporto con il fisco si crea, se l’evasione è destinata ad essere perdonata, pagando meno del dovuto meno in là col tempo, è chiaro che ci vorrà moltissimo tempo per cambiare i paradigmi e il modo di pensare degli italiani in proposito.

Del resto non sono marginali le correnti di pensiero che insistono sugli effetti benefici dell’evasione come argine alla pressione fiscale eccessiva e come allocazione più virtuosa delle risorse, da uno Stato inefficiente al libero cittadino. La reltà è che è l’evasione stessa ad essere distoriva, anche perchè non certo distribuita in modo prevedibile ed equilibrato, come sarebbe per esempio uno sgravio fiscale, sgravio che a sua volta diventa sempre più improbabile quanto più il gettito viene eroso dall’ostinazione a non pagare le tasse dovute.

Gianni Balduzzi




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