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pubblicato: domenica, 30 marzo, 2014

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Se in Francia la destra trionfa, in Italia sprofonda

Si terrà oggi in Francia il secondo turno delle elezioni amministrative e con ogni probabilità si vedrà ancora trionfare un po’ ovunque, Parigi compresa dove è attesa la sfida più interessante, il partito di estrema destra guidato da Marine Le Pen, Front National, un partito e un’ideologia che ormai non ha bisogno più di presentazione.

D’altronde bisogna riconoscere a Marine Le Pen il grande merito di aver dato uno bello scossone all’animo dei cugini di Francia, sempre più scoraggiati infatti dalle difficoltà che l’economia d’oltralpe sta incontrando, caratterizzata, anche a casa loro dall’aumento della fascia di disoccupazione, da politiche di austerity che ne limitano la crescita, dalla chiusura di molte fabbriche che hanno pensato bene di delocalizzare, e dalla tendenza dei giovani a lasciare il Paese per trovare fortuna altrove. Con buona pace dell’attuale presidente Hollande, è assai probabile, quindi, che oggi il popolo francese chiederà a Marine Le Pen di fare di tutto questo solo un ricordo, di spazzar via di colpo tutte quelle regole transnazionali che allo sciovinismo d’oltralpe poco infatti si prestano, insomma di riconsegnare ad una politica di destra fortemente nazionale la ‘renaissance‘ francese. D’altronde la cavalcata de La Pen non lascia indifferenti, e come giustamente osserva Sebastiano Caputo, fondatore e direttore de L’intellettuale Dissidente, testata giornalista molto in voga tra i più giovani, il grande merito che ha il presidente del Fronte Nazionale, da cui si deduce anche la ragione del suo successo, è la sua capacità di attrarre a sé per carisma e forza d’impatto  persino quelle forze che per essenza lei combatte, ovvero “islamici, operai ed anche disillusi marxisti”.

In Italia invece? Viene da ridere se si confrontano i fasti del Front National con il presente della destra italiana, tutti partiti e realtà più o meno, da Forza Italia a Nuovo Centro Destra, dalla Destra di Francesco Storace a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto, in sofferenza, se non addirittura in depressione, per non parlare poi della ‘latitanza‘ di colui che per un ventennio la destra l’ha rappresentata nelle istituzioni, come l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini di cui ormai ci si ricorda più la casa a Montecarlo che le sue battaglie.

E l’amarezza del sorriso si fa ancora più evidente, sopratutto per un uomo che la destra la vota, se si considerano poi gli scherzi del destino che ha voluto che nello stesso anno in cui cade il centenario della nascita di colui che a conti fatti raccolse le ceneri della destra italiana fondando nel dicembre del 1946 il Movimento Sociale Italiano (MSI), Giorgio Almirante, conferendole quindi nuova dignità parlamentare dopo i traumi della seconda guerra mondiale e l’esperienza del fascismo( lui che fu tra l’altro anche ministro del governo della Repubblica di Salò dopo l’armistizio dell’8 settembre), la destra italiana viva il peggior periodo della sua storia sia nei termini di consenso popolare, sia in quelli addirittura di rappresentanza, non fosse tra l’altro anche per i noti guai con la giustizia del più importante, se non il solo,  leader del centro-destra, Silvio Berlusconi, com’è noto interdetto agli uffici pubblici dopo la famosa sentenza del Tribunale di Milano.

Le cause della decadenza della destra in Italia sono molteplici, e non è facile arrivare quindi ad una breve sintesi; certamente uno dei suoi problemi che con il tempo si è poi rivelato, è quello di essersi troppo legata al destino del cavaliere, che ha ridotto il dibattito, che per necessità deve appartenere ad ogni realtà partitica, alla sola personalizzazione della dimensione politica, senza però che ad essa si accompagnasse alcun serio preparativo per il naturale ricambio generazionale, tant’è ancora oggi, dopo vent’anni di berlusconismo, non esistono eredi della sua leadership, né i figli, ne Toti, né l’ex amico-alleato Angelino Alfano, figuriamoci poi arrivare a costruire una filosofia di partito capace di indirizzare eletti ed elettori, troppo spesso vincolati infatti, come si è detto, alle ‘traversie giudiziarie’ del suo leader.

E neppure l’intransigenza della condotta morale, vero grido di battaglia di ogni vero ‘militante’, gioca infatti a favore delle destre, anzi probabilmente ne rappresenta il vero tallone d’Achille; tralasciando infatti le scorribande del suo leader, i vari Bunga-Bunga,le Nicole Minetti e le nipoti di Mubarak di turno (ora a Miami), la compravendita dei senatori e i tentavi di corruzione delle giurie, a ben vedere negli ultimi anni scandali di vario genere hanno coinvolto in pratica quasi tutti i più importanti esponenti della destra italiana, dall’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, su cui grava il sospetto di aver abusato del potere conferitogli per sistemare nelle varie aziende municipalizzate parenti, amici e compagnia bella, all’ex Presidente di Regione Lazio, Renata Polverini, anche lei travolta dagli scandali delle spese pazze del Consiglio e della Giunta e dei vari Batman, tanto da essere costretta nel 2012, nonostante un primo iniziale rifiuto, a dimettersi dall’incarico, per finire a Roberto Formigoni, l’ex presidente di Regione Lombardia, oggi nel Nuovo Centro Destra, più volte nelle mire della magistratura per presunti favori ricevuti, come i noti viaggi a Parigi o in qualche yacht a spese del sig. Pierluigi Dacò. Il vero faccendiere della sanità lombarda.

E persino la stampa che di destra lo è sembra essere caduta oggi in disgrazia; Il Secolo d’Italia, quotidiano fondato da Almirante nel 1963 che divenne il giornale ufficiale del Msi, ora, dopo aver ricevuto finanziamenti pubblici più che mai ingenti (quasi 3 milioni di euro nel 2009), si ritrova in una crisi economica ormai senza fine. Dopo la chiusura dell’esperienza di Flavia Perina alla direzione, che seguì Fini ai tempi dello strappo con il cavaliere, oggi lo si può leggere infatti solo online.

 

 

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