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pubblicato: venerdì, 4 aprile, 2014

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Riforme: tutti contro tutti, Boschi attacca “Riforme bloccate dai Professori”

Maria elena Boschi

Riforme. E’ questa la parola d’ordine del Governo Renzi. Matteo ci ha messo la faccia ed adesso non può fallire. Ne aveva promessa una al mese. Proprio oggi è salito al Colle per spiegare la road map governativa dei prossimi mesi ad un attentissimo Giorgio Napolitano.

Nel frattempo, a difesa delle riforme, la Ministra Boschi (titolare del dicastero competente) ha affermato come l’Italia sia stata per troppo tempo bloccata da veti incrociati di lobby, caste e “professori”. Affonda quindi su Rodotà, reo, assieme a Zagrebelsky, di aver firmato un appello contro le riforme targate Matteo Renzi: “sono una svolta autoritaria “, avevano denunziato i due. Anche Grillo e Casaleggio hanno sottoscritto, domenica scorsa, questo documento. La Boschi, invece, prova il timore “che in questi trent’anni le continue prese di posizione dei Professori abbiano bloccato un processo di riforma oggi non più rinviabile per il Paese”. Sempre ai microfoni di Agorà, su Rai3, la Ministra in quota Pd, sostiene come: “certo ci possono essere posizioni diverse che sono legittime: in particolare trovo legittimo che Rodotà abbia profondamente cambiato idea, perché ricordo che nell’85 fu il secondo firmatario di una proposta di legge che voleva abolire il Senato”. Conclude: “ma dico che ci sono altrettanti costituzionalisti validi che invece  sostengono il nostro progetto”.

Da Forza Italia, partito col quale il Pd si era accordato qualche tempo fa per la modifica della legge elettorale e per le riforme, arrivano, però, cattive notizie. E’ Renato Brunetta, capogruppo FI alla Camera dei Deputati, ad affermare come il partito di Berlusconi non si fidi “più di Renzi, perché non sta mantenendo gli impegni”. E continua affondando: “è un imbroglio, come l’imbroglio delle province di ieri. Non si cancellano le province, le province rimangono, i costi rimangono, si aumenta di 20 mila il numero dei consiglieri comunali e degli assessori, a fronte di un’eliminazione di 3 mila consiglieri provinciali, presidenti di provincia eccetera. E’ un vero imbroglio”.

brunetta

Insomma, la situazione sembra difficile, delicatissima: in effetti alla Camera dei Deputati la maggioranza è salda. E’ a Palazzo Madama che, però, i numeri sono fragilissimi e col ‘No’ forzista, l’ “assolutamente no” del Movimento 5 Stelle sulle riforme, ecco che Renzi dovrà cercare l’accordo intra-maggioranza nel più breve tempo possibile.

Daniele Errera


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13 comments
Mauro Conti
Mauro Conti

Ti spiego solo una cosa : Il presidente della consulta dura in carica molto meno dei tre anni previsti perchè viene eletto quello in scadenza di mandato al fine di evitare una "campagna elettorale" e quindi il formarsi di "partiti" all'interno di un organo di garanzia.Vorrei però ricordarti anche che Zagrebelsky ha opinioni che gli derivano da anni di studio e di esperienze( non dai 5 stelle), che è il teorico del "diritto mite" e che ha scritto un libro divulgativo intitolato "Imparare la democrazia" che forse faresti bene a leggere.

Mauro Conti
Mauro Conti

Certo che per quei due lì i "professori" devono essere stati un incubo......!!!!

Beppe Roca
Beppe Roca

Comincuamo a scaricare le colpe ? Se ricordo bene nel discorso per il voto di fiducia disse che in caso di fallimento la colpa sarà solo mia....

Paolo D'Eugenio
Paolo D'Eugenio

Vabbè. Guadagna troppo. Detto questo? Nel merito? Hai qualcosa da dire?

Paolo D'Eugenio
Paolo D'Eugenio

Comunque, invece di attaccare personalmente chi fa certe critiche ... perché non rispondono nel merito?

Pino Iaco
Pino Iaco

Ma le competenze della Boschi le conosce qualcuno? Abbassa la crestina per favore

Luigi Pietro Maietti
Luigi Pietro Maietti

Vai Renzi continua non ti fermare ti voteremo abbiamo bisogno di uno che vuole cambiare l'Italia speriamo

Maria Paola Ciancarelli
Maria Paola Ciancarelli

VENTUNOMILATRECENTOTRENTADUE EURO DI VITALIZIO 21.332 euro mensili di vitalizio. Li prende Zagrebelsky, l'eroe dei 5 Stelle. Lui non è casta. Super pensione e benefici dell'austero Zagrebelsky Difende il Senato e per soli otto mesi da numero uno della Consulta incassa un vitalizio da 200mila euro Roma - Otto mesi. L'austero Gustavo Zagrebelsky, fustigatore dei tagli e difensore dello status quo di Senato e non solo, è stato uno dei presidenti della Corte costituzionale di breve periodo. Una lunga schiera, che oggi percepisce pensioni d'oro grazie a una forsennata rotazione sullo scranno più alto, per assicurare al maggior numero possibile di giudici il massimo degli scatti retributivi. Il costituzionalista piemontese, diventato icona del grillismo dopo esserlo stato della sinistra, è stato nominato dal presidente della Repubblica il 9 settembre 1995 alla Consulta e ne è diventato primus inter pares il 28 gennaio 2004. Il 13 settembre successivo ha lasciato la carica. Il presidente dei Quindici di regola dovrebbe rimanere al suo posto per 3 anni, ma giusto Paolo Rossi negli anni '70 è arrivato ai 2 anni e mezzo, mentre soprattutto negli ultimi decenni si è arrivati senza remore moraliste a presidenze di pochi mesi, addirittura sotto i 30 giorni. Zagrebelsky non si è sottratto a questa regola-privilegio. D'altronde, il primo della Consulta ha un'indennità di rappresentanza pari a un quinto della già ricca retribuzione degli altri. E si va via dal Palazzo con una lauta pensione che grava non poco sulle casse dello Stato. In più, ai tempi suoi e fino a tutto il 2011, c'era il diritto all'auto blu a vita, poi ridotto a un solo anno dopo la fine del mandato. E se è vero che oggi il servizio vettura più due autisti a rotazione costa circa 750 euro al giorno, come ha calcolato il consigliere del premier Matteo Renzi, Roberto Perotti, si arriva a cifre siderali solo calcolando il suo utilizzo di questo benefit nei 7 anni di pensione. Se si riflette sul fatto che oggi circolano ancora una ventina di presidenti emeriti, pensionati d'oro, si può capire quanti danni possa aver fatto la regola della presidenza-lampo. Non si ricordano interventi del professore contro questa consuetudine, sempre più consolidata tra i giudici delle leggi. Né tantomeno autocritiche alle spese della mastodontica macchina che sorregge il lavoro dei supergiudici custodi della Costituzione. Non si ricordano né allora né oggi, che la parola d'ordine per tutti i normali cittadini è spending review. Anche su questo punto, evidentemente, per Zagrebelsky andava salvaguardato lo status quo, pure se costruito su privilegi ingiustificabili soprattutto in periodi di crisi e di sacrifici chiesti anche agli ultimi del Paese. Oggi gli italiani pagano la pensione a 235 persone della Consulta, ma solo per i 22 ex giudici costituzionali e i 9 coniugi superstiti se ne vanno circa 6 milioni di euro, secondo Perotti, che calcola in 200mila euro l'anno la pensione media (quando quella per il personale, che già gode di livelli retributivi molto alti, è di 68mila euro). Il fatto che su 22 giudici pensionati ben 20 siano presidenti emeriti la dice lunga. Solo dagli anni '80 a oggi di «numero uno» se ne sono contati ben 28 e in pochi hanno superato l'anno di carica. Pochi mesi sono diventati la norma. Anche per i più moralisti dei moralisti

Claudio Turola
Claudio Turola

Ma quali riforme renzi non ha abolito un cavolo ne le provincie ne il senato. Le ha solo sostituite con organi antidemocratici controllati da lui e più costosi. Oltre a volete l' italicum anticostituzionale!! Fine della demicrazia signori informatevi

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