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pubblicato: mercoledì, 27 agosto, 2014

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Ue, asse Hollande-Merkel contro la flessibilità

Hollande e Merkel

Alla vigilia del summit europeo dei capi di stato e di governo, convocato per il prossimo 30 agosto a Bruxelles, i governi nazionali fanno i conti con i dati negativi provenienti dagli indici macroeconomici e le difficoltà legate alle tensioni a est fra Ucraina e Russia e all’avanzata dell’Isis in Iraq. In Francia, Francois Hollande è stato costretto a rovesciare il tavolo, annunciando lo scioglimento del governo del socialista Manuel Valls dopo appena centoquaranta giorni di legislatura. Nel nuovo esecutivo, sempre guidato da Valls, non ci saranno il ministro della cultura, Aurélie Filippetti, e il ministro dell’Economia Arnaud Montebourg. Proprio quest’ultimo, nei giorni scorsi, aveva sollevato non poche perplessità sulla politica di austerità portata avanti da Hollande e dalla collega tedesca Angela Merkel. Se Atene piange, Sparta non ride. Infatti Parigi non è l’unica capitale europea a dover gestire gli scossoni provenienti da anni di politiche economiche all’insegna di tagli e “manovre lacrime e sangue.” La linea del rigore sta dando filo da torcere anche a Berlino, con il Pil fermo a -0,2%, i consumi in picchiata e un’economia stagnante. Notizie poco incoraggianti per la Germania ma di certo un assist per i nemici del rigore e della Cancelliera. Proprio per salvaguardare la leadership tedesca dell’Europa Angela Merkel è volata in Spagna per un lungo colloquio con il premier Mariano Rajoy. A Madrid, dove i consumi sono in lenta ripresa, la cura da cavallo imposta da Bruxelles sembra aver funzionato. Un spot per Merkel e compagni, che sperano così di tenere testa alla cordata di stati che spingono, invece, per una maggiore flessibilità. L’agosto nero dell’Eurozona sul fronte economico, però, ha anche avuto effetti positivi, riaprendo difatti i giochi per le nomine della prossima commissione europea guidata da Jean Claude Juncker.

europa

ITALIA – Forte dell’arretramento generalizzato dell’Eurozona, l’Italia potrà far valere le proprie pretese per la nomina dell’attuale ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ad Alto rappresentante della politica estera. Negli ultimi giorni, infatti, sembra essere caduto il veto del blocco occidentale, guidato dalla Germania, contro la nomina della responsabile della Farnesina. Designazione questa, sgradita ai paesi dell’area baltica – riferiscono fonti da Bruxelles – per le posizioni “troppo morbide” del ministro Mogherini nei confronti della Russia di Vladimir Putin. Un impasse, però, che sembra essere stato superato grazie al viaggio del premier Matteo Renzi in Iraq e al ruolo di primo piano assunto proprio dal ministro Mogherini affinché l’Ue desse parere favorevole all’invio di armi ai peshmerga curdi. Qualora la responsabile della Farnesina divenisse la nuova Lady Pesc, succedendo alla britannica Catherine Ashton, l’Italia avrebbe conquistato anche la vicepresidenza della Commissione. Un colpo non di poco conto, tenendo presente che il premier Renzi attualmente detiene anche la presidenza di turno del Consiglio Europeo. Una posizione di vantaggio, un ruolo di primo piano, di cui il governo italiano potrebbe approfittare per strappare maggiore flessibilità sui conti pubblici e risolvere una volta per tutte la questione immigrazione. Su questo fronte, proprio in queste ore si sta consumando un braccio di ferro fra l’Italia e l’Ue. Oggi, infatti, il ministro degli Interni, Angelino Alfano, incontra il commissario agli Affari Interni dell’Unione, Cecilia Malstrom, per ribadire la necessità di una coordinamento fra il nostro Paese, impegnato nell’operazione Mare Nostrum, e Bruxelles nella gestione dell’eccezionale ondata di migranti verso le nostre coste.

Carmela Adinolfi


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