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pubblicato: mercoledì, 3 settembre, 2014

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“La nostra terra”, nel film una cooperativa ispirata a quelle di “Libera Terra”

La nostra Terra

“La nostra terra”, ultimo film di Giulio Manfredonia, arriverà nelle sale italiane il 18 settembre.

Prodotto da Lumière e Rai Cinema, “La nostra terra” è interpretato, tra gli altri, da Stefano Accorsi e Sergio Rubini, Maria Rosaria Russo e Iaia Forte, ed è stato riconosciuto film di Interesse Culturale con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

La trama del film, che nonostante il tema scottante è una commedia, racconta l’esperienza di un gruppo di persone che ottengono un podere del Sud Italia espropriato alla mafia e danno vita ad una cooperativa di agricoltura biologica, con l’intenzione di sfruttare quella preziosa risorsa che è la terra, la stessa “che ci ospita, ci nutre e ci seppellisce”.

Ma le migliori intenzioni non trovano sempre il terreno spianato (tanto per usare una metafora a tema). L’attività della cooperativa, infatti, stenta a decollare e per questo motivo viene mandato in suo soccorso Filippo (Stefano Accorsi), uomo del Nord che dagli uffici nei quali è abituato a combattere la mafia si trova catapultato direttamente… “sul campo”! E, naturalmente, non è la stessa cosa.

La nostra Terra

Sul punto di mollare tutto più e più volte, Filippo è invece trattenuto dalla sfida che ha di fronte e dai legami che intanto instaura con le persone della cooperativa, tra cui Cosimo (Sergio Rubini), ex fattore del boss, e Rossana (Maria Rosaria Russo), ragazza determinata che lavora nella cooperativa.

Proprio quando certi equilibri sembrano cominciare a formarsi, a due passi dal campo rientra Nicola Sansone, il boss al quale è stato espropriato il terreno, che ha ottenuto gli arresti domiciliari.

Per vedere se l’antimafia riuscirà a trionfare, non resta che aspettare l’uscita del film.

La pellicola si è evidentemente ispirata all’attività di “Libera Terra”, costola di “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, che già da tempo lavora al “recupero sociale e produttivo dei beni liberati dalle mafie” per “dare dignità ai territori caratterizzati da una forte presenza mafiosa, attraverso la creazione di aziende cooperative autonome, autosufficienti, durature, in grado di dare lavoro, creare indotto positivo e proporre un sistema economico virtuoso, basato sulla legalità”.

Il film “La nostra terra” arriva sugli schermi cinematografici proprio mentre vengono rese note le minacce dal carcere di Riina a Don Ciotti, presidente e fondatore di “Libera”, considerato dal boss uno dei principali responsabili dei sequestri di beni alle cosche. Minacce alle quali Don Ciotti ha risposto rinnovando il suo appello alla politica ad approvare misure ferme e decise sulla confisca dei beni: “Ci sono provvedimenti urgenti da intraprendere e approvare senza troppe mediazioni e compromessi. Ad esempio sulla confisca dei beni, che è un doppio affronto per la mafia […] Quei beni restituiti a uso sociale segnano un meno nei bilanci delle mafie e un più in quelli della cultura, del lavoro, della dignità che non si piega alle prepotenze e alle scorciatoie”.

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