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pubblicato: mercoledì, 3 settembre, 2014

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Abolizione province, tutti i numeri che preoccupano Delrio

provincia

Il primo passo per l’abolizione delle province italiane è stato fatto nell’aprile scorso, ma tra otto giorni si aprirà una nuova partita. L’11 settembre, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio dovrà licenziare i decreti attuativi necessari all’entrata in vigore effettiva del provvedimento. Ma la situazione non è facile, perché il braccio destro di Renzi sta pensando di riallocare i circa 20.000 dipendenti provinciali in ‘esubero’. Come ha scritto Sergio Rizzo sul Corsera, “la Sose (società partecipata dal Mef e da Bankitalia ndr), ha fatto con il centro studi bolognese Nomisma una simulazione del personale e dei costi necessari alle nuove province non più elettive.

Arrivando alla conclusione che dei 47.862 dipendenti provinciali censiti nel 2010 nelle sole quindici Regioni a statuto ordinario basterebbero, per assolvere le funzioni demandate loro dalla legge Delrio, 27.269”. Dunque, in attesa della cancellazione definitiva dell’entità territoriale e non soltanto politica, l’esponente dem deve risolvere l’intricato rebus dei posti, una lotteria che non potrà che scontentare enti e clientele locali.

I NUMERI DEI TAGLI – “Tenendo presente che il fabbisogno di personale in tutte le altre è valutato in 13.611 unità – ha scritto Rizzo – più le 266 ritenute ottimali per le tre ex province qualificate come montane (Sondrio, Belluno e Verbano-Cusio-Ossola), il risultato è che ci sarebbero almeno 20.593 persone di troppo. E – ha ricordato – senza considerare l’impatto della riforma nelle cinque Regioni a statuto autonomistico come Sicilia, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta: ancora tutto da valutare”. Insomma, regna ancora l’incertezza nonostante le rassicurazioni di Palazzo Chigi.

delrio

La difficoltà risiede soprattutto nella cosiddetta ‘riallocazione’ dei dipendenti provinciali, che non verranno liquidati dallo Stato. Le cifre sono da elefantiasi cronica: “Un esubero ogni 3.364 abitanti in Lombardia,- ha calcolato uno degli autori de La Casta –,uno ogni 1.208 in Calabria. Ma anche uno ogni 1.201 residenti nelle Marche, ogni 1.551 nel Molise, ogni 1.621 in Toscana, ogni 2.060 in Emilia Romagna. Sorprende il dato del Lazio, dove c’è un esubero ogni 5.746 abitanti”. Roma ha, infatti, un numero di dipendenti che si avvicina a quello della Regione Lombardia.

NESSUN RISPARMIO – I tagli derivanti dalla riforma Delrio potrebbero far risparmiare alla macchina statale 3 miliardi e 855 milioni di euro: “Prima della riforma la spesa corrente delle quindici Regioni a statuto ordinario ammontava nel 2010 a 8 miliardi e 58 milioni l’anno – ha calcolato Rizzo –. La previsione con il nuovo assetto è di un miliardo 524 milioni; ma sempre senza considerare le famose dieci città metropolitane, le cui uscite correnti sono pari a 2 miliardi 679 milioni”. Il governo è ancora lontano dalla risoluzione del problema esuberi, anche perché il loro destino potrebbe risolversi nei tribunali, frenando così l’azione dell’esecutivo. E quei quasi 4 miliardi sono solo teoricamente risparmiati: infatti, dovranno essere ‘ridistribuiti’ fra gli altri enti locali. Dalla fine delle province lo Stato non avrà alcun ‘ritorno economico’.


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