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pubblicato: martedì, 30 settembre, 2014

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Civati alza le barricate: “Sul Jobs Act voto come mi pare”

Pippo Civati non si adeguerà alla linea emersa nella direzione del Pd di ieri. Il deputato democratico ha ribadito il proprio dissenso in un’intervista rilasciata all’Huffington Post. “Non siamo in condizioni di normalità – afferma Civati -. Qui abbiamo di fronte una questione politica molto seria. In un partito c’è la piattaforma con cui il segretario è stato eletto alle primarie. Ed è una linea che non cambia a colpi di direzione, dove i rapporti sono tali che l’esito è scontato”. Il voto sul Jobs Act, secondo Civati, è un caso di coscienza, una “questione etica”: se “Giacchetti vota come gli pare sulla responsabilità civile” allora anche l’ex candidato alla segreteria rivendica il diritto di non adeguarsi alle direttive del partito sul tema del lavoro. Anche perché, dopo tutto, “è Renzi che ha cambiato linea, non noi”. Civati ha poi aggiunto che un’eventuale fiducia posta dal governo sulla questione rappresenterebbe un “atto provocatorio e dirompente”.

Le aperture di Renzi al reintegro in caso di licenziamento disciplinare e al dialogo con i sindacati non convincono il deputato milanese: “Parafrasando Moretti, l’articolo 18 è come la Sacher torte, non come il cannolo, si fonda su equilibrio delicato. C’è una logica, una filosofia che tiene assieme discriminatorio, economico e disciplinare. Al momento – ironizza Civati – ho capito che Renzi ha quasi abolito l’articolo 18, come ha quasi abolito il Senato e le province…”

civati a renzi non entro in segreteria

Secondo Civati, le posizioni di Renzi espresse nel Jobs Act (bollato dal dissidente piddino come un provvedimento “di destra”) non sono tanto distanti da quelle di Berlusconi in materia di lavoro. Il deputato esclude l’ipotesi di una scissione in seno al Pd, proprio perché “avrebbe l’effetto di dare lunga vita al Nazareno e di mettere il paese nelle mani di Renzi e Berlusconi per chissà quanto tempo”. Però conclude ammettendo che la direzione di ieri può costituire in qualche modo uno spartiacque nella storia del Partito Democratico: “E’ in atto una transizione di cui non si intravede il punto di arrivo”.

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