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pubblicato: mercoledì, 8 ottobre, 2014

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Belgio: c’è l’accordo per il nuovo governo

Belgio

A quattro mesi dalle elezioni legislative del 25 maggio, il Belgio ha un nuovo governo: è di centrodestra, ne fanno parte quattro partiti e sarà guidato da Charles Michel, leader del partito liberale francofono.

Ci sono volute ventotto ore di trattative per arrivare all’accordo e del resto a caratterizzare la vita politica belga degli ultimi anni è proprio la grande difficoltà nell’allestire governi: il Belgio era stato senza esecutivo per 532 giorni dopo le elezioni del 2010. Il giuramento è previsto a inizio della prossima settimana. Resta da definire la squadra dei ministri.

Nel governo entrano tre partiti fiamminghi e un partito francofono: Nuova Alleanza Fiamminga, Partito del Liberali e Democratici Fiamminghi Aperti, Partito cristiano democratico fiammingo e il Movimento Riformatore di Charles Michel. L’agenzia Bloomberg ha ricordato che per la prima volta in 26 anni nel governo non ci sono i socialisti.

Belgio 2

Photo by Richard TaylorCC BY 2.0

Era dal 1987 che la guida del Belgio non veniva assunta dal centrodestra. Il premier Charles Michel, nato il 21 dicembre 1975, trentotto anni, ha già una esperienza politica molto lunga: nel 2000 è stato Ministro degli Affari Interni del governo della Vallonia. Aveva appena 25 anni.

Una volta giurato, diventerà il più giovane primo ministro nella storia del Belgio e il più giovane leader della zona euro, togliendo il primato a Matteo Renzi. È liberale ed è fancofono: il Belgio non aveva un premier con una combinazione del genere dal 1938.

Nell’agenda del nuovo governo dovrebbero essere presenti riforme importanti soprattutto in campo economico e sociale, ma i dettagli non saranno noti prima di qualche giorno.

Si sa già però quali saranno gli obiettivi: posti di lavoro, un miglior equilibrio nel welfare, una previdenza più funzionale. Durante le ventotto ore di maratona nelle trattative è stato anche affrontato il nodo delle finanze statali, da rimettere in equilibrio entro il 2018.

Le elezioni del 25 maggio (si era votato per il rinnovo del parlamento federale e dei tre parlamenti regionali) non avevano indicato un vincitore: per questo l’ex premier Elio di Rupo aveva rassegnato le dimissioni.

Immagine in evidenza: photo by Mike HammertonCC BY 2.0


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