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pubblicato: lunedì, 13 ottobre, 2014

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Manovra: la scure del governo sugli enti locali

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La manovra per la correzione del deficit pubblico prevista per il 2015 bolle già da tempo nella pentola del governo. Evitare le tirate d’orecchi da parte dei “burocrati” di Bruxelles, pronti a redarguire l’Italia nel caso in cui il parametro del 3% non fosse rispettato, reperire i fondi (circa 7,3 miliardi) per il mantenimento del bonus da 80 euro, sciogliere il nodo del Tfr in busta paga. La manovra da 21 miliardi che l’esecutivo si appresta a varare è tutta imperniata su questo gioco di equilibri sottilissimi.

L’istantanea dei conti pubblici italiani scattata dalla Commissione europea non combacia del tutto con i dati in possesso del Tesoro. Il governo questo lo sa bene e si prepara ad un eventuale aggiustamento strutturale dello 0,1 per cento del Pil, mettendo in campo altri due miliardi. “Siamo convinti che la nostra interpretazione delle regole sia quella giusta – spiega Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli affari europei – e riteniamo che in circostanze eccezionali e visto che la situazione si è ulteriormente deteriorata rispetto a sei mesi fa, quell’aggiustamento dello 0,1% indicato da Padoan sia compatibile con le regole”.

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La nuova legge di Stabilità non sarà particolarmente tenera con gli enti locali, sui quali cadrà la mannaia della spending review. Dalle regioni il governo caverà circa 3 miliardi, mentre per i comuni (ai quali è stato comunque garantito un allentamento del Patto di Stabilità per altri 2 miliardi) il taglio sarà di 1,5 miliardi e per le province di 500 milioni. Dai ministeri sono attesi circa 4 miliardi; altri 2,5 arriverebbero dal risparmio su acquisti di beni e servizi e ben 3 miliardi dai tagli agli stipendi dei dirigenti pubblici. Sul fronte fisco, la manovra mira ad ottenere 1,5 miliardi dal recupero dell’evasione Iva e altrettanti dal riordino della tassazione sui giochi.

Se le imprese da una parte si vedono ridurre incentivi e crediti d’imposta, dall’altra potranno beneficiare di un taglio dell’Irap e del contributi sul lavoro per una cifra compresa tra i 2 e i 4 miliardi di euro. Un miliardo e mezzo sarà invece la somma destinata agli ammortizzatori sociali per l’assegno di disoccupazione. L’operazione Tfr, infine, non dovrebbe impattare sui conti: il versamento in busta paga avverrà su base volontaria.


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