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pubblicato: venerdì, 17 ottobre, 2014

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Firme false, richiesta condanna per Podestà e 4 consiglieri

podestà[1]

Alfredo Robledo, procuratore aggiunto di Milano, ha chiesto la condanna per Guido Podestà, presidente della Provincia. La condanna, di 5 anni e 8 mesi, è collegata all’inchiesta che lo vede imputato per le firme false in occasione delle Regionali del 2010. Contro Podestà anche la Provincia di Milano, costituitasi parte civile, che richiede un risarcimento danni per 1 milione di euro.

podestà[1]

La condanna è stata chiesta per la presunta falsificazione di 926 firme necessarie per presentare la lista del PDL e della lista di Formigoni alle regionali del 2010. Il procuratore Robledo, da poco trasferito dopo gli screzi con Bruti Liberati, ha chiesto anche altre condanne per altri consiglieri eletti nelle liste incriminate. Per Massimo Turci, Marco Martino e Nicolò Mardegan il procuratore ha chiesto condanne per 4 anni e 8 mesi, mentre “solo” 4 anni a Barbara Calzavara, tutti per aver autenticato le oltre 900 firme false. La vicenda ha avuto una forte accelerazione con le dichiarazioni di Clotilde Strada, che ha patteggiato la pena. “Il giorno precedente la scadenza del termine – ha raccontato agli inquirenti Strada – presso la sede del Pdl c’era una grande confusione. Nonostante tutti gli sforzi non si era raggiunto il numero minimo di firme necessarie e non sapendo cosa fare chiamai Podestà, essendo lui il responsabile politico. Venne in sede dopo due ore circa e gli ribadii che ormai avevamo raschiato il fondo del barile delle nostre possibilità, e che certamente non eravamo in grado di raccogliere le firme necessarie. Podestà mi guardò e mi disse: «Avete i certificati elettorali, usateli»”.

Per Barbara Calzavara è stata richiesta una pena minore per aver ammesso, in una deposizione, di aver autenticato le firme false. “Ho sbagliato ma in buona fede, ho autenticato quelle firme perché ho eseguito un ordine per spirito di servizio. Mi sono ritrovata ad autenticare le firme – ha spiegato il consigliere – perché mi era stato chiesto dal mio partito. Ammetto di aver sbagliato ad autenticarle senza la presenza dei sottoscrittori, era la prima volta che le autenticavo, l’ho fatto per spirito di servizio, eseguendo un ordine in buona fede”.

Francesco Di Matteo


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