•  
  •  
  •  
  •  
  •  

pubblicato: venerdì, 24 ottobre, 2014

articolo scritto da:

L’Isis ha un tallone d’Achille?

Il “mostro” che genera incubi in Occidente non è invincibile. Ma per trovare il tallone d’Achille dell’Isis servono lucidità d’analisi e una strategia collettiva. Questa è la pista indicata da diversi esperti e ricercatori di think tank ed università, che da anni studiano le evoluzioni del fondamentalismo islamico in Medio Oriente. Vie di fuga “intelligenti” rispetto all’autoproclamato Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi.

“L’Isis è diventato il paradigma di un mostro invincibile ma non è così. Un punto debole ce l’hanno tutte le formazioni terroristiche, compresa questa” spiega Clara Capelli, ricercatrice di economia dello sviluppo all’Università di Pavia e già docente di macroeconomia in Libano.

“Sono molto vulnerabili perché dipendono da fonti di reddito esterne”, spiega. Non hanno produzioni loro se non il petrolio, che però sono costretti a rivendere sul mercato nero tramite intermediari. L’obiettivo del califfato nel breve periodo “è fare cassa” e il loro canale è il sommerso.

La chiave economica pare efficace in funzione anti-Isis perché è proprio la stessa leva su cui punta l’organizzazione terroristica nell’espansione territoriale in Iraq e in Siria. “Armare il nemico del tuo nemico non è una strategia che tiene”, secondo la Capelli. Sbarrare l’accesso alle risorse è invece una via da percorrere.

Difficile quantificare le entrate economiche dell’Isis ma è anche vero che “ci sono degli intermediari che fanno da tramite tra i miliziani e i loro acquirenti sul mercato nero” dice ancora Clara Capelli: “Il califfato è in una fase in cui ha bisogno di fare soldi e dunque di vendere quello che razzia e il petrolio di cui dispone. Gli acquirenti delle materie prime e del petrolio sono Turchia, Libano, Siria. Il contesto è regionale, il bacino economico cui attinge l’Isis è questo”. Va controllato il più possibile.

“Si possono tagliare drasticamente le principali risorse finanziarie controllando le raffinerie di petrolio e impedendo il contrabbando alle frontiere” aggiunge Mario Abou Zeid, analista del Carnegie Middle East Center, “ma è praticamente impossibile tagliare tutte le risorse finanziarie e disintegrarli economicamente”.

Come si possono monitorare allora questi canali? La risposta è più articolata e tira in ballo i privati, i clan, le famiglie e gli emiri che hanno interesse a finanziare l’Isis.

Isis 2

Photo by The US ArmyCC BY 2.0

Qui si ragiona con categorie claniche, ribadisce anche Lori Plotkin Boghardt, ricercatrice del Washington Institute: “I privati cittadini sauditi cercano di finanziare il più possibile l’Isis e altri gruppi in Siria ed Iraq”, ci spiega.

Privati e associazioni caritatevoli stanno inviando centinaia di milioni di dollari agli uomini di al-Baghdadi e molti di questi trasferimenti avvengono in contanti. “I sauditi inviano il cash che è molto più difficile da monitorare e da bloccare per il governo dell’Arabia Saudita” dice: “In ogni caso crediamo al governo di Riad quando assicura di star mettendo in carcere i cittadini che finanziano l’Isis”.

Non si tratta di un dato da poco perché ci dà la misura di come questa sia tutt’altro che una lotta tra Oriente e Occidente: “Questa è una guerra innanzitutto interna al mondo islamico, che la stragrande maggioranza dei musulmani del mondo ha interesse a combattere e a vincere”, scrive il sociologo Stefano Allievi.

Anche il fattore religioso e la retorica dell’Islam nel califfato non sono altro che uno strumento di propaganda. “L’Isis sa come spadroneggiare” spiega ancora Capelli: “Mercenari che nella vita, e non da poco tempo, fanno questo di professione. La professionalità militare di queste persone esula dalla loro ideologia”. E dalla religione. Molto ben organizzati, determinati, ma sostanzialmente mossi dalla logica della conquista più che da quella della jihad.

Lorenzo Declich ha scritto che un elemento chiave dell’Isis è la politica di potenza “che solo in seconda battuta trova un’ideologia di supporto”. L’Isis si combatte sul piano della modernità e della tecnologia, non su quello delle bombe, perché nonostante la violenza medievale, questa è una formazione moderna. E anche sul piano della cultura popolare: bisogna impedire che ottenga consensi e attecchisca sul territorio. Inoltre non si deve cadere nel trabocchetto religioso.

“Commette un grossolano errore chi sovrappone e quindi confonde i fondamentalisti con i conservatori e i tradizionalisti, opponendoli tutti assieme ai liberali” scrive lo studioso Allievi: “Si tratta di una illusione ottica, e in certo modo di un effetto di appiattimento: nella realtà non è affatto così”.

L’Occidente ha un’arma potentissima che è quella della logica opposta alla barbarie della violenza. “Se la comunità internazionale non intraprende una contro-strategia culturale, l’Isis, pure sconfitto militarmente, si rigenera sotto altre forme”, dice Abou Zeid.

L’eventuale costruzione di uno Stato islamico è un obiettivo di là da venire, ammesso che in futuro sia ancora prioritario. “L’Isis sta sviluppando strutture simil-statali nelle aree sotto il suo controllo” spiega Lori Plotkin Boghardt, “ma è molto improbabile che possa dominare tutta la Siria o tutto l’Iraq seppure dovesse conquistarli territorialmente, per vari motivi non ultima la popolazione locale che è sciita e che difficilmente vorrà farsi assoggettare”.

Immagine in evidenza: photo by The US ArmyCC BY 2.0

Sondaggio Index: la scissione farebbe crollare il Pd CLICCA IL VIDEO

Sondaggio Index: la scissione farebbe crollare il Pd CLICCA IL VIDEO

Sondaggio Post Verità

Sondaggio Post Verità

La domanda del giorno

Come si chiamerà il gruppo degli scissionisti Pd?

Risultati

Loading ... Loading ...

Tutte le elezioni del 2017

Una grafica interattiva che mostra tutte le elezioni del mondo nel 2017

Quanto conosci Donald Trump? Clicca sul suo volto e fai il quiz!

Quiz Donald Trump

Termometro delle Voluttà

#efamolostoflavio

#efamolostoflavio

articolo scritto da: