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pubblicato: mercoledì, 29 ottobre, 2014

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NBA: parte la caccia agli Spurs

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Dodici mesi fa quasi tutti gli addetti ai lavori avevano la sicurezza che fossero i bicampioni di Miami la squadra da battere, ma a giugno le certezze si sono ribaltate insieme al risultato finale, con San Antonio a regolare con un perentorio 4-1 la squadra di James e Wade, e da qui occorre ripartire. Gli Spurs hanno confermato sostanzialmente tutto il blocco della passata stagione, fatto tutt’altro che scontato vista l’età di Duncan e Ginobili.

I due tenteranno l’unica impresa che ancora manca ai texani, ovvero vincere il titolo per due anni consecutivi. A cercare di impedirglielo saranno in tanti, ma in cima alla lista non si può non piazzare Cleveland che, con un colpo onestamente non così preventivabile, ha riportato a casa il figliol prodigo James. Chiaro come un giocatore da solo non basti per vincere il titolo, specialmente se arriva in una squadra da poco più di 30 vittorie nell’ultima stagione, e proprio per questo i Cavs hanno sacrificato le loro due ultime prime scelte assolute per arrivare ad un altro all star, Kevin Love, che insieme a Irving dovrà spalleggiare il Re nella sua risalita al trono.

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Ad Est il livello medio pare onestamente più basso che ad Ovest, e in tanti già li pronosticano almeno in finale, ma bisognerà fare i conti con minimo altre due o tre squadre. I Chicago Bulls hanno inserito Pau Gasol e Mirotic, ma più di ogni altra cosa attendono di sapere se il loro leader, Derrick Rose, sarà in grado 1) di giocare l’intera stagione senza infortuni, e 2) se sarà in grado di tornare almeno vicino ai livelli di quando fu nominato MVP della lega. A Washington invece i giovani Wizards hanno firmato il veterano Paul Pierce mantenendo l’ossatura della squadra che a maggio ha superato brillantemente il primo turno. Miami poi ha cercato di resistere alla perdita del miglior giocatore della lega consolidando il gruppo con le firme di Wade e Bosh, anche se a cifre onestamente molto elevate. Chiaro che Deng non potrà essere il sostituto di LBJ, ma se la squadra saprà adattarsi ad un nuovo tipo di gioco e di gerarchie, anche una finale di conference non è da escludere. Non vanno dimenticati poi i giovani Raptors, che zitti zitti stanno mettendo insieme una squadra giovane e competitiva, capace di impegnare i più quotati Nets lo scorso anno fino all’ultimo tiro di gara sette.

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Nets che sembrano sempre meno solidi e competitivi. A parte nel monte salari ancora abbondantemente tra i primi della lega. Indiana ha perso il suo leader George per la frattura della gamba avvenuta con la nazionale e Stephenson che è andato a Charlotte, ma con la difesa che si ritrova, un posto nelle prime otto potrebbe pure trovarlo. Posto che cercano anche i Knicks di Bargnani e soprattutto di Phil Jackson, che inaugura ufficialmente il nuovo corso con il suo pupillo Derek Fisher che passa dal campo direttamente alla panchina e con l’attacco triangolo con cui Carmelo Anthony spera di riuscire ad ottenere almeno una parte dei successi dei suoi illustri predecessori (MJ e Kobe, hai detto niente..). Due parole per chiudere il tour ad Est vanno spese doverosamente per il nostro Gigi Datome che, sopravvissuto all’ultimo taglio di fine training camp, spera di trovare finalmente minuti importanti. E noi lo speriamo per lui.

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Ad ovest invece molte più squadre ambiscono ad un posto di rilievo per sfidare gli Spurs di Belinelli e compagni. A Los Angeles per esempio confidano che sia finalmente l’anno buono, e quando diciamo Los Angeles oggi intendiamo sponda Clippers, perché i nobili cugini gialloviola difficilmente avranno reali chance di vittoria, pur avendo assortito un roster quantomeno più competitivo da mettere attorno a Kobe. Di certo l’impatto del numero 8 sarà quello che farà la differenza, ma anche i tifosi più agguerriti sanno che il progetto è mandare quanti più contratti possibili in scadenza l’anno prossimo e poi puntare al colpaccio Durant.

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A tal proposito, parte malissimo la stagione del numero 35 che salterà un paio di mesi di partite per una frattura da stress al piede. Vedremo se Westbrook e compagni sapranno essere competitivi anche senza la loro stella. A noi resta il dubbio che il problema principale dei Thunder sia seduto sulla panchina in giacca e cravatta. Dietro queste due, scalpitano Houston, Portland, Golden State, Phoenix, Dallas, New Orleans e pure Denver. Ognuna a modo suo ha allestito una squadra importante o ha sorpreso lo scorso anno e merita considerazione per almeno uno dei primi otto posti. Ognuna, per motivi diversi, non convince del tutto per pensare di vederla al ballo finale. Tra le tante storie che proveremo a raccontarvi nel corso della stagione segnaliamo quella del ritorno di Danilo Gallinari a Denver, che dopo un calvario notevole subíto col ginocchio operato, pare finalmente tornato in forma per giocarsela fino in fondo.
Per tutte le altre squadre senza ambizioni di titolo, sarà comunque curioso vedere all’opera la nidiata di rookie che promette davvero bene, a partire da Parker e Wiggins che avranno carta bianca per sbagliare tanto e maturare esperienza. Come ogni anno dunque, che lo spettacolo abbia inizio.


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