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pubblicato: giovedì, 6 novembre, 2014

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Davide Serra “Mi iscrivo al Pd”

davide serra promette di lasciare le isole cayman

Divenuto noto ai più dopo la Leopolda 5, Davide Serra è l’uomo del momento. Dalla kermesse di Firenze, il finanziere aveva lanciato l’ormai famosa frase “Lo sciopero mica è un diritto! È un costo!” attirando le attenzioni dei sindacati e della sinistra del Pd.

Prova ad aggiustare il tiro: “Non ho mai detto che sono contro il diritto di sciopero. Ho detto che gli scioperi del settore pubblico andrebbero coordinati, per non creare disagi alla gente e non spaventare gli investitori internazionali che possono creare occupazione”. Ora tutti lo cercano. Programmi tv soprattutto, ma anche il Partito Democratico attende la sua iscrizione: lui ha già detto di aver presentato richiesta di iscrizione nella sezione londinese del Pd.

Davide Serra, il ‘finanziere’ preferito di Renzi

Già, Davide Serra vive a Londra. È il finanziere preferito di Renzi e Renzi è il suo politico preferito: “È il primo politico italiano che parla in modo che comprendo. Condividiamo gli stessi valori: cattolico, boy-scout, tanti figli e una vicione moderna e progressista per rimettere in moto l’Italia”. Ma i due, almeno a detta di Serra, non sono amici: “Non facciamo vacanze insieme. Un giorno ho letto un libro di Renzi, gli ho scritto una mail, ci siamo visti a Firenze per una pizza e da allora gli mando qualche consiglio sulla materia che conosco. Come faccio, gratis, anche con altri capi di governo e ministri”.

davide serra mi iscrivo al pd

Insomma Matteo Renzi sembra l’unico italiano ad aver risposto ad una mail di Davide Serra. Appena laureatosi alla Bocconi, Serra avrebbe mandato il suo curriculum ad un centinaio di aziende italiane senza ricevere alcuna risposta. E così è andato all’estero, alla Morgan Stanley, assunto in qualità di analista.

Davide Serra “Non sono un finanziere ma un gestore di risparmi”

Nei 10 anni successivi Serra si è sempre classificato nei primi tre migliori analisti europei. A 30 è diventato il più giovane direttore del dipartimento ricerca nella storia della Morgan Stanley e da lì la decisione: “Se sono bravo a valutare opportunità di investimento, perché non fare un mio business?”. È partito da zero e ha racimolato subito un capitale di 700 milioni grazie alla reputazione guadagnatasi nel corso degli anni. Orgoglioso dichiara “Adesso dirigo una squadra di 22 persone, abbiamo uffici a Boston, Singapore e presto a Milano, gestiamo 2 miliardi e mezzo di dollari di investimenti”.

Davide Serra

Serra però fugge la definizione di finanziere: “Non sono un finanziere ma un gestore di risparmi, io non presto soldi, investo in capitale di rischio per conto dei miei investitori”. Una innata capacità nel far fruttare i soldi? Non solo. Serra ammette “Sono uno stakanovista che si applica. Mi sono sempre impegnato molto. Lavoro dalle 6 del mattino a mezzanotte, con una pausa di un’ora di palestra”.

Davide Serra, tra Algebris Hakuna Matata e Isole Cayman

Come molti suoi colleghi, il fondatore e Ceo di Algebris Investments (questo il nome della sua società), possiede una società nel paradiso fiscale delle Cayman ma dopo le polemiche che ci sono state dichiara: “Pago le tasse in Inghilterra e comunque per farla finita con questa storia non avremo più alcuna società alle Cayman”. Nonostante la sede della sua socieà si trovi tra Savile Row, la strada dei sarti per gentiluomini, e Bond Street, versione londinese di via Montenapoleone, Serra ammette “Ho sempre votato per il centro-sinistra”.

Il broker possiede anche una società che si occupa di beneficenza, la Hakuna Matata. Non si definisce un miliardario “Mi paragono ad un medio imprenditore italiano” ma fa ugualmente beneficienza perché, ammette, “Sono cattolico e credo nel dovere morale di restituire qualcosa alla società”. Attraverso Hakuna Matata aiuta 8 mila bambini in Africa “2 mila per ognuno dei miei quattro figli” dichiara. Lo stato britannico permette di dedurre i soldi della beneficienza dalle tasse, ma Serra risponde “Il risultato è che posso raddoppiare le donazioni grazie ai benefici fiscali”.

È un ottimista Serra, come lo è Matteo Renzi d’altronde. Uniti nell’ottimismo anche per quanto riguarda le possibilità dell’Italia di risollevarsi dalla crisi. Crede nel Pd e ne cambiamento, ma non cerca incarichi politici, ama troppo il proprio mestiere, ma ammette “I miei nonni hanno combattuto per la libertà dell’Italia e voglio che un giorno i miei figli e nipoti possano dire che in un momento difficile per l’Italia ho dato nel mio piccolo una mano”.

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