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pubblicato: giovedì, 6 novembre, 2014

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Ocse: “Jobs Act ok, ma alle parole seguano i fatti”

L’economia dell’Eurozona resta al palo e rischia di frenare la crescita globale. L’Economic outlook pubblicato dall’Ocse parla chiaro: dopo le stime in ribasso fornite dalla Ue, anche l’organizzazione con sede a Parigi ha parlato della stagnazione che da anni attanaglia l’economia del Vecchio continente. Nonostante alcuni dei Paesi membri stiano “cominciando a risalire la china”, nel suo insieme – prosegue l’Ocse – “la zona euro sta rallentando fino a fermarsi e rappresenta un rischio rilevante per la crescita mondiale, con la disoccupazione che resta alta e l’inflazione persistentemente lontana dall’obiettivo”.

OCSE, il Pil italiano

Il Pil dell’Italia – in fondo alla classifica dei Paesi G20 e davanti alla sola Russia ferma a zero – nel 2015 crescerà dello 0,2% (a fronte dello 0,6% previsto dalla Ue) e nel 2016 dell’1%. Lieve miglioramento, quindi, rispetto al +0,1% di settembre. Per l’area Euro confermate le stime di settembre: +1,1% per il Pil 2015 e +1,7% previsto nel 2016.

OCSE, “Jobs Act ok” e l’analisi su Italia e Francia

L’Ocse ha inoltre speso parole positive per il Jobs Act: “I paesi dell’area euro che hanno affrontato le crisi più dure hanno fatto considerevoli progressi nel rimuovere gli ostacoli alla concorrenza e agli investimenti, intraprendendo difficili riforme del mercato del lavoro che aiuteranno a sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro”, sottolinea l’Ocse.

“L’Italia e la Francia hanno di recente iniziato un processo di riforma per stimolare la crescita e creare migliori opportunità occupazionali per i lavoratori con basse qualifiche”. “La sfida chiave sarà far seguire agli annunci fatti un’applicazione di successo delle riforme già in cantiere”.

stress test

OCSE, BCE acquisti Bond sul mercato

“Alla luce di un’economia debolissima e del rischio di deflazione – prosegue l’Ocse – la Bce dovrebbe espandere il suo sostegno monetario oltre le misure già annunciate. Ciò dovrebbe includere un impegno a un acquisto consistente di attività finché l’inflazione non sarà tornata nei ranghi”. Secondo l’organizzazione economica, “ulteriori acquisti di attività potrebbero includere obbligazioni garantite da mutui con bassi rating, corporate bond e titoli di Stato”. Alla Banca Centrale Europea l’Ocse consiglia dunque praticare il cosiddetto quantitative easing, ovvero l’acquisto di bond sul mercato, seguendo l’esempio di Usa e Giappone.

Antonio Atte

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