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pubblicato: lunedì, 17 novembre, 2014

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Legge di stabilità, patronati in rivolta contro i tagli

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Un taglio da 150 milioni al fondo destinato ai patronati corrispondenti all’abbassamento del 35% dell’aliquota previdenziale che lo alimenta. È questo il provvedimento contenuto nella legge di stabilità e contestato dai patronati, scesi sabato scorso in piazza in tutta Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti della norma in discussione in Parlamento. Una manifestazione che ha portato a protestare migliaia di persone e a firmare l’appello anche l’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

Per il segretario della Cgil, Susanna Camusso, presente al gazebo in piazza San Babila a Milano promosso da Acli, Inas, Inca e Ital, si tratterebbe di un “accanimento, in particolare nei confronti delle persone più deboli. Chi è davvero in difficoltà avrebbe bisogno di poter interloquire con la pubblica amministrazione ma gli si mettono moltissimi ostacoli. Forse -ha aggiunto il segretario della Cgil – c’è davvero la non conoscenza di quanto sia dura la vita in questo Paese”.

Morena Piccinini, presidente di Inca, ha parlato di un “pericolo per i cittadini, che con un taglio al fondo dei patronati rischiano di essere privati della tutela e dei loro diritti e buttati in bocca a un mercato selvaggio e non regolato. Il governo – ha proseguito Piccinini – deve sapere che senza di noi la pubblica amministrazione spenderebbe molto di più, perché dovrebbe aggiungere altri funzionari e sedi dell’Inps, investire nelle questure per tutte le pratiche che facciamo sull’immigrazione, o nella tutela dei cittadini italiani all’estero. Per questo motivo -ha concluso la presidente di Inca – noi chiediamo che il fondo per i patronati venga ripristinato nella sua interezza, per il riconoscimento del servizio pubblico che noi svolgiamo”.

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L’appello dei patronati per la soppressione del taglio del fondo a loro destinato ha nel frattempo raccolto in italia e all’estero 400mila adesioni di privati cittadini, a cui si aggiunge la lettera indirizzata al primo ministro Matteo Renzi da pare di 200 parlamentari del Pd. “La discussione ha inoltre coinvolto tutti i gruppi parlamentari alla Camera”, ha ricordato Piccinini, “risultando in un emendamento soppressivo del taglio firmato da 150 parlamentari”.

I patronati, che ogni anno gestiscono dieci milioni di pratiche riguardanti 150 diverse tipologie di prestazioni, ricevono annualmente dal ministero del Lavoro un fondo che copre il 30% del lavoro svolto, corrispondente a 0,2 punti percentuali sul totale dei contributi versati da circa 21 milioni di contribuenti. I patronati denunciano che l’abbassamento dell’aliquota allo 0,1%, unita al taglio da 150 milioni, metterebbero non solo a repentaglio la continuità del servizio e le migliaia di dipendenti che lavorano presso le 29 sigle accreditate dal ministero del Lavoro, ma, ha ribadito Mauro Paris, coordinatore regionale Lombardia di Inca, “costringerebbero le persone a rivolgersi a qualcun altro. C’è il rischio che si apra un mercato di questa tutela non completamente legale, lasciando le persone più deboli a sè stesse senza la possibilità di ricevere assistenza gratuita e legale”.


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