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pubblicato: lunedì, 24 novembre, 2014

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Regionali Emilia-Romagna e Calabria, chi sono Bonaccini e Oliverio

bonaccini

Lo choc del giorno dopo è stato forte. Il dato sull’astensione ha messo in secondo piano i due vincitori, che pur ci sono. E sono entrambi del Pd: Stefano Bonaccini in Emilia Romagna e Mario Oliverio in Calabria. Certamente diversi tra loro per storia e cultura politica, ma accomunati da un solo obiettivo: contribuire alla rinascita di due regioni tormentate dagli scandali giudiziari e per questo punite pesantemente da un elettorato spossato.

Sui quotidiani stamane l’attenzione è stata tutta rivolta al dato sull’estensione. Basti pensare che nella regione italiana dove si è sempre votato di più, l’Emilia, neppure quattro romagnoli su dieci sono andati a votare. Vero è, d’altro canto, che, come fa notare Elisabetta Gualmini su la Stampa, si andava a votare solo in queste due regioni. Perciò anche la campagna mediatica è stata molto debole: qualcuno non era neppure a conoscenza della tornata elettorale. Ma il dato preoccupante rimane. Questo è chiaro a tutti. E i due nuovi governatori dovranno tenerne di conto, soprattutto a partire dalla formazione delle giunte. Qualcuno ipotizza già possibili alleanze, coalizioni, tavoli di lavoro. Si vedrà.

Stefano Bonaccini, da Bersani a Renzi

Oltre alle “spese pazze” sul voto ha influito anche lo scontro tra Renzi e il sindacato (Cgil in particolare): “CS’e’ anche il tema di una parte del Pd e qualche pezzo di sindacato che ha deciso di stare a casa” ha commentato l’esito delle elezioni il neo-governatore. Modenese, classe 1967, in politica dal 1990 nelle file del Pds di cui diventa segretario nella sua città nel 1995. Nel 2007, con la formazione del Partito Democratico, diventa segretario provinciale per poi essere eletto segretario regionale del Pd due anni più tardi. Consigliere regionale nel 2010 e due anni più tardi appoggia il segretario Bersani alle primarie del 2012. Bersani vince ma si deve dimettere dopo la figuraccia dem durante le elezioni presidenziali. Nel 2013, con un inaspettato giro di walzer, appoggia Renzi contro Cuperlo e Civati alle primarie del dicembre.

Due giorni dopo la vittoria del sindaco di Firenze, viene nominato responsabile nazionale Enti Locali nella segreteria nazionale. Fare di necessità virtù, si direbbe. Dopo le dimissioni di Errani, condannato per falso in appello, si candida alle primarie per l’Emilia Romagna ma correrà praticamente senza avversari vista l’indagine che riguarderà mezzo consiglio regionale romagnolo. Sia Bonaccini che Richetti sono indagati per peculato. Il secondo decide di ritirarsi dalla corsa, il secondo chiede alla procura di poter chiarire la propria posizione e in seguito il pm chiederà l’archiviazione (ma si attende ancora il parere del giudice). Vince (49%) contro il candidato della Lega Alan Fabbri. Ma pesa il dato astensione. Alla fine voterà solo il 37% degli aventi diritto.

oliviero

Mario Oliverio, politico di lungo corso

Sarebbe sbagliato voltare la faccia dall’altra parte o rimanere indifferenti- è il commento a caldo del nuovo Presidente Oliverio- Credo che bisogna invece guardare in faccia le ragioni di questo malessere e intervenire con proposte concrete e mirate”. Storia e formazione completamente diversa dal Bonaccini renziano per scelta o necessità. Lui, mai convertitosi al renzismo imperante, invece, calca il palcoscenico della cosa pubblica da più di trent’anni. Dal 1980 consigliere regionale del Pci quando si votava Berlinguer “perché era una persona per bene”. Dieci anni dopo diventa sindaco di San Giovanni in Fiore, ma nel 1992 viene eletto alla Camera dove manterrà lo scranno per ben quattro legislature, cioè fino al 2006.

Nel 2004 diventa Presidente della provincia di Cosenza, carica che manterrà fino all’ottobre di quest’anno. Viene infatti eletto nel 2004 per essere riconfermato nel 2009. Vince le primarie per la candidatura alla presidenza della Regione Calabria con il 55,1% dei voti e diventa governatore con il 61,4%, sfidato da un centro-destra diviso e quindi non pervenuto. Il dato astensione in Calabria è certamente più basso rispetto a quello emiliano e, come fa notare lo stesso Oliverio, si attesta più o meno sulle stesse percentuali delle scorse europee. Ma la disaffezione rimane.


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