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pubblicato: martedì, 25 novembre, 2014

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Elezioni regionali: più schede bianche e nulle in Emilia Romagna e va in crisi il voto disgiunto

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Elezioni regionali: voto disgiunto molto meno utilizzato, come mai?

È una delle prerogative della nostra legge elettorale per le elezioni comunali e di alcune leggi elettorali in vigore in alcune regioni quella di poter votare in modo differente nella scelta del presidente di regione o del sindaco e in quella della singola lista, oppure di poter votare solo il candidato sindaco o governatore.

È un tipo di comportamento che è sempre stato utilizzato in diverse occasioni, per esempio per:

– Nei casi di un candidato molto più popolare delle liste che lo appoggiavano, che venivano ignorate, o se ne votavano di avversarie, mentre si votava la persona del candidato governatore, è il caso del voto a De Luca nelle regionali campane del 2010, dove ebbe quasi 200 mila voti più delle liste che l’appoggiavano

– Nei casi viceversa di un candidato impopolare, ma appoggiato da liste forti, in questo caso le liste potrebbero ottenere più voti del candidato stesso, visto che molti elettori potrebbero votare la lista e dare una preferenza ma poi scegliere un altro candidato governatore, è ancora il caso della Campania nel 2010, quando Caldoro ottenne 35 mila voti meno delle proprie liste, e il 4,3% in meno

– Nei casi di un voto utile verso un candidato presidente quando quello del proprio partito non ha speranze, e allora si vota la propria lista e il candidato presidente “meno peggio”. Era quello che il centrosinistra chiedeva di fare a favore di Ambrosoli alle elezioni regionali lombarde 2013 agli elettori del M5S

Le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria sono state significative anche per un netto calo dell’utilizzo del voto disgiunto, lo possiamo vedere nel seguente schema che illustra la differenza tra il voto al solo presidente e alle liste nel 2010 e nel 2014

Tranne che per il centrodestra in Emilia romagna negli altri casi c’è stato un calo del divario tra il voto alle liste e al presidente, in particolare in Calabria e per il M5S in Emilia Romagna. Un calo di 3 volte in Calabria sia per il centrodestra che per il centrosinistra e di 5 volte per il M5S.

Come mai?

Alcuni fattori sono stati determinanti:

– la nuova legge elettorale calabrese richiedeva ora di votare per una lista collegata al presidente prescelto, e non a un altro, quindi mancava questo driver, che però solitamente è poco usato, mentre rimaneva possibile votare il solo presidente, ma molte meno persone lo hanno fatto.

– l’esito del voto era quanto mai scontato e oltre all’astensione questo ha provocato anche l’assenza del voto utile e del voto strategico per impedire una vittoria che era invece sicura

– l’assenza di candidati particolarmente popolari o impopolari

– La ridotta affluenza ha probabilmente circoscritto la platea dei votanti a quelli più impegnati e consapevoli, che solitamente oltre a un presidente, hanno anche una lista da votare, e magari un candidato consigliere e non si limitano quindi al solo candidato presidente

Elezioni regionali: aumentano le schede bianche e nulle in Emilia Romagna

Un altro elemento che colpisce, in questo caso per l’Emilia Romagna in quanto per la Calabria i dati sono ancora incompleti, è l’aumento delle schede bianche e nulle.

Le schede bianche aumentano dallo 0,86% dei voti al 1,58%, un raddoppio della proporzione di coloro che si recano al seggio ma di proposito lasciano intonsa la scheda, mentre le schede nulle più che raddoppiano, dal 1,17% al 2,61%.

 Il dato è molto significativo soprattutto perchè si sarebbe potuto immaginare che il dissenso si fosse espresso con l’astensione e che la minoranza che si è recata ai seggi avesse deciso di farlo per votare una lista o un presidente,  che fosse quel residuo di impegnati e interessati alla politica in cui c’è poco spazio per la protesta.

Invece evidentemente l’astensione dal voto è stato molto di disinteresse, mentre rimane uno zoccolo duro di protesta che vuole apparire, essere attiva.

 

 


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