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pubblicato: giovedì, 27 novembre, 2014

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Libia: drammatico report sulle violazioni dei diritti umani

libia

L’Istituto di ricerca danese Dignity ha stilato un report sulle violazioni dei diritti umani in Libia. Dati drammatici quelli che riguardano le sparizioni, gli arresti, le torture, gli omicidi. Un terzo della popolazione soffre di problemi di salute mentale a causa del diffuso clima di violenza e illegalità. Sono le conseguenze del regionalismo, del tribalismo e delle faziosità esplose dopo la caduta di Gheddafi 3 anni e mezzo fa, fanno notare gli autori del rapporto.

Le violazioni dei diritti umani

L’indagine è stata condotta su un campione di 2.692 famiglie. Il 20% di queste ha accusato la scomparsa di un proprio membro, il 5% ha dichiarato che un proprio membro è invece stato ucciso. L’11% ha riferito che almeno un proprio membro è stato arrestato. Tra gli arrestati intervistati il 53,2% ha detto di essere stato torturato. Di questi il 46% ha riferito di aver subito percosse, il 20% tortura posizionale o in sospensione, il 16% di essere stato sottoposto a procedure di soffocamento. Il 3,1% degli arrestati intervistati ha raccontato di aver subito delle torture sessuali, il 4,6% con scariche elettriche. Le rilevazioni si sono concluse nell’ottobre 2013, tengono a precisare dall’osservatorio sulle violazioni dei diritti umani: la situazione potrebbe quindi essere peggiorata.

libia diritti

Ahlam Chemlali, uno dei principali autori del rapporto, così ha commentato i dati: “La tortura, che comprende una vasta gamma di metodi, nelle carceri viene utilizzata in modo sistematico. Il nostro sondaggio mostra che è molto diffusa tra le diverse milizie, anche tra quelle che sostengono l’attuale governo. L’uso della tortura è aumentato dopo Gheddafi, le milizie la stanno usando come una vera e propria arma nella loro lotta per il potere e il territorio. Dopo la caduta di Gheddafi, la situazione in Libia è diventata inquietante. In realtà è peggio di quando l’insurrezione era al suo picco“.

Un paese traumatizzato

La situazione di violenza generalizzata e la mancanza di istituzioni che possano far fronte al suo dilagare hanno causato gravi danni psicologici alla popolazione. Il 29% degli intervistati soffre di gravi attacchi d’ansia, il 30% di depressione, il 6% accusa la sindrome da stress post traumatico (PSTD).

Il paese è stato traumatizzato collettivamente. Le cifre riguardanti la depressione, l’ansia e la PTSD sono molto elevati se si considera che lo studio è stato condotto prima che l’attuale conflitto giungesse al suo picco massimo – dice Morten Koch Andersen, un altro autore del rapporto – la necessità di trattamento del trauma è massiccia e aumenterà notevolmente nel tempo, la popolazione svilupperà maggiormente la PTSD, che tende ad essere insidiosa. Essa ha conseguenze non solo per l’individuo, ma anche la famiglia. Sappiamo che il trauma è contagioso ed è un peso per la famiglia e nella comunità”.


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