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pubblicato: lunedì, 22 dicembre, 2014

articolo scritto da:

Tranelli Ellenici

tsipras, grecia, Syriza bookmakers

La politica ellenica ha sempre avuto legami storici col nostro paese. Basti pensare alla vicenda del Partito Comunista “dell’interno”, che si rifaceva evidentemente alla tradizione del comunismo nostrano. Negli ultimi anni però si sono delineate delle dinamiche politiche veramente molto simili alle nostre. Che in certi casi hanno portato Atene ad anticipare Roma. Nell’ordine:

  • il movimento che si è preso l’onere di avviare il risanamento economico e finanziario è stato travolto dalle urne, fino a diventare un soggetto del tutto marginale e subalterno del panorama politico nazionale (il Pasok in Grecia, ex perno del bipolarismo e ormai junior partner di Nuova Democrazia, e Scelta Civica in Italia).
  • Un movimento di destra dalle caratteristiche quasi inedite ha reso irrilevante un altro polo di destra potenzialmente concorrente (Alba Dorata che estromette dal parlamento Karatzaferis e il Raggruppamento Popolare Ortodosso, sulla falsariga di Salvini che rende del tutto irrilevante Giorgia Meloni).

In un quadro così siffatto la Grecia, anche questa volta come l’Italia, si appresta ad eleggere il suo Presidente della Repubblica. Ed anche questo volta Atene viene prima di Roma, perché un parlamento così balcanizzato come quello di Piazza Syntagma potrebbe dar vita ad ulteriori dinamiche analoghe alle nostre. E’ nota l’intenzione da parte del governo Samaras di proporre come successore di Papoulias l’ex commissario europeo all’ambiente Stavros Dimas. Un esponente di Nuova Democrazia come il primo ministro. Nella politica greca vi era la lungimirante usanza di assegnare all’opposizione il ruolo di Presidente della Repubblica, attraverso un entente cordiale tra i partiti. Oggi Samaras però ha un sistema politico del tutto diverso da quello post-colonnelli, e si sente legittimato a proporre un esponente del suo partito per arginare le forze anti-sistema. Che secondo la sua logica comprendono anche Syriza. In questo modo però commette un errore politico e rischia seriamente di riportare il paese alle urne se entro il 29 di dicembre non si sarà risolta questa grana.

grecia tsipras

Per uscire dall’impasse, il primo ministro però può prendere un’iniziativa destinata a farlo entrare nella storia: aprire a Syriza, e proporre un loro esponente per la presidenza della Repubblica. In questo modo otterrebbe due cose:

1) normalizzare e “costituzionalizziare” appieno Syriza come polo d’opposizione “ufficiale”, in un’ottica in cui se il premier è di destra per prassi il capo dello stato spetta alla sinistra.
2) mettere in difficoltà Alexis Tsipras rendendo manifesta all’opinione pubblica la sua volontà di ritornare alle urne (e non di risolvere le problematiche istituzionali del paese).

Insomma, una mossa che segnerebbe una cesura nella storia politica nazionale. Ma che al tempo stesso garantirebbe meno strappi e meno timori di futuri “salti nel buio” per la politica greca. Una realtà del tutto diversa da quella italiana, dove quasi sempre il partito maggioritario del paese ha scelto un proprio esponente per il Quirinale (se escludiamo il caso del ’48 e del ’55, con Merzagora abbandonato sulla via del neo-atlantismo). Ma trattasi pur sempre di sistemi politici in evoluzione, che potrebbero insegnarsi alcune cose reciprocamente. Anche come non cadere in tranelli ed errori.

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3 Commenti

  1. Di Bernardo Michele ha scritto:

    Il “tranello” della democrazia per i signori mercati

  2. Massimo Matteoli ha scritto:

    La svolta greca ed il probabile esisto delle elezioni rischia di far precipitare il chiarimento sul futuro dell’Euro.
    Non fosse altro per questo ci sarebbe da sperare per la vittoria di Alexis Tsiprasi.
    Ancora oggi si leggeva sui giornali che per il Presidente della Bundesbank il ribasso del prezzo del petrolio basta ed avanza come manovra espansiva mentre da più parti in Germania si chiede – e con forza – che la BCE aumenti i tassi di interesse, incuranti del fatto che così si sommi austerity e stretta creditizia !
    Mi sembra evidente che così non si possa andare avanti a lungo e che urge un deciso e vero cambiamento di verso dell’i Unione europea.
    Purtroppo fino ad oggi nè François Hollande nè Matteo Renzi sono riusciti ad andare oltre la richiesta di una “diversa austerità”.
    La richiesta di flessibilità, per altro duramente contestata dai rigoristi, è però solo un pannicello caldo che risolve poco o nulla..
    Occorre che la Comunità rilanci con forza gli investimenti pubblici e per farlo l’attuale politica europea va ribaltata.
    Certo non è per nulla facile ma il Presidente francese, l’unico che ha la forza politica per guidare questo cambiamento, non ha alternative se ha a cuore il futuro del suo paese e quello suo personale e del PSF.
    Per questo è bene che lo scontro, che prima o poi deve esserci, avvenga sulla “piccola” Grecia, sperando che almeno sull’orlo del baratro o a Berlino si capisca che non si sta parlando di Tsipras ma della Le Pen e non dei debiti greci ma del futuro dell’Unione Europea.

  3. Antonio Rossi ha scritto:

    Speriamo che in Grecia si possa dimostrare che si possa governare senza far pagare sempre i soliti.

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