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pubblicato: mercoledì, 21 gennaio, 2015

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Colpo di stato Yemen: le milizie Houthi de facto al potere

Yemen in tumulto. Ieri le milizie Houthi hanno preso d’assalto e poi conquistato il palazzo presidenziale. Il gruppo armato sciita de facto controlla il paese.

Assalto al palazzo presidenziale

Gli Houthi hanno provato il colpo di mano. Ieri hanno attaccato e, dopo un breve conflitto a fuoco con le forze di sicurezza, conquistato il palazzo presidenziale. Abd-Rabbu Monsour Hadi, presidente dello Yemen, in pratica è agli “arresti domiciliari” ha detto un funzionario del governo di Sana’a. La sua residenza privata è sorvegliata da truppe Houthi, ha poi aggiunto. Mohamed Al Bukhaiti, uno dei leader Houthi, ha dichiarato che “il presidente Hadi è in casa sua e se vuole può uscire”.

Non si sa a quale costo però, visto che Abdel Malik Al Houthi, il capo delle milizie, in un lungo discorso tenuto ieri, ha accusato proprio il presidente Hadi di essere il vero responsabile dell’escalation della violenza di questi giorni. Hadi è colpevole, secondo Al Houthi, di non aver rispettato gli accordi raggiunti nel mese di settembre: avevano sancito l’inizio del processo di condivisione del potere tra le autorità centrali post “primavera araba” e le milizie sciite del nord.

yemen saleh

L’ombra di Saleh e di Al Qaeda

Sabato scorso, dopo il rapimento di Ahmed Mubarak, capo dello staff presidenziale al lavoro sulla nuova costituzione, a opera delle milizie sciite, il presidente Hadi ha dato ordine all’esercito di riprendere la zona nord della capitale in mano agli Houthi sin da settembre. Questo tentativo delle truppe governative ha scatenato un’escalation di violenza che potrebbe, infine, sfociare in una guerra settaria.

Il presidente, il governo yemenita sono sostenuti dall’Arabia Saudita, leader religioso oltre che politico del mondo sunnita. Gli Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran, guida degli sciiti nel mondo. Gli eventi degli ultimi giorni possono essere letti come un confronto serrato tra le due potenze regionali.

In questo momento, però, a trarre vantaggio dalla ripresa del conflitto da una parte c’è l’ex presidente Ali Abdallah Saleh, deposto nel 2011, che ancora ha una notevole autorità sulle milizie sciite del nord, dall’altra l’Al Qaeda yemenita. Quest’ultima è stata combattuta dal governo, che ha anche permesso ai droni americani di bombardarne gli avamposti sul territorio di Sana’a, ma potrebbe diventare il “braccio armato” delle autorità contro gli Houthi in virtù della comune appartenenza sunnita.

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