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pubblicato: martedì, 24 febbraio, 2015

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E Civati corteggia Landini come interlocutore

pippo civati, comunali roma, magi

Cosa rossa. Una casa della sinistra italiana. E’ questa l’idea di Pippo Civati, volta a creare un polo a sinistra, dopo l’accentrarsi del Pd, via Renzi. E Civati, uomo Pd ormai dato dai bookmakers praticamente fuori il partito sorto nel 2007, pensa a Landini come interlocutore.

Civati scrive dal suo cliccatissimo blog, ciwati.it : “parlerò con Maurizio, non attraverso un’intervista, ma di persona, personalmente”, su un gruppo di “proposte convincenti e sostenibili, sul reddito minimo, la revisione delle aliquote, un modello di sviluppo del tremila e non degli anni cinquanta, un pacchetto di misure di contrasto all’illegalità, una prospettiva europea che non pecchi di provincialismo ma nemmeno di inerzia”. Parole, oggi. Fatti, a breve. Almeno questa è l’intenzione di Civati. Che difende Landini dall’attacco di Renzi (“ha perso nel sindacato, quindi fa politica”). Per l’esponente lombardo (ancora, vedremo per quanto) dem, invece, a Landini si coniuga il merito.

L’elogio a Landini

L’ex candidato alla segreteria del Pd elogia Maurizio Landini: “il leader della Fiom pone la questione della sinistra sociale”. Oppure critica Renzi: “provare a scrivere un progetto di governo diverso dall’attuale”. Torna su Landini: “sui punti qualificanti siamo d’accordo: uguaglianza, diritti, povertà, corruzione, riscatto sociale”, non nascondendo la necessità di una mediazione: “sugli strumenti, invece, è compito di tutti provare a condividerli e a individuare i migliori”.

maurizio landini fiom

Civati parla della sua personale proposta. E lo fa per mezzo di quello strumento lanciato lo scorso anno, Possibile a Livorno, “quella rete di persone è a disposizione per mettere in relazione tutti quanti, ‘politici’ e ‘sociali’, se posso dire così. E lo sta facendo, non senza difficoltà, ma con l’obiettivo – continua il leader dei civatiani – di arrivare a proposte convincenti e sostenibili, sul reddito minimo, la revisione delle aliquote, un modello di sviluppo del Tremila e non degli anni Cinquanta, un pacchetto di misure di contrasto all’illegalità, una prospettiva europea che non pecchi di provincialismo ma nemmeno di inerzia (chi festeggia il mezzo fallimento di Tsipras – per ora – è un irresponsabile, perché così l’Europa serve davvero a poco). Di questo parlerò con Maurizio Landini, non attraverso un’intervista, ma di persona, personalmente. E credo sia il momento che tutti quelli che si interrogano sulla questione, facciano altrettanto. Senza ricamarci su, ma scrivendo un progetto politico intorno al quale misurarsi, che metta in discussione (davvero) le (altre) minoranze del Pd, che hanno molto traccheggiato, nella speranza che il premier cambiasse verso. Ma lui, il verso non lo cambia. Anche se è sbagliato”.

Daniele Errera

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