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pubblicato: martedì, 3 marzo, 2015

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“A Melfi si lavora troppo”: venti neoassunti da Marchionne lasciano la Fiat

E’ già terminata, dopo poche settimane, l’esperienza lavorativa di una ventina di neoassunti allo stabilimento Sata San Nicola della Fca a Melfi. I lavoratori, tutti sotto i 30 anni, rientravano nel massiccio piano assunzioni (mille nuovi dipendenti, più il ritorno di 500 cassintegrati) voluto da Sergio Marchionne per il polo produttivo lucano, che è ormai specializzato nella produzione dei nuovi modelli Jeep Renegade e 500X e prossimo a diventare la più grande fabbrica di vetture in Italia. “I neoassunti si aspettavano un lavoro all’altezza delle loro qualifiche, ma dopo una settimana di formazione sono finiti a lavorare in linea”, dichiara al sito Today Emanuele De Nicola, segretario della Fiom Basilicata. Assunti dopo una selezione lunga e scrupolosa – diplomati con una valutazione non inferiore a 85/100 o laureati – i giovani dipendenti “sono passati dalla rappresentazione della fabbrica modello, ai ritmi infernali della catena di montaggio”, prosegue De Nicola: ed è questa la ragione che li ha spinti a interrompere il rapporto lavorativo con la multinazionale dell’auto. Troppo frenetici i ritmi di lavoro alla Fiat, secondo il rappresentante del sindacato: “I lavoratori anziani ci dicono che non ce la fanno più: negli anni ’70 c’erano i così detti fattori di riposo, con la nuova metrica di lavoro i ritmi sono insostenibili”. La responsabilità, secondo De Nicola, è da attribuire al taglio delle pause, che “ha auto effetti disastrosi sul fisico e sulla salute dei lavoratori” dello stabilimento di Melfi, dove in un solo turno vengono prodotte oltre 500 automobili. Insomma: le festose danze dei dipendenti di Melfi sulle note della canzone “Happy”, immortalate in un video dell’anno scorso, sarebbero già uno sbiadito ricordo.

Il mercato dell’auto torna a ruggire

Intanto, il mercato dell’auto – in America così come nel vecchio Continente – festeggia la sua nuova primavera dopo anni di vacche magre. Il fatturato dell’industria in Italia è tornato a salire e la sola Fca, da inizio anno, ha aumentato il suo valore in Borsa del 30%. Il Suv Jeep, fiore all’occhiello della scuderia Fiat-Chrysler, ha registrato un +23,8 negli acquisti di gennaio. L’auto, insomma, è tornata in cima ai desideri e alle spese delle famiglie, benestanti e non. Le nuove esigenze produttive, sollecitate dalla rediviva domanda, sono il motivo che ha indotto Marchionne ad ampliare il numero dei dipendenti di Melfi: gesto salutato da Renzi come il primo, prodigioso effetto del suo Jobs Act.

Marchionne: “Renzi non si preoccupi degli insulti”

“Renzi continui a fare il suo lavoro. Ho preso parecchi insulti anch’io, non se ne preoccupi”. Così Marchionne, a Ginevra. “Vedo tanta gente che urla sul palcoscenico della politica, mi viene quasi da ridere – aggiunge – La disoccupazione sta scendendo, il Pil dicono sia positivo, lo spread è sceso. Quale altro obiettivo abbiamo?”.

La precisazione di Ferdinando Uliano (Fim Cisl)

I neoassunti che hanno deciso di rinunciare all’impiego presso lo stabilimento Fiat di Melfi sono otto e non venti, come inizialmente era stato riferito dalla Fiom e riportato nell’incipit dell’articolo. E’ Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim Cisl, a fornire il numero esatto dei dipendenti dimissionari.

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14 Commenti

  1. GianFrancoDonati ha scritto:

    Sono 8 e non venti e quindi 1 per mille degli assunti. Contestualizzare dà una visione più organica del dato assoluto

  2. FrancaFelicini ha scritto:

    quindi, secondo l’estensore dell’articolo è meglio stare a casa sulle spalle di qualcuno, in attesa che arrivi il lavoro “sognato”…..questa è l’Italia, …..e perchè mai bisognerebbe dare il reddito di cittadinanza a tutti ? pagato con le tasse dei pensionati e di quelli che lavorano, malgrado gli schifiltosi che dopo averlo trovato se ne lavano le mani? che credevano, perchè hanno il diploma superiore stanno per diritto a fare gli impiegati? è il mercato che da la scelta, non i lavoratori…..quanto tempo sprecato a far crescere cittadini alimentati a pane e diritti…ma non a rimboccarsi le maniche come fecero gli italiani dopo la guerra……si prospetta un avvenire incerto per questi “lavoratori inconsapevoli che saranno soppiantati da forza lavoro migrante”

  3. Ruben Bernardino ha scritto:

    ma da quando in qua, per lavorare in catena di montaggio, è richiesto il diploma o la laurea?

  4. SaraSierra ha scritto:

    Ruben Bernardino A dire il vero, sulle linee lavorano da anni moltissimi diplomati, e molti direttori di stabilimento, laureati, hanno incominciato la loro carriera a partire da un’UTE. Piuttosto potremmo domandarci: da quando in qua un laureato non è in grado di leggere un contratto e capire quale è la mansione per la quale viene assunto? In più, dovremmo anche chiederci esattamente di che laureati e diplomati stiamo parlando, perchè l’articolo non va nel dettaglio. Una laurea in filosofia purtroppo, in ambito produttivo, vale più o meno quanto un diploma (probabilmente meno di un diploma in discipline tecniche)

  5. SaraSierra ha scritto:

    GianFrancoDonati Effettivamente non so se il numero possa essere il fattore più eclatante di questa notizia. Che si tratti del 2% o delo 0,8%, stiam sempre parlando di numeri marginali. Piuttosto è interessante quello che possiamo apprendere, da questo dato, del reale impatto della crisi (e forse in parte delle sue cause)

  6. Giannantonio Coppe ha scritto:

    Non è che si lavora troppo e che si impiegano diplomati e laureati in lavori manovali per denigrare noi italiani la Fiat o FCA va chiusa e restituisca tutti i nostri soldi

  7. Alessandro Sopetti ha scritto:

    Non tutti i lavori sono adatti a tutte le persone, 20 su 1500 neo assunti credo sia fisiologico.

  8. Gianni Gia ha scritto:

    con le nueve regole di lavoro piu’ schiavitu’ per tutti

  9. Adriano Buoso ha scritto:

    Se chiude la Fiat, chiude l’Italia!

  10. Domenico Rusconi ha scritto:

    Se devi campare un’esistenza laureato o meno un lavoro manuale (non MANOVALE) lo fai. Punto.

  11. Cesare Erri ha scritto:

    Spero solo che l’abbiano fatto avendo già in mano un’alternativa. Diversamente, cosa pensarne … non rispolvero l’aggettivo per non scatenare eccessive reazioni.

  12. Giannantonio Coppe ha scritto:

    Hai ragione ma poi si lamentano che sono vecchi e non hanno esperienza i nostri giovani sono la vergogna marchione e chi la pensa come lui per non pagare le tasse in un paese che gli ha regalato migliaia di migliardi va via

  13. Pino Castrogiovanni ha scritto:

    una percentuale di fighetti, raccomandati, sindacalisti e vagabondi è quasi obbligatoria, oggi non è più possibile nascondersi in aziende organizzate per cui si prendono strade meno tortuose e si denuncia la ditta per sfruttamento…….

  14. SaraSierra ha scritto:

    Scusa Giannantonio, ma da quando un diplomato è automaticamente inidoneo a svolgere un lavoro “manovale”? Inoltre, tu sai in cosa sono laureate le persone di cui si parla in questo articolo? Io no, per cui non do per scontato che si tratti di ingegneri.

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