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pubblicato: giovedì, 12 marzo, 2015

articolo scritto da:

L’Italia e l’Euro: sfatiamo alcuni miti

bce-foto

La storia dell’Italia nell’Euro è anzitutto una storia dei miti e delle false credenze che si sono addensati intorno alla moneta unica in alcuni momenti cruciali della storia nazionale dell’ultimo quindicennio, a partire dal fantomatico peccato originale del presunto cambio “sbagliato” della Lira contro la divisa europea.

L’inflazione galoppante

In realtà, siccome il cross era stato congelato senza trauma alcuno già il 1 Gennaio 1999, la famigerata vampata inflazionistica percepita nel 2002 in concomitanza con l’inizio della circolazione fisica dell’Euro, piuttosto che ad una fantomatica sottovalutazione della Lira, era evidentemente da imputare ad un mercato interno poco concorrenziale, in cui molti operatori approfittarono del cambio di stagione per ritoccare i prezzi nell’indifferenza del governo nazionale allora in carica.

Curiosamente la ben nota leggenda delle 1.500 Lire come “quotazione giusta” per l’Euro contraddice sfacciatamente un’altra delle più comuni e infondate credenze sulla moneta unica, quella secondo cui la divisa europea, a causa delle sua eccessiva forza, avrebbe danneggiato irreparabilmente gli esportatori italiani, quando invece il commercio estero è l’unico indicatore della nostra economia che dagli anni 2000 ad oggi mostri, sia in senso  assoluto, sia in  comparazione con gli altri Paesi, un andamento soddisfacente. Le tanto discusse divergenze osservate tra economia tedesca ed economia italiana dal 2004-2005 in poi quindi, più che all’Euro e al tasso di cambio Lira/Euro, vanno ricondotte al percorso di riforme allora intrapreso da Berlino e colpevolmente rimandato da Roma.

La tempesta dello spread

La confusione tornò a circondare la moneta unica nel 2011, allorché la risalita del differenziale BTP-Bund dai minimi, su cui esso era stato schiacciato per dieci anni proprio dall’introduzione dell’Euro, diede adito all’idea che la moneta unica comportasse per l’Italia in qualche modo un aumento del costo del debito. In realtà i tassi di finanziamento italiani nel 2011 (6% sul decennale) non erano storicamente alti –erano piuttosto i tassi tedeschi ad essere eccezionalmente bassi- e bastava tornare al anni ‘92 per osservare sui nostri titoli decennali spread (7%), interessi nominali (14%) e reali (inflazione al 5%-6% contro il 2%-3% del 2011) molto, molto più alti. A conti fatti sul fronte degli interessi per l’Italia l’Euro è stato un affare, solo che l’impossibilità di espandere il debito pubblico illimitatamente, come piacerebbe alla classe politica, invece che essere accettata come universale condizionamento delle leggi economiche, è stata spacciata per una specie di imposizione dell’Euro e della BCE, che -si dice con linguaggio volutamente improprio- si rifiuterebbe di “stampare moneta”.

spread fed

La politica della BCE

A ben vedere la BCE genera moneta elettronica su commissione delle banche come tutte le altre banche centrali, mentre le è vietato per statuto finanziare direttamente i governi alle aste primarie, come è vietato alla  FED, alla BOE e anche alla BOJ: queste banche centrali effettuarono invece acquisti di titoli di stato sul mercato secondario, come d’altronde ha fatto la stessa BCE. Proprio l’Italia anzi è stata la prima beneficiaria  (€ 103 Md.) del programma di acquisto di obbligazioni governative SMP dell’Eurotower e (€ 110 Md.) e del programma di finanziamenti agevolati alle banche LTRO che è servito a fornire indirettamente liquidità i governi con problemi di funding nella fase più acuta della crisi a cavallo tra il 2011 e il 2012.

Successivamente la BCE è nuovamente intervenuta a manipolare il mercato obbligazionario, prima “verbalmente” nell’estate del 2012, con l’annuncio del programma OMT, la cui sola virtuale esistenza determinò un nuovo crollo dei costi di finanziamento  per  l’Italia, e  poi  fattivamente  nel  2015, con  un  programma  di  acquisti di  titoli  di  stato potenzialmente illimitato (QE) fortemente  sponsorizzato da Roma e invece apertamente osteggiato dalla Bundesbank. Che l’ulteriore compressione dei costi d’indebitamente dell’Italia sia del tutto artificiale è dimostrato  dal  grave  deterioramento  subito  dalla  posizione  finanziaria  della  Banca  d’Italia  nell’ambito Eurosistema nel corso del 2014, che documenta ingenti flussi di capitali in uscita dal nostro Paese; tali passività comunque sono automaticamente nettate nell’ambito del sistema di pagamenti  Target-2, uno strumento di solidarietà tra banche centrali nazionali che non esiste negli USA -ove le FED regionali sono tenute per regolamento a liquidare periodicamente le rispettiva posizioni finanziarie con cessioni di asset– e che ha suscitato un aspro dibattito in Germania, mentre è stato del tutto ignorato al di qua delle Alpi, probabilmente perché poco funzionale alla costruzione del mito politico di una BCE indifferente od ostile all’Italia.

Attigua anche se non necessariamente inerente all’Euro è in fine la questione dei vincoli di bilancio comunitari. A tale proposito occorre notare che l’Italia, oltre a detenere a livello generale il triste  record delle procedure d’infrazione UE, con specifico riferimento alla finanza pubblica ha chiuso dal 2000 ben 8 esercizi con un disavanzo superiore al 3% del PIL e non si è mai avvicinata neppure in un solo esercizio al limite del 60% del PIL previsto per il debito pubblico, senza mai essere per questo sanzionata; per cui il continuo riferimento all’esistenza di un presunto vincolo giuridico esterno alla disciplina di bilancio nell’ambito della dialettica politica italiana, sia in chiave perorativa, sia in chiave polemica, appare del tutto infondato se non mistificatorio.

In definitiva, delle molte fosche credenze che aleggiano intorno all’Euro nessuna regge davvero ad un’analisi rigorosa ed oggettiva dei fatti: esse risultano invece essere tutte semplici miti strumentali alla strategia comunicativa di una classe politica incapace di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e dei propri errori.

Dario Bortoluzzi


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6 comments
Alessandro Casasso
Alessandro Casasso

Complimenti perché non era facile, con poche e semplici parole, smontare la retorica anti euro con fatti e cifre.

ExPD
ExPD

Questo autore è veramente disinformato e confonde pure le cose: per esempio il 60% di debito sul PIL non era un requisito la cui mancanza fosse sanzionabile. In compenso, l'Italia ha sottoscritto un accordo PER RIDURRE il debito fino al 60% in un certo numero di anni (fiscal compact). Questo sì che costerà lacrime e sangue. Se ne è dimenticato l'autore? Che articolo deficiente!

DarioBortoluzzi
DarioBortoluzzi

@ExPD Il testo e` molto sintetico. Per il deficit si puo` essere sanzionati e l'Italia non e` mai stata sanzionata. Per il debito/PIL, se non esiste sanzione, a maggior ragione non esiste un vero vincolo giuridico. Quanto al Fiscal Compact, come vedi nei fatti viene anch'ess completamente ignorato come e` stato disatteso il vincolo del 3%.

ExPD
ExPD

@DarioBortoluzzi 

Sono d'accordo che il testo è sintetico. L'Italia però E' STATA più volte messa sotto procedura d'infrazione (ma come, non si ricorda?) o, in altri casi, l'Europa ci ha dettato le regole per evitare la procedura (serve un miliardo in più, blablabla) e noi, pronamente, abbiamo taciuto ed eseguito (l'ultima volta è stata proprio con Renzi, dopo gli 80 euro). A differenza di Germania e Francia, che hanno sforato il deficit prima di noi e nessuno s'è sognato di protestare. Stiamo parlando di un periodo di 15 anni, può succedere di non ricordare, ma vedere altri derogare alle regole che loro stessi impongono con voce tonante, non è una cosa che si dimentica facilmente.

Per quanto riguarda il Fiscal Compact, lei si sbaglia. E' QUESTO il primo anno in cui dovrebbe essere messo in pratica (se non si cambia idea). 

Guardi che rapporto debito/PIL al 60% e Fiscal Compact sono la stessa cosa: gli accordi prevedevano un tempo di 20 anni in cui far convergere il rapporto al 60%, e il periodo di 20 anni parte adesso. Si faccia due conti e poi mi spieghi come pensa di pagare.


Codiali saluti.

DarioBortoluzzi
DarioBortoluzzi

@ExPD @DarioBortoluzzi  Non è vero. Quando la Francia e la Germania sforarono si duscusse la possibilità di sanzioni, ma l'Eurogruppo, allora presieduto da Trmonti decise di non comminare sanzioni. Esattamente quello che è successo quando a sforare è stata l'Italia. Quanto al Fiscal Compat, come vede, dovrebbe essere messo in pratica ma il debito/PIL dell'Italia sta continuando a salire, il che conferma quanto scritto dal mio articolo, cioè che l'Italia, quando non può/non le interessa non applica i regolamenti europei.

Riccardo Desantis
Riccardo Desantis

nel breve si...abbiamo avuto un grande afflusso di capitali che ha fatto fluttuare il pil...ma in economia si ragiona oltre che sul breve pure sul lungo termine e nel lungo non è tutto rose e fiori come molti,non so se in mala o buona fede, vorrebbero far credere