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pubblicato: sabato, 28 marzo, 2015

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Colombia: massiccio intervento armato nell’Alto Naya

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Colombia: sebbene i negoziati tra le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) e l’amministrazione Santos, in rappresentanza dello Stato Colombiano, vadano avanti da ormai due anni e mezzo (essendo stati formalmente aperti nel settembre 2012), continuano a ripetersi episodi sintomatici di una realtà piuttosto diversa da quella che i rappresentanti, dall’Avana (Cuba) – luogo dei negoziati –, vorrebbero trasmettere.

Colombia: il comunicato

Risale alla scorsa domenica, 22 marzo, un comunicato di Corporación Justicia y Dignidad, associazione per i diritti umani con sede a Buenos Aires (Dipartimento di Cauca), che rivelava l’improvvisa operazione congiunta di un plotone dell’esercito nazionale e della squadra antinarcotici, per un totale di trecento uomini, nel Municipio di Buenaventura.

Ragioni del Governo e i sospetti delle comunità locali

Sebbene l’intervento armato nell’Alto Naya sia stato apparentemente giustificato dalla necessità di sradicare cellule criminali coinvolte nel narcotraffico, i rappresentanti delle associazioni locali per i diritti umani, e quelli delle comunità afro-colombiane che abitano la zona, hanno denunciato il rischio di violenti scontri tra le forze governative e quelle degli insorti, che rischierebbero di creare un alto rischio per la popolazione locale di rimanere coinvolta.

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Altri, ancora, temono che l’operazione sia volta a coprire l’accesso nel Municipio di Buenaventura ai corpi paramilitari, mercenari che illegalmente agiscono a protezione di interessi occulti, presumibilmente economici. Un simile scenario, fanno notare le associazioni per i diritti umani, si era già verificato svariati anni fa, nel 2001, quando l’esercito aveva coperto l’intervento di paramilitari nella zona, i quali si erano poi resi responsabili del tristemente noto “massacro di Naya”, durante il quale 35 persone, principalmente appartenenti alle comunità indigene e afro-colombiane, persero la vita, e per le quali giustizia non è ancora stata fatta.

Richieste delle associazioni per i diritti umani

Per questo motivo, le associazioni per i diritti umani hanno sollecitato il Difensore Civico e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite affinché avviino una missione di accertamento dei fatti, e predispongano le misure più opportune al fine di proteggere le comunità locali da eventuali scontri.

Possibili effetti sui negoziati all’Avana

Fanno notare le associazioni denuncianti, che se l’operazione fosse veramente volta a sradicare il narcotraffico nel Municipio di Buenaventura, si sarebbe dovuto ricorrere ad una procedura concertata tra il governo centrale e le autorità locali. Cosa che, invece, non si sarebbe verificata.

È chiaro che se i sospetti delle associazioni dovessero rivelarsi fondati, l’operazione rappresenterebbe un decisivo passo indietro nella conduzione dei negoziati all’Avana, o quanto meno, sarebbe idonea a svelare un doppiogiochismo nella conduzione degli stessi da parte del Governo Santos.


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