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pubblicato: mercoledì, 1 aprile, 2015

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Spese pazze Valle D’Aosta, consiglieri regionali assolti perché “non sapevano”

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La legge non ammette ignoranza. Almeno fino a un certo punto. O meglio, dipende quali sono i soggetti che si dimostrano ignoranti. Sono queste le conclusioni a cui si arriva leggendo la sentenza del Tribunale penale di Aosta – riportata dal Corriere della Sera – che ha assolto 24 consiglieri regionali in rappresentanza di tutti i partiti, salvandoli anche dalla restituzione di una somma pari a 607.000 euro.

L’accusa era quella tipica di questi casi: peculato. In pratica, i soldi percepiti come rimborsi elettorali, invece di essere utilizzati per attività politica, venivano impiegati per spese di natura privata. E che spese.   Cene di lusso a base di mazzancolle fresche fatte arrivare per l’occasione, carne di capra, motorini, gioielli di lusso, ristrutturazioni di casa. Di tutto e di più. Tutto a spese del contribuente.

spese pazze valle d'aosta

Manca il dolo

Come i 24 consiglieri si siano salvati da una condanna sicura, va da sé. Dando per certi i fatti contestati dalla Procura, il Tribunale di primo grado ha assolto gli imputati perché non consapevoli di violare, con la loro condotta spendacciona, le leggi dello Stato. Insomma, essendo il reato composto da elemento oggettivo (fatto) ed elemento soggettivo (dolo), i giudici hanno ritenuto assente quest’ultimo e pertanto hanno chiarito come il reato in oggetto non potesse essersi concretizzato.

Giuridicamente, non fa una piega. Basta sfogliare qualunque manuale di diritto penale per rendersi conto che, senza dolo, un reato non esiste. Qualche dubbio, tuttavia, sorge spontaneo: davvero i consiglieri regionali non sapevano che, comprando con soldi pubblici destinati all’attività politica un motorino, avrebbero infranto la legge? E con quali modalità il tribunale ha desunto l’assenza del dolo?

La condotta, ancorché penalmente irrilevante, getta qualche ombra sulle modalità con le quali viene gestita la regione valdostana. Soprattutto, su chi la gestisce: persone incapaci di intendere e di volere. Lo dice una sentenza.


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6 comments
MarcoPeruzzi
MarcoPeruzzi

Mi spiace, ho letto l'articolo e non mi trovo d'accordo. Il governo Monti modifico' la legge sui rimborsi a partire dal 1 gennaio 2013, proprio perchè la legge allora in vigore, datata 1972 non era per nulla chiara e soprattutto non definiva se i gruppi consigliari erano organici al consiglio, quindi enti pubblici oppre no. io mi incazzo molto per i benefit di cui gode la classe politica, degli sperperi etc. infatti la cosa che mi indigna è che nemmeno tramite corte dei corti in alcuni casi, come questo della vda non si riescano a recuperare i fondi. però lei che è un giurista, non dovrebbe confondere l'etica che ribadisco indigna anche me, con la legge, allora favorevole ai rimborsi.. sa qual'è la mia sensazione? che nel dispositivo leggeremo che il fatto non costituisce reato, proprio perchè le linee guida di quella legge, che ho letto, non erano per nulal chiare. così come non mi è chiaro il concorso in peculato..che reato è? al massimo è peculato del capogruppo, i consiglieri se hanno avuto i rimborsi da un soggetto, che profilo penale avrebbero? dico questo, perchè ho provato a fare le pulci codice penale alla mano ai consiglieri piemontesi ma non ci sono riuscito. Saluti, Marco.

Rodolfo Bolla
Rodolfo Bolla

Ogni tanto i media ci danno la conferma che buona parte dei politici che fanno riferimento ai partiti tradizionali, oltre che ad essere dei LADRI sono anche degli IGNORANTI. Insomma, i consiglieri regionali della Valle d'Aosta non sapevano che spendevano badilate di soldi pubblici (tasse dei contribuenti) in modo non consentito dalla legge. Rubavano "a loro insaputa". Ed ecco finalmente la conferma che, per i politici ogni reato è giustificabile e giustificato. E' per loro sufficiente non conoscere leggi, norme e regolamenti. Un nuovo privilegio dei politici, a nostra insaputa?