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pubblicato: giovedì, 23 aprile, 2015

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Italia 2016, le previsioni della Morgan Stanley: +1,7%. Riforme “Ora o mai più”

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“Ora o mai più” quello che potrebbe sembrare l’ennesimo slogan politico è invece la sintesi della Morgan Stanley  delle previsioni sull’andamento dell’economia italiana.

La degli analisti della banca americana tesi è interessante: la crescita italiana oggi non è irresistibile, anzi è debole quanto basta da costringere il Paese ad accettare il prezzo delle riforme, ed è per questo che la spinta economica aumenterà e il prodotto interno lordo del 2016 sarà superiore alle previsioni degli osservatori e dello stesso governo.

Italia ‘sweet spot’

Ciò che gli analisti di Morgan Stanley considerano ancora sottovalutato è il contesto politico. L’Italia si troverebbe in una particolare situazione (definita ‘sweet spot’: il punto giusto di ripresa) nella quale “non è troppo debole da impedire che le riforme procedano, ma “non è nemmeno così forte da spingere per l’ennesima volta a mettere i cambiamenti strutturali in fondo alla lista delle cose da fare”.

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Morgan Stanley prevede “passi in avanti”

Per la Morgan Stanley ci saranno “ulteriori passi avanti” nel mercato del lavoro e delle banche, e sono convinti che alla fine Renzi riuscirà ad approvare una riforma elettorale, che riuscirà a “migliorare la governabilità e ridurre la volatilità politica”, un fattore al quale i mercati tengono, perche li rendono “più positivi sulle prospettive di lungo termine”. Per queste ragioni, la “Renzinomics” come viene definita, ha buone chance di successo.

Gli analisti che firmano il rapporto – Daniele Antonucci, Alvaro Serrano e Antonio Reale – non sono ottimisti sui risultati del 2015, prevedendo un +7%, mentre lo sono sul 201: il Fondo monetario si aspetta un +1,1 e il governo prevede +1,4, Morgan stima +1,7% (un risultato che non si vede dal 2007).

La Morgan Stanley crede infatti “che l’Italia abbia buone chances di emergere da due decadi di quasi stagnazione”, attraverso la serie di riforme messe in atto: il taglio del cuneo fiscale è “decisivo per il recupero di competitività”, mentre la riforma del mercato del lavoro – “nonostante i suoi limiti” – “è altrettanto importante”. Per vederne gli effetti occorrerà attendere “uno o due anni”.

Riforma Pa e giustizia

Mancano ancora all’appello pubblica amministrazione e sistema giudiziario: “Se le riforme verranno applicate, il giudizio sarà migliore e potrebbe contribuire al miglioramento del rating sovrano”.

“Bicchiere mezzo pieno”

Nella valutazione delle riforme, l’analisi della Morgan Stanley compara il grado di risposta negli ultimi tre anni alle raccomandazioni dell’Ocse. Nello studio l’Italia “è più o meno nella media in termini di sforzi compiuti, mentre Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia sono sotto la media. Il bicchiere italiano ‘è mezzo pieno'”, perché la pressione dei mercati “è stata inferiore a quella che si è fatta sentire sui più piccoli”. Ma se in Spagna “le riforme si sono concentrate nel ridurre i costi e aumentare la competitività”, queste hanno fatto “perdere posti di lavoro e aumentato la frammentazione politica”, in Italia invece “sembra che stia diventando più facile fare impresa”, grazie anche agli incentivi fiscali per le assunzioni.

Principali criticità

Ciò che manca all’Italia è una soluzione al problema dei crediti deteriorati delle banche. La Morgan Stanley spera quel che si augurano tutti i mercati: la creazione di una ‘bad bank’ pubblica (una società costituita allo scopo di ricevere e smaltire crediti anomali) che se ne faccia carico. Ma quello che in passato è stato concesso ai tedeschi da Bruxelles, oggi non sembra più possibile, ed ecco perché si parla dell’ipotesi di una un ‘veicolo’ che permetta di alleggerire i bilanci da quelle voci: se ci si arrivasse, il “Rote” (Return on tangible equità, l’indicatore che misura il tasso di rendimento sul patrimonio netto, di fatto l’efficienza del sistema bancario) dell’Italia migliorerebbe di 150-160 punti base.


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2 comments
Giovanni Avanzi
Giovanni Avanzi

mai più. Se le riforme consistono nel comprimere i salari a favore delle rendite finanziarie meglio MAI PIU'.