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pubblicato: mercoledì, 7 maggio, 2014

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Abuso di potere Thailandia, premier costretto a dimettersi

Si è abbattuta una nuova “bufera” sulla Thailandia: dopo quasi tre anni dall’insediamento del governo, quest’ultimo sembra già arrivato al capolinea: al centro dell’attenzione Yingluck Shinawatra. La corte costituzionale thailandese ha indicato la strada delle dimissioni al premier che, secondo i giudici, avrebbe commesso un grave abuso di potere.

I fatti contestati risalgono a tre anni fa quando, secondo le ricostruzioni, Yingluck – con il benestare di nove ministri del suo governo – avrebbe promosso suo cognato, il generale Priewpan Damapong, a responsabile della sicurezza nazionale, rimuovendo dall’incarico Tawil Pilensri. Per i giudici la scelta “illegale e anti-etica” non è stata dettata da “interessi nazionali” ma unicamente dal conseguimento di “benefici politici” che Tawil ostacolava, per cui Yingluck “non può più mantenere il suo ruolo politico”.

yingluck shinawatra

La situazione politica thailandese non è stabile in questo particolare momento, ma già di per sé, l’assetto istituzionale, si presenta complesso – giocano un importante ruolo i movimenti di piazza ma anche l’esercito e il re – si teme che la destituzione del primo ministro possa portare a un’ulteriore aumento dell’instabilità. L’opposizione sin da Novembre ha intensificato le manifestazioni contro il governo di Yingluck, accusata di essere solo una marionetta nelle mani del fratello Thaksin, ricco imprenditore e proprietario di diverse televisioni oltre che primo ministro fino al 2006 – quando il suo governo venne interrotto da un colpo di stato – e poi fuggito all’estero perché – proprio come la sorella – condannato per abuso di potere.

L’opposizione esulta per il risultato della sentenza ma le cosiddette “camicie rosse” ovvero i sostenitori di Thaksin, quindi del partito adesso nelle mani di Yingluck, hanno già annunciato che “libereranno le strade” dalle forze anti-governative: in molti temono che nei prossimi giorni possa cominciare un’escalation di violenza con protagoniste le opposte fazioni, altri si dicono fiduciosi in una “pacifica transizione”, in attesa delle elezioni previste per il 20 Maggio.

Guglielmo Sano

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