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pubblicato: lunedì, 8 giugno, 2015

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Confcommercio non crede ancora al governo e fischia il ministro Guidi

federica guidi-cc

Gli imprenditori chiedono interventi sulla spesa pubblica e di abassare la pressione fiscale e sono ancora scettici sull’efficacia degli interventi pubblici.
É quanto emerge dall’assemblea di Confcommercio, dove l’intervento del presidente Carlo Sangalli sulla lotta agli sprechi pubblici è stato salutato con gli applausi degli imprenditori. Le parole di Federica Guidi, ministro dello Sviluppo Economico nel governo Renzi invece non hanno sortito lo stesso effetto, provocando in due occasioni i fischi della platea.

I fischi per la Guidi

L’uditorio in particolare non è stato entusiasta delle parole iniziali del ministro la quale aveva inopportunamente parlato di recessione “alle spalle”.
I fischi poi sono partiti nuovamente quando la Guidi ha definito così gli 80 euro distribuiti dal governo: “Nessuna misura è risolutiva, ma gli 80 euro sono una delle più grandi restituzioni ai ceti-medi bassi.”
Il ministro tuttavia è stato apprezzato quando ha riconosciuto lo sforzo sostenuto dagli imprenditori: “ I sacrifici fatti negli ultimi anni credo abbiano contribuito a far sì che il Paese abbia retto e si possa pensare abbiamo davanti futuro migliore.”
La Guidi ha quindi promesso agli astanti che l’intenzione del Governo è di non far scattare le clausole di salvaguardia: “Abbiamo molte iniziative in vista, a partire dalla delega fiscale che ci consentirà di razionalizzare una pressione tributaria ormai insostenibile per le pmi. Ne approfitto per ribadire la ferma intenzione del governo di non far scattare le clausole di salvaguardia: se vogliamo un Paese dove l’impresa è viva, dobbiamo smetterla di tassarla a morte.”

confcommercio

Gli applausi per Sangalli

Maggiormente apprezzato il discorso del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, il quale pur riconoscendo i primi segnali di crescita: “effettiva, seppure timida” punta il dito sulla spesa pubblica quale principale ostacolo alla ripresa: “ Per trasformarla in crescita non c’è alternativa. Bisogna ridurre la spesa pubblica.”
Per Sangalli il problema della spesa pubblica non risiederebbe unicamente nella sua elevata entità, ma sarebbe anche assolutamente mal distribuita, dando luogo ad inutili sprechi e non si può: “pensare di usare sempre la tassazione come paracadute delle inefficienze.”
Per Sangalli: “ogni euro recuperato dal minor costo del debito pubblico, nonché dalla lotta all’evasione fiscale, va restituito ai contribuenti in regola con l’immediata riduzione delle aliquote Irpef.”
Tuttavia gli studi di Confcommercio trasmettono ancora dati allarmanti su crescita e Pil; solo nel 20127 si ritornerà al Pil del 2007, mentre solo nel 2030 si rivedrà la stessa spesa per le famiglie.


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