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pubblicato: martedì, 16 giugno, 2015

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Italicum: Democrazia a rischio? – Convegno con Termometro Politico a Milano

slide proiettata durante un convegno sulla legge elettorale

Italicum: convegno a Milano con la partecipazione di Termometro Politico

Se il costituzionalismo è “la tecnica giuridica delle libertà” e se la legge elettorale è materia di sicuro rilievo costituzionale, allora ben si comprende perché sul tema si addensino le più intense riflessioni, gli azzardi più lirici della Corte costituzionale, i dibattiti più intensi in seno alle università.

Tra questi ultimi, anche quello che si è svolto all’Università Cattolica di Milano, giovedì 4 giugno, orchestrato dal collettivo universitario ULD – Studenti di Sinistra e l’associazione “ORA – Costituente” dal titolo “Italicum: Democrazia a rischio?”.
All’incontro hanno partecipato l’avv. Felice Besostri, del collegio di avvocati che ha fatto in modo che la Consulta dichiarasse incostituzionale il cd. Porcellum (l. n. 270 del 21 dicembre 2005, dichiarata nulla con sent. Corte Cost. 1 del 2014); il dott. Nicola Dessì, dell’Università del Piemonte Orientale, il prof. Massimo Carli, dell’Università Cattolica, Valerio Colombo di Ora – Costituente e Piotr Zygulski, redattore di Termometro Politico.

Gli interventi dei relatori

Dopo l’introduzione della dottoressa Barbara Boschetti, l’intenso dibattito ha toccato tutti gli aspetti del tema. Nel confronto è emersa una prospettiva più votata alla governabilità, che dalla necessità di profonde modifiche strutturali all’intero sistema costituzionale ha fatto discendere la centralità del principio maggioritario, viatico di un rinnovato pathos decisionistico; dall’altro, il patrocinio alla vecchia massima  per cui in democrazia “conta molto di più come si governa rispetto a chi governa”, dal quale si è fatta discendere una spiccata preoccupazione per gli alti livelli di disproporzionalità offerti dalla nuova disciplina (l. n. 52 del 6 maggio 2015, cd. Italicum)  e per l’altissimo tasso di astensione.
Elementi, questi ultimi, sviscerati dalle indagini statistiche di Piotr Zygulski, che ha condotto delle attente comparazioni tra i vari sistemi elettorali, vigenti e non: dal cd. Mattarellum, alla legge che disciplina l’elezione del Parlamento europeo, dal Porcellum all’Italicum passando per il Consultellum, ossia la disciplina di risulta della declaratoria di incostituzionalità. Sono proprio i due sistemi elettorali partoriti dal nostro Parlamento rispettivamente nel 2005 e poche settimane fa ad indicare i più alti tassi di distorsione rispetto a una fedele proporzionalità tra la composizione parlamentare e i voti espressi dal corpo elettorale.

proiezione slide su intenzioni di voto

Trattandosi di impianti proporzionali e non maggioritari, considerando anche la propensione tripolare assunta dal sistema politico negli ultimi anni, si tratta di elementi che hanno suscitato nell’uditorio una notevole apprensione. Compreso il dubbio che, tenuto conto dei flussi di voto sempre più imprevedibili, una legge progettata dal Partito Democratico sull’assunto implicito della sua centralità elettorale si riveli invece idonea per una inaspettata vittoria M5S. Quasi a predire una specie di “effetto boomerang”.
Si è accennato e discusso anche del tema dell’astensione. La circostanza per cui né la vecchia né la nuova legge tengono in alcuna considerazione tale dato, costituisce il profilo su cui l’avv. Besostri intende proseguire la sua battaglia innanzi alla Consulta, con obiettivo, adesso, la nuova legge. L’avvocato ha sciorinato una notevole casistica internazionale a sostegno della sua convinzione sul carattere incostituzionale della disciplina licenziata con una questione di fiducia dal Governo Renzi.
Preoccupazioni condivise dal dott. Dessì che, comparando l’esperienza italiana con quella anglosassone, ha mostrato con equanimità che potrebbe anche imboccarsi la strada di una ridefinizione maggioritaria del nostro sistema elettorale ma a condizione di esplicitarne la natura e soprattutto di introdurne tutti gli annessi presidi di garanzia, da una ridefinizione dei quorum per l’elezione dei giudici della Corte Costituzionale e dei membri del CSM sino ad una radicale riforma dei regolamenti parlamentari. Correzioni, queste, di cui non sembra si discuta.
Meno inquieto e più favorevole alle istanze di governo, invece, il prof. Carli, che nell’evidenziare l’instabilità governativa che ha caratterizzato l’intera nostra storia costituzionale, ha guardato con risolutezza al futuro: ben vengano i correttivi di garanzia, ma ben venga innanzitutto un forte consolidamento della maggioranza di governo, che solidamente affronti le sfide anche di giustizia sociale che i prossimi anni dischiudono. Sino a toccare l’eventualità di fare tutto ciò con questa legge elettorale: il cd. porcellinum, come l’ha ribattezzato Zygulski. Un Porcellum un po’ più timido, che mantiene in gran parte lo stesso impianto del suo predecessore, introducendo tuttavia un correttivo elettoralistico, quel secondo turno che consolida politicamente l’attribuzione del premio di maggioranza.

immagine del convegno sulla legge elettorale Italicum promosso con la collaborazione di termometro politico

Ha chiuso i lavori Valerio Colombo, di Ora Costituente, che ha rammentato agli astanti come un ragionamento critico e contro-egemonico sia ancora possibile: secondo direttrici di solidarietà e uguaglianza, per mezzo di un recupero della sovranità necessaria – innanzitutto da un punto di vista di rappresentanza parlamentare e democratica – a riprendere il possesso del circuito politico-economico.

La Corte e la Costituzione: tra politica e diritto

In ogni caso, è da considerare la significativa ed innovativa apertura che la Corte in occasione della sentenza sul Porcellum ha introdotto, con riguardo ai criteri di ammissibilità delle questioni che le vengono proposte. Un’apertura che ha indotto qualcuno a parlare dell’introduzione in via pretoria di un ricorso diretto alla Corte nell’ipotesi di lesioni di diritti costituzionali (come quelli di elettorato attivo e passivo). In tal senso, ben si spiega la delicatezza che ammanta l’elezione dei giudici costituzionali che andranno a sostituire i precedenti, cessati dall’incarico: due scranni sono già vuoti, un terzo si attende che cessi: così che le forze di maggior rilievo possano spartirsi equamente i nomi.

Una partita consueta, questa; che, però, nel caso di specie, si identifica in maniera del tutto inedita con il probabile giudizio sull’Italicum: a questo punto, sono niente meno che le “sensibilità” dei giudici che verranno in rilievo a dirimere le sorti della legge che – come diceva Don Sturzo – “dopo la Costituzione, è la più importante nell’ordine costituzionale”. Il giuridico non è mai stato così politico.

Giuseppe Carlino


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