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pubblicato: martedì, 7 luglio, 2015

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Il governo ignora il Parlamento su interpellanze e interrogazioni

Renzi "Non cambierò l'Italicum"

Disintermediare per sopravvivere. Sembra essere questo il motto di un governo, il Renzi I, che ha fatto di tweet e di slide il suo pane quotidiano. L’indirizzo politico non lo danno più le infinite riunioni di partito o le adunate in sezione con i militanti. Oggi basta un videomessaggio con lavagna alle spalle, un gelato offerto ai giornalisti stranieri o una chiacchierata con Del Debbio a Quinta Colonna.  Così anche la funzione del Parlamento ne esce pesantemente ridimensionata. Basta osservare i dati sull’attività delle Camere relativi all’attuale legislatura (governi Letta-Renzi) aggiornati al mese di maggio per accorgersene.

Secondo le banche dati del Sindacato ispettivo di Montecitorio e Palazzo Madama, infatti, fino a due mesi fa su 22.622 tra interpellanze e interrogazioni parlamentari presentate nell’attuale legislatura, il governo ha risposto solo a 7.322 di queste, pari al 32,3%. Numeri che, se sviscerati ancora, mettono in rilievo quanto il governo tenda a snobbare maggiormente il Senato rispetto alla Camera. A Palazzo Madama, infatti, le risposte alle interrogazioni/interpellanze di ministri e Presidente del Consiglio sono state in tutto solo 1.333 cioè poco più del 20% rispetto alle quasi 6mila (5.968) presentate. Alla Camera il governo riesce a far meglio, ma con numeri ancora molto risicati: 5.989 risposte su 16.654 (35,9%). Eppure, proprio al Senato una maggioranza vera e propria non c’è. I numeri ballano e gli scossoni per il governo continueranno a farsi sentire soprattutto quando in aula arriveranno le riforme calde (Rai, Senato, unioni civili).

I numeri impietosi dei governi Letta-Renzi sono addirittura peggiori di quelli raccolti nella legislatura precedente. Come riportava Open Polis a fine 2014, infatti, il governo Berlusconi IV aveva risposto al 39,33% delle interrogazioni parlamentari presentate mentre il governo tecnico guidato da Mario Monti si era fermato al 29,33%.

Una situazione questa che, secondo il componente di Sel della Giunta del regolamento e dell’Ufficio di Presidenza della Camera Gianni Melilla, “impedisce ai parlamentari, tanto di minoranza quanto di maggioranza, l’esercizio di una loro prerogativa fondamentale volta ad assicurare piena trasparenza, conoscenza e controllo del complesso dell’attività dell’esecutivo”. Se aggiungiamo anche il “ricorso sistematico alla decretazione d’urgenza – ha concluso Melilla al fattoquotidiano.it – ci rendiamo conto del livello inaccettabile di limitazione dei poteri costituzionali delle Camere”.


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9 comments
Valeria Nari
Valeria Nari

Ha risposto fin troppo ,via via avanti cosi .

Trevisani Giuseppe
Trevisani Giuseppe

"22600X 5minuti Fanno 113. 000minuti che divisi per 60 fanno 1883 ore che ulteriormente divise per 8 ore di seduta diventano 235 giorni di risposta a interrogazioni per la maggior parte inutili se non dannose.

Stefano Chiaramello
Stefano Chiaramello

@Ketty Gattoro.. un parlamento serio non avrebbe portato il paese nella situazione di M in cui si trova ora..

Alessandro Sopetti
Alessandro Sopetti

Basta vedere il contenuto degli emendamenti per dire che strumentalizzando la democrazia, (non intendo assolutamente dire che sia meglio una dittatura) il paese rimane fermo in un'epoca dove le decisioni devono tenere il passo con il vontinuo cambiamento della società e di quello che accade intorno a noi.

Ketty Gattoro
Ketty Gattoro

peccato però che siano tutti lì per lo stipendio e quindi il governo fa quel che vuole, un parlamento serio avrebbe già fatto cadere questo governo. Se riesce a fare le riforme che ha in mente, allora si che saremo al totalitarismo.

Stefano Chiaramello
Stefano Chiaramello

Sarebbe troppo bello... Purtroppo invece il governo è appoggiato da una maggioranza in parlamento che se volesse può farlo cadere in qualsiasi momento! Per questo non prevedo rischi di totalitarismi a breve termine... ;)

Antongiulio Banelli
Antongiulio Banelli

Ma io farei qualcosa di ancora migliore: aboliamo direttamente il Parlamento! Anzi, direi di più: aboliamo pure le elezioni! E lavori forzati per chiunque osi dissentire dal governo, così risolviamo anche il problema della disoccupazione...!

Stefano Chiaramello
Stefano Chiaramello

Giusto... così almeno si va avanti! se no saremmo ancora al punto di partenza!