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pubblicato: venerdì, 10 luglio, 2015

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Grecia: la luce in fondo al tunnel

tsipras, fotografia grecia

Grecia: i creditori stanno valutando le proposte inviate dal governo Tsipras: l’obiettivo è quello di evitare l’uscita dall’Eurozona. Ottimismo ad Atene, disponibilità ma anche fermezza dalla controparte.

Grecia: la proposta di Tsipras

Il pacchetto di misure proposto dal governo di Atene ammonta a 12 miliardi di euro tra quest’anno e il 2016: equivale a 5 punti e mezzo del PIL greco. La Grecia si impegna ad aumentare l’IVA sui ristoranti (aliquota aumentata al 23%), gli alberghi (13%), alcuni servizi sanitari, in più si prevedono tagli alle pensioni, l’eliminazione del regime fiscale di favore per gli agricoltori e gli armatori (abolite le agevolazioni sulla benzina) e l’aumento dell’imposta sugli utili delle società (passa dal 26% al 28%). A quanto pare l’età pensionabile verrà innalzata a 67 anni (ai lavoratori greci resterà la finestra dei 62 anni se in possesso di 40 anni di contributi). Via lo sconto IVA alle isole entro il 2016.

Ai rappresentanti dei creditori il compito di esaminare tali misure: al più presto l’Eurogruppo conoscerà la loro risposta. Il piano di Tsipras è legato all’ottenimento degli aiuti previsti dall’ESM, ovvero il “Fondo Salva Stati”: se la trattativa andasse a buon fine le casse elleniche sarebbero coperte fino al 30 giugno 2018 (nuovo prestito di 53,5 miliardi di euro: sarebbe il terzo salvataggio per la Grecia).

grecia tsipras

Grecia: lo scoglio tedesco

La partita a scacchi sull’asse Atene-Bruxelles sta volgendo a favore del leader di Syriza, infatti, risulta che la proposta abbia riscontrato un certo favore nelle controparti. Tuttavia, la Germania non ci sta a cedere. Il nodo più importante da sciogliere resta la ristrutturazione del debito greco caldeggiata anche da parte Usa: agli inviti di Washington, il ministro delle Finanze tedesco Schauble ha risposto con un tweet: “facciamo uno scambio tra Grecia e Portorico”.

Intanto, anche Syriza si spacca. Panagiotis Lafazanis, ministro dell’energia greco e sostenitore della “linea dura” all’interno del partito di Tsipras, ha ribadito che la cosa più umiliante per Atene sarebbe accettare un terzo memorandum e relative misure d’austerità. D’altra parte, il premier ellenico ha lasciato liberi i suoi deputati sul voto al possibile accordo, potendo contare sull’appoggio dell’opposizione rappresentata da Nea Demokratia, Pasok e To Potami. Però, se il piano dovesse passare grazie a queste forze, l’attuale esperienza di governo sarebbe conclusa. Le alternative sarebbero due: governo di unità nazionale – ipotesi preferita dai creditori – oppure elezioni anticipate.


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14 comments
Antonio Polese
Antonio Polese

Anche Tsipras dovrà accettare il ricatto, allora era tutta una sceneggiata ,la Grecia nn si solleverà più è condannata al potere forte.

Nicola Michele Donvito
Nicola Michele Donvito

A te sembrano cazzate, ma se fossi informato lo chiederesti a gran voce pure tu.

Valeria Nari
Valeria Nari

Se un paese vuole crescere deve fare riforme come sta facendo il nostro premier .

Stefano Silvestri
Stefano Silvestri

Ieri era un eroe oggi è una bestia. Sarà mica che credere così tanto nei referendum e nel populismo è da allocchi piuttosto? E' sempre colpa degli altri, non siete mai voi a essere fessi?

Amedeo Franchi
Amedeo Franchi

Ha capito che o si faceva così o era default, addio UE ed euro.

Maurizio Ricci
Maurizio Ricci

1. TANTO REFERENDUM PER NULLA! TSIPRAS CALA LE MUTANDE DAVANTI ALLA MERKEL E PRESENTA UN PIANO LACRIME E SANGUE CHE È PEGGIO DI QUELLO RIGETTATO DOMENICA! 2. PENSIONI, IVA, AVANZO PRIMARIO FINO AL 3%, PRIVATIZZAZIONI, RIFORMA FISCALE: IERI IL PACCHETTO ERA UN ‘CRUDELE ESPERIMENTO DI AUSTERITY’, OGGI L’UNICA VIA D’USCITA 3. IN CAMBIO DI 13 MILIARDI IN TAGLI E RISPARMI, LA GRECIA NE CHIEDE 59 IN PRESTITO. MA LA MINORANZA DI SYRIZA VUOLE BOCCIARE IL PIANO, CHE OGGI SARÀ VOTATO IN PARLAMENTO 4. “È UN MEMORANDUM COME QUELLO DEI GOVERNI CHE ABBIAMO CACCIATO, INACCETTABILE” 5. I GRECI NON OTTENGONO NEANCHE IL TAGLIO DEL DEBITO, AL MASSIMO SCADENZE PIÙ LONTANE E INTERESSI PIÙ BASSI. E NEL BUNDESTAG C’È CHI VUOLE COMUNQUE SFANCULARLI