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pubblicato: mercoledì, 22 luglio, 2015

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Ciad: comincia il processo contro Hissène Habré

hissene habre

Ciad: cominciato a Dakar, Senegal, dinnanzi ai giudici del Palais de Justice, il processo a Hissène Habré, ex-presidente del Ciad dal 1982 al 1990.

Ciad: il processo a Hissène Habré

Hissène Habré dovrà affrontare la giustizia senegalese nel corso dei prossimi mesi. Accusato di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e tortura, commessi durante la sua brutale dittatura dal 1982 al 1990, l’ex-presidente del Ciad, 72 anni, è comparso dinnanzi ai giudici di Dakar Lunedì 21 luglio.

Il processo, che avrà luogo nel corso dei prossimi mesi, è il risultato dello sforzo concertato di varie sezioni della società civile ciadiana. Clément Abaifouta, presidente dell’Associazione Ciadiana delle Vittime dei Crimini di Hissène Habré ha applaudito l’inizio del procedimento nei confronti dell’ex-dittatore come l’esito tanto atteso di un lungo e tortuoso percorso cominciato quasi 25 anni fa, dalle vittime della dittatura di Habré. Souleymane Guengueng, sopravvissuto alle carceri del Ciad di Habré, è un altro attore della complessa vicenda che ha portato al processo iniziato lunedì. Guanguang, nel corso degli scorsi 10 anni, si è impegnato a raccogliere le testimonianze di decine di vittime della dittatura e delle loro famiglie.

Ciad: la dittatura di Hissène Habré

Hissène Habré, tra il 1982 e il 1990, onde governare il paese, si è servito di un corpo di polizia segreta, conosciuto come Direction de la Documentation et de la Sécurité (DDS). Secondo fonti affidabili, l’ex-dittatore sarebbe stato a conoscenza delle brutali pratiche impiegate dal DDS. Tra queste, migliaia di esecuzioni, sparizioni forzate, torture e detenzioni illegali.

Secondo Human Rights Watch, la dittatura avrebbe causato circa 12000 vittime, tra cui 1200 morti. Habré si sarebbe reso responsabile anche di pulizia etnica nei confronti dei gruppi che si erano opposti al suo regime, tra questi gli Hadjerai e gli Zaghawa.

hissene habre

Ciad: il rovesciamento di Hissène Habré

Successivamente al colpo di stato che aveva rovesciato il regime di Habré, costringendolo a fuggire in Senegal, vari tentativi di avviare procedimenti penali nei suoi confronti erano stati intrapresi in Senegal e Belgio, facendo leva sullo strumento della giurisdizione universale. Il tutto si era risolto in un nulla di fatto, dacché le autorità senegalesi, sino al 2012, avevano rifiutato di dare esecuzione tanto ai provvedimenti di accusa dei giudici del Senegal, tanto alle richieste di estradizione avanzate dal Belgio.

Con l’elezione a presidente del Senegal di Macky Sall, nel 2012, la situazione è cambiata. Questi aveva, infatti, garantito l’impegno affinché l’ex-dittatore ciadiano venisse perseguito penalmente, onde accontentare le richieste della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale e le pressioni provenienti dalla Corte Internazionale di Giustizia che, in una importante sentenza, aveva ritenuto il Senegal in violazione degli obblighi nascenti dalla Convenzione contro la Tortura e altre Pene o Trattamenti Crudeli, Inumani o Degradanti.

D’altro canto, il Ciad, sebbene Habré fosse stato condannato alla pena capitale in absentia, non aveva mai richiestone l’estradizione. Né la Corte Penale Internazionale avrebbe potuto intervenire in merito, data la sua giurisdizione temporale limitata a partire dal 2002.

Ciad: la giurisdizione universale

Alla fine, il processo è stato iniziato dinnanzi alle Camere Africane Straordinarie, la cui istituzione è stata incoraggiata dall’Unione Africana. L’ex-presidente ciadiano è stato tradotto dinnanzi ai giudici di Dakar grazie all’istituto della giurisdizione universale che, a certe condizioni, consente alle corti di uno stato di perseguire penalmente i responsabili di determinati reati particolarmente gravi senza che vi sia alcun legame tra la nazionalità dell’imputato o delle vittime, o il luogo in cui il reato è commesso, e la corte giudicante.

Il procedimento avrà una durata probabile di svariati mesi e, laddove Habré dovesse essere giudicato responsabile, potrebbe concludersi con la pena dell’ergastolo.


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