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pubblicato: venerdì, 24 luglio, 2015

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Tassa sui condizionatori, la bufala costa una figuraccia a Salvini

Matteo Salvini leader della Lega Nord

La tassa sui condizionatori non esiste: è una “bufala”, una notizia non vera o comunque imprecisa nei contenuti diffusi perché non riguarda le famiglie, non ammonta a 200 € e non è stata introdotta dal Governo Renzi che intanto continua a spingere sull’annunciato taglio delle tasse.

Si tratta di un falso fatto di cronaca con sfumature quasi “apocalittiche” per tutti noi che vediamo nel condizionatore l’unica ancora di salvezza per tenere testa a “Caronte” e sopravvivere all’afa e al caldo torrido di questo luglio sopra le righe. Non è dunque affatto vero, al contrario di quanto circolato ieri in Rete, che le famiglie italiane dovranno sborsare i 200 € annui paventati o altre somme a titolo di imposta per il possesso dei condizionatori.

Nessuna tassa sui condizionatori

Si sa che con l’estate le notizie scarseggiano e spesso alcuni fatti tendono ad essere travisati, ingigantiti, stiracchiati per diventare virali nel giro di pochissimo tempo grazie ad internet e ai social media. Salvo poi rilevarsi, appunto, delle vere e proprie bufale, strumentalizzate da sedicenti associazioni dei consumatori, ma anche da politici noti per cavalcare l’onda emotiva dei cittadini preoccupati dall’eventuale introduzione di nuovi oneri e balzelli da parte dello Stato.

Salvini sicuro: “Renzi obbedisce a Bruxelles”

Tra questi, il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, che non ha perso occasione per strumentalizzare la “notizia” (falsa) ed attaccare dalla sua pagina Facebook il Governo ed il Premier Renzi, inquadrando peraltro il fatto come l’ennesima vessazione dell’Europa sul nostro Paese:

Sasso: “Ci vorrebbe tassa sui condizionatori di opinione pubblica”

Proprio al leader del Carroccio è rivolta la risposta, via Facebook, del mentore di Proforma Giovanni Sasso. A Salvini la critica di aver strumentalizzato la notizia “terrorizzando milioni di italiani, accusando Renzi di obbedire a Bruxelles”. Sasso chiude il suo piccato post così: “Ci vorrebbe una tassa, ma alta, sui condizionatori di opinione pubblica”.

Disciplina ispezioni impianti climatizzazione estiva

L’origine della questione nasce, effettivamente, da una normativa europea, quella in materia ambientale, risalente addirittura al 1991  ed aggiornata nel 2002 (Direttiva 2002/91/CE), ma non pienamente recepita dall’Italia, tanto da comportare, nel 2006, l’apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea  (procedura n° 2006/2378). L’infrazione riguardava proprio, tra le altre cose, la carenza nel nostro ordinamento della disciplina delle ispezioni sugli impianti   per   la   climatizzazione estiva.

La procedura di infrazione , conclusa nel luglio 2012, ha comportato la richiesta  alla Corte di Giustizia dell’Unione  Europea  di  condanna dell’Italia per attuazione incompleta e  non  conforme  della  citata direttiva 2002/91/CE.

L’Italia non ha quindi potuto fare più a meno di adeguarsi alle prescrizioni europee in materia, provvedendo ben prima dell’insediamento del Governo Renzi, cioè nel 2013,  con il decreto del Presidente della Repubblica n. 74, attuato successivamente dal ministero Sviluppo Economico con il decreto 10 febbraio 2014.

La normativa nel dettaglio

La normativa prevede l’introduzione di un unico libretto di manutenzione per caldaie e climatizzatori in quanto parti integranti del complessivo sistema di climatizzazione di un ambiente. L’obbligo di tenuta del libretto scatta, tuttavia,  solo per sistemi di climatizzazione con potenza nominale minima di 12 kilowatt, equivalenti a circa 43000 BTU. Si tratta quindi di impianti grandi e complessi, certamente non tipicamente “famigliari” poiché formati da almeno 4 o 5 unità per ambienti superiori a 150 mq.

Non riguarda impianti “famigliari”

Ed è sempre unicamente su questi sistemi di condizionamento che sono previsti controlli periodici a cadenza quadriennale con l’obiettivo di valutare l’efficienza del sistema e verificare l’assenza di perdite di gas nocive per l’ambiente.

Silvia Barbieri

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