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pubblicato: lunedì, 27 luglio, 2015

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Intercettazioni, magistrati e giuristi contro l’emendamento Pagano

intercettazioni

Mentre alla Camera dei Deputati approda la riforma del Codice penale, al cui interno sta la legge delega al governo in tema di intercettazioni, magistrati e giuristi non mandano giù l’emendamento presentato dall’onorevole di Ap Alessandro Pagano, che prevede che “chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate, è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni”.

Cantone (Anac): “Captazione segreta ha consentito di colpire le mafie”

Il presidente dell’Autorità Nazionale Anti-corruzione Raffaele Cantone, in un’intervista al Corriere della Sera, ha sottolineato come, in alcuni casi, la registrazione nascosta di dialoghi sia stata determinante per accertare illeciti gravi.

“È proprio grazie a quei colloqui rubati che è stato possibile inferire dei colpi seri alla criminalità organizzata” ha spiegato il magistrato ai microfoni del quotidiano di via Solferino, aggiungendo che “è uno strumento invasivo, può danneggiare immagini e reputazioni. Ma intanto l’estorsore è finito in cella”. “Ecco, vorrei che si tenesse conto di questo dato nella formulazione della futura norma”, ha, poi, aggiunto Cantone.

Gratteri: “Un regalo ai criminali”

Per Nicola Gratteri si tratta di un “regalo alle mafie”. Intervistato dal Fatto Quotidiano, il magistrato si scaglia contro il bavaglio alle intercettazioni: “Noi sproniamo continuamente i cittadini a collaborare con lo Stato nella lotta alle mafie, chiediamo che denuncino, che non siano omertosi. È davvero molto grave lanciare il messaggio che lo Stato adesso vuole l’opposto, ovvero punire l’imprenditore che ha la prontezza di registrare col cellulare chi lo minaccia o gli chiede il pizzo”. “Anche perché”, ha poi proseguito il procuratore di Reggio Calabria ” gli avvertimenti avvengono una volta sola, poi arrivano le bombe”.

Gratteri ha, poi, sottolineato che si tratta di “un grande deterrente per chi vuole aiutarci nella lotta alle mafie”. Inoltre, per il magistrato la norma che prevede il rinvio a giudizio o l’archiviazione entro 3 mesi dall’inizio delle indagini pena l’avocazione del provvedimento “segnerebbe la fine delle indagini per mafia”.

riforma giustizia sabelli

Sabelli (Anm): “Norme pericolose”

“Altro che tre mesi…In indagini complesse come quelle di mafia, terrorismo e corruzione, solo ascoltare migliaia di intercettazioni, scrivere informative di polizia e le eventuali richieste di misure cautelari, per migliaia di pagine, richiede parecchi mesi” ha commentato Rodolfo Maria Sabelli ai microfoni della Repubblica.

“Oggi”, invece, spiega il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati “il pm ha fino a 2 anni di tempo per investigare, ma poi non ha un termine altrettanto rigido per attendere le informative di polizia, studiare gli atti e fare le eventuali richieste cautelari”. In sostanza, per Sabelli ipotizzare solo tre mesi d’indagini “significa amputare le indagini”.

Oltre alla questione privacy, un altro punto molto dibattuto riguarda il diritto all’informazione. Sabelli si è chiesto se la punizione delle intercettazioni abusive “sia proprio una norma necessaria visto che nel codice ci sono già due articoli per punire condotte di questo tipo”.

“Il punto fondamentale – ha, quindi, proseguito Sabelli – è che il diritto all’informazione va assolutamente salvaguardato. Quindi le strade possibili sono due: prevedere un’aggravante nella diffamazione per chi offende utilizzando registrazioni fraudolente. Oppure dire espressamente che l’attività del giornalista è esclusa secondo la nota giurisprudenza in tema di rapporto tra reato di diffamazione e diritto di cronaca e di critica”.

Il ministro Orlando prende le distanze dalla norma

Se il Movimento Cinque Stelle è salito sulle barricate promettendo battaglia in Parlamento, il Partito Democratico e il ministro della Giustizia Andrea Orlando hanno preso le distanze dall’impianto della norma.

“Non è l’orientamento del governo prevedere la galera per i giornalisti: c’è ancora il bicameralismo, vedremo il testo finale” ha spiegato il Guardasiglli, mentre la relatrice dem Donatella Ferranti si dice “disponibile a riflettere su piccoli aggiustamenti che possano servire a chiarire” la norma. Da Area Popolare, invece, arriva l’attacco di Maurizio Lupi: “Chi straparla dell’emendamento di Ap sulle intercettazioni come di un ‘bavaglio alla stampa’ non sa quel che dice” ha affermato l’ex ministro, che ha aggiunto che questo “è il risultato di un confronto positivo tra le diverse forze di maggioranza su un tema che dieci anni fa era un tabù”.

Per mettere una pezza al problema, il Pd ha presentato un emendamento al ddl sul processo penale a firma David Ermini e Walter Verini, che esclude la punibilità per chi raccoglie immagini o audio senza il consenso dell’interessato non solo nel caso in cui vengano usati in un’inchiesta giudiziaria, ma anche in un’inchiesta giornalistica o per la difesa personale. “Credo che anche la rapidità con la quale si è ritenuto di dover riscrivere la norma dimostri che non c’era alcuna volontà di colpire la stampa” ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Ottimista anche il Viceministro alla Giustizia, Enrico Costa. “Da un primo esame degli emendamenti ritengo che ci siano le condizioni per una seria e coerente intesa di maggioranza che, pur riaffermando garanzie già previste in termini generali dall’ordinamento, confermi i principi di civiltà giuridica che hanno ispirato il testo del provvedimento”.


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