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pubblicato: venerdì, 31 luglio, 2015

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Mattarella: “Mi auguro che le riforme vadano in porto”

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“Mi auguro che il percorso di riforme in itinere vada in porto dopo decenni di tentativi non riusciti, non entro nel merito delle scelte, che appartengono solo al Parlamento, ma mi auguro che il processo vada in porto, è uno dei punti nevralgici di questa legislatura”. Questo il monito lanciato ieri dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la Cerimonia del Ventaglio, occasione per il capo dello Stato di tracciare un bilancio dei primi sei mesi di mandato al Quirinale. Dopo aver elogiato la UE per gli interventi sull’immigrazione e dopo aver sottolineato che la lotta alle mafie e alla corruzione deve essere sempre tra le priorità assolute dello Stato, Mattarella è tornato a sferzare i partiti sul tema delle riforme.

Nessun rischio di “un uomo solo al comando”

“Le riforme devono avere due finalità – ha detto Mattarella – l’efficienza del sistema e la partecipazione, l’accrescimento del processo democratico. La democrazia deperisce quando non c’è partecipazione e quando il processo decisionale è privo di efficienza”, ha aggiunto il Presidente della Repubblica, il quale ha anche sottolineato che nel nostro ordinamento il capo dello Stato non è un “uomo solo al comando, non è possibile. L’equilibrio tra i poteri dello Stato è una garanzia che presidia il carattere autentico della democrazia così come è designata in Costituzione”.

“Il parametro del comportamento del Presidente della Repubblica – ha aggiunto Mattarella – deve essere solo la Costituzione e le sue regole. Il Presidente della Repubblica non può intercettare o bloccare scelte o leggi che spettano a governo e Parlamento. Di fronte a scelte compiute da altri organi il mio dovere è rispettarle. Io ho le mie opinioni, ma devo accantonarle e su questo rispetterò sempre la Costituzione”.

Pur consapevole che negli ultimi mesi il dibattito politico abbia raggiunto livelli di scontro molto accesi, Mattarella, prendendo a prestito una metafora calcistica giù utilizzata in occasione del discorso di insediamento, ha affermato di non aver alcun motivo di lamentarsi “del comportamento dei giocatori. Certo, ci sono state turbolenze, momenti di tensioni, intemperanze nate per dare maggiore forza alle proprie idee. Rinnovo quindi con fiducia l’invito ai giocatori a comportarsi con correttezza”.

sergio mattarella

I giovani e il Sud Italia, la corruzione e l’Europa

Come già in altre occasioni, il capo dello Stato è tornato a parlare di giovani e Mezzogiorno: “Ci sono segnali di ripresa – ha detto Mattarella – ma occorre svilupparli e incoraggiarli e farne un uso il più accorto possibile. Non possiamo abbandonare un’intera generazione e il Sud”.

In merito alla lotta alla corruzione, il capo dello Stato l’ha definita una “priorità assoluta. È un impegno di civiltà che deve essere condotto da tutta la società, da tutte le istituzioni pubbliche”. Quella della corruzione, ha dichiarato Mattarella, “è una situazione gelatinosa che si combatte con rigore. E rigore vuol dire trasparenza”. Il Presidente è certo che “dove la legalità diminuisce, la società paga altissimi costi sociali ed economici”.

Un prezzo altissimo, in termini di vittime, che l’Europa e il mondo stanno pagando anche a causa del terrorismo, “il pericolo principale di questi anni” che “va combattuto anche culturalmente offrendo possibilità di convivenza contro l’esasperazione della campagna di odio del fondamentalismo”.

Dopo aver elogiato la UE sulla ripartizione dei migranti, Mattarella ha affermato che non è “positivo il clima che si respira in Europa. C’è la sensazione di un’Europa in affanno, stretta da sentimenti populistici”. Per questo motivo, bisogna avere “coraggio e saggezza”, poiché senza il progetto dei Padri Fondatori oggi “saremmo più deboli e in balia di eventi imprevedibili e incontrollabili”.

“L’Europa è un nostro ideale, uno storico approdo, ma non possiamo nasconderci la sensazione di un affievolimento dei vincoli di solidarietà dell’Unione”, ha concluso il Presidente della Repubblica, sottolineando che “tutti abbiamo guardato con apprensione” alla situazione della “popolazione amica” greca. L’Europa, ha detto Mattarella, “è in affanno perché stretta da sentimenti populisti o da angusti egoismi di presunta ed erroneo interesse nazionale”.

 


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