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pubblicato: giovedì, 15 maggio, 2014

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Rai, tutti i partiti contro il taglio da 150 milioni

“Con Floris abbiamo avuto uno scontro violento sulla Rai, una discussione un tantinello accesa”. così il premier Matteo Renzi ha commentato lo scontro avuto ieri sera a Ballarò con il conduttore Giovanni Floris in merito alla spending review con i 150 milioni di tagli previsti per la Rai.

Tutto nasce da una domanda di Floris: “La Rai deve mettere 150 milioni, ma Mediaset quanto mette?”. “La Rai”, risponde Renzi, “è partecipata dallo Stato. Lo so che fa confusione dopo dieci anni di Berlusconi, ma le comunico che Mediaset appartiene a Berlusconi, la Rai allo Stato italiano.

renzi floris

Ma il giornalista insiste e chiede al premier se, tassando solo la Rai, non si rischi di favorire Mediaset. Accesa la risposta del premier: “Io penso che la Rai appartiene ai cittadini, non ai partiti politici. Per questo ho scelto, a differenza dei miei predecessori, di non mettere mai bocca in una discussione sui palinsesti, sui conduttori, sui direttori e sulle trasmissioni della Rai”. E per quanto riguarda i tagli: “Abbiamo iniziato a ridurre i costi dei politici, i dirigenti pubblici hanno un tetto agli stipendi, le sembra normale che la Rai sia l’unica realtà che debba far finta che non sia successo niente? Anche la Rai deve partecipare alle spese… Caro Floris mi dispiace, ma tocca anche a voi”.

E nella notte di martedì, al termine della trasmissione, Renzi twitta: “Niente paura. Il futuro arriverà anche alla Rai. Senza ordini dei partiti. #cambiaverso #italiariparte”.

In merito alle dichiarazioni di ieri sera riguardo i tagli, dura è stata anche la risposta del sindacato interno Usigrai: “Il presidente del Consiglio Matteo Renzi dice che non mette le mani nelle tasche degli italiani ma poi prende i soldi che 16 milioni di famiglie pagano per il Servizio Pubblico e li usa per altro. Dice che la Rai non deve essere dei partiti, ma la asservisce al governo stringendo il cappio del controllo economico. Peggio della vecchia partitocrazia. Dice che non si vuole occupare di Rai, ma poi indica quali pezzi vendere”.

Rai, botta e risposta Usigrai-Renzi

L’Usigrai interviene dopo le parole del premier Renzi sulla Rai: “Il presidente del Consiglio Matteo Renzi metta la faccia contro gli evasori: si vada a prendere quei 500 milioni di euro l’anno, e non i soldi dei cittadini onesti che pagano il canone” è stata la replica dell’esecutivo Usigrai al premier. “Dice che non mette le mani nelle tasche degli italiani ma poi prende i soldi che 16 milioni di famiglie pagano per il Servizio Pubblico e li usa per altro. Nulla fa contro gli evasori. Che restano ancora una volta impuniti. Dice che la Rai non deve essere dei partiti, ma la asservisce al governo stringendo il cappio del controllo economico. Peggio della vecchia partitocrazia. Dice che non si vuole occupare di Rai, ma poi indica anche quali pezzi vendere”. “Con un taglio di 150 milioni – insiste il sindacato dei giornalisti della tv pubblica – Renzi mette in ginocchio un’azienda e a rischio il posto di lavoro di migliaia di famiglie. Con questa operazione non colpisce gli sprechi, ma i lavoratori. E l’autonomia del servizio pubblico”.

Renzi ribatte cosi alla nota dell’Usigrai: “La Rai non è né dei conduttori televisivi né dei sindacalisti dell’Usigrai. La Rai – sottolinea in un forum al Mattino durante la sua visita a Napoli – appartiene ai cittadini che la pagano attraverso il canone e la fiscalità generale”. Dichiarazioni a cui ribatte prontamente Vittorio di Trapani, segretario Usigra: “Ha ragione Renzi: la Rai non è dei conduttori e non è dell’Usigrai. Ma non è neanche del capo del governo. Che invece vuole decidere cosa la Rai deve vendere o chiudere. La Rai è dei cittadini. A partire da quelli onesti che pagano il canone per avere il servizio pubblico”.

I partiti contro i tagli – Emendamenti trasversali in Senato per evitare i tagli (150 milioni) previsti per la Rai dall’articolo 21 del decreto Irpef. Diverse le ricette e le alternative proposte ma la richiesta di sopprimere tutto l’articolo arriva dal Pd, Lega, Fi e M5S. Sempre dal Pd la richiesta di sostituire il taglio con il 50% del recupero del canone.

Alessandra Scolaro

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