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pubblicato: mercoledì, 5 agosto, 2015

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Tg3, lettera anonimo di un giornalista contro la direttrice Bianca Berlinguer

nella sede del tg3 foto di bianca berlinguer

Una lettera al vetriolo è quella che, interamente pubblicata sul Giornale, un giornalista del Tg3 rivolge a Bianca Berlinguer, da sei anni direttrice della testata della Terza rete.
La lettera: “Con questa direzione tante fughe illustri”
“Sei anni di questa Direzione hanno prodotto la più grande fuga di colleghi nella storia del Tg3” si legge nella missiva, che sottolinea come il telegiornale, una volta definito Telekabul, ha “perso ottime professionalità e, tra quelli che non hanno scelto la fuga, molti sono stati emarginati e umiliati, come il compianto Santo Della Volpe. Il collega Piro, nel solito, deprimente silenzio della redazione, solleva una questione legittima, ma forse il tempo è scaduto”.

“Il nuovo Cda nomini un nuovo direttore”

L’autore della lettera, poi, non lesina attacchi alla Berlinguer: “Se Dio vuole (o Allah, Buddha, Shiva o chi preferite), la prossima settimana avremo un nuovo Cda, mi auguro composto, questa volta, da persone competenti. E tra non molto avremo un nuovo Direttore, mi auguro provvisto, questa volta, di grande spessore umano, oltre che professionale”. Per il giornalista, infatti, “il Tg 3 va incontro ad una epocale riorganizzazione redazionale della Rai con un bilancio a dir poco disastroso”.

Riforma Rai continua ad incassare critiche

Alla direttrice, poi, l’autore della missiva imputa anche la sola preoccupazione per la conduzione: “Mi chiedo: se una collega si preoccupa solo della conduzione, è proprio necessario che si faccia nominare anche Direttore? Purtroppo anche questa domanda, molto diffusa in redazione, arriva a tempo scaduto”.

“Alcuni amici ironizzano sul ritardo con cui diamo le notizie”

La missiva, poi, se la prende anche con il ritardo con cui la testata ha dato alcune notizie: “Alcuni miei amici, ottimi colleghi della carta stampata, ironizzano sul nostro vezzo di dare spesso le notizie del giorno prima, ma anche nei nostri corridoi si ride di questa bizzarra usanza”. I riferimenti sono quelli relativi alla “sentenza della strage di Brescia” e alla “clamorosa scoperta della Nasa”.

“Le notizie, spesso, le facciamo decantare, come il Brunello” scrive il giornalista che ha ironicamente proposto un “referendum redazionale per cambiare il nome” alla testata: “Avremmo potuto chiamarlo: Ripubblica.it, oppure “È già ieri” si legge nella missiva. Augurando, poi, buone vacanze, il giornalista conclude che “il Tg3 avrebbe meritato un epilogo meno imbarazzante”.

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