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pubblicato: lunedì, 21 settembre, 2015

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Alexis Tsipras, meriti propri e demeriti altrui

elezioni in Grecia tsipras esulta con braccia aperte

Lo stesso numero di voti. Lo stesso numero di seggi (o giù di li). La stessa alleanza di governo, ma con parlamentari più fedeli. Questo il sunto estremo del trionfo di Alexis Tsipras nella tornata elettorale greca del 20 settembre.

Mai scordarsi che alla vigilia delle sue dimissioni in agosto (dimissioni dovute, non esistendo più la maggioranza di governo con la scissione di oltre 30 deputati della sinistra di Syriza) la popolarità del primo ministro greco si attestava al 40%. E che tra le strategie del fronte d’opposizione a Tsipras c’era quello di far slittare il voto il più tardi possibile (si era parlato anche del 27 settembre) per far perdere il “momentum” al leader di Syriza. In questa ottica furono letti i tre giorni pieni presi dal leader di Unità Popolare Lafazanis per il suo mandato esplorativo (come capo del governo) in quando leader del terzo gruppo parlamentare più numeroso: far perdere più consensi possibili al governo posticipando il più possibile il voto.

Tattiche e strategia tutte sconfitte dall’affermazione di Tsipras e dalla scomparsa parlamentare dei suoi nemici più tenaci (ovvero, il fronte interno).

Ma andiamo con ordine:

-I demeriti altrui.

Diciamocela tutta: Alexis Tsipras è un politico vero. Fiuta il vento, ed è abile nei cambi di passo. Ma al tempo stesso, per quanto abbia fatto molto i conti con la realtà negli ultimi tempi, non può destare un briciolo di tenerezza. Tsipras ricorda la figura di quei riformatori alla Gorbaciov: desiderosi di imprimere al proprio paese delle riforme, ma utilizzando politiche e parametri non in linea con l’ambiente circostante. Se Gorbaciov voleva riformare il paese iniettando elementi di capitalismo senza snaturare però la peculiarità socialista dell’Unione Sovietica, Tsipras intende cambiare politica economica alla Grecia rispetto ai vincoli europei…senza però lasciare la stessa Europa!

Un aspetto che lo ha costretto di fatto ad accettare i diktat di Bruxelles, nonostante il referendum sul memorandum di inizio luglio (resto dell’idea che quel referendum fosse la classica “pistola carica” sul tavolo della trattativa con l’Ue…). E soprattutto aspetto che ha spinto alcuni del suo partito, che proprio per questo ne uscirono, a chiedere a gran voce il ritorno alla dracma: occorre cambiare così radicalmente l’economia ellenica che la stessa permanenza nell’Unione non consentirebbe questo cambio di passo, sostenevano Lafazanis e compagni, mentre Varoufakis guardava pensando alla sua prossima rinumerata consulenza.

Contraddizioni interne alla sinistra greca che però nulla hanno potuto…contro la debolezza degli avversari! Per quanto negli ultimi giorni i media enfatizzassero l’aspetto da “buon padre di famiglia” di Meimarakis, trattasi pur sempre del leader pro tempore di Nuova Democrazia. Ovvero il partito considerando più corresponsabile (assieme al Pasok, ridotto al lumicino per questo) dello sfacelo economico degli ultimi anni.

In una dialettica politica polarizzata tra austerità filo-tedesca e nuove ricette elleniche, Tsipras ha avuto sempre la meglio. E si è confermato come il primo leader del primo partito del paese nonostante qualche cedimento ai burocrati europei.

A inizio luglio scrivemmo che il fronte del Sì stava facendo di tutto per perdere la propria causa referendaria (basti pensare ai comizi di Samaras e Venizelos a favore del memorandum e alla conferenza stampa di Juncker per il “Sì”). Ecco, oggi possiamo dire che Tsipras spesso ha facile gioco nel beffarsi di un partito che aveva al suo interno figure come Karamlis e Samaras.

-I meriti propri.

In ogni caso Tsipras non sfrutta solo le circostanze. Ma ha anche dei meriti. In primo luogo nel delineare il suo partito ormai come un classico “single issue party”, per dirla all’anglosassone.

Il continuum destra-sinistra viene meno, la priorità è la lotta contro un certo tipo di Europa, contro una certa politica economica e sotto sotto per il ripristino di qualche forma di sovranità dello stato greco.

In questo senso Syriza si colloca pienamente, soprattutto dopo il voto di ieri, nell’alveo dei “Partiti della Nazione”.

Fa riflettere (ma lo fa dal gennaio 2015…) il feeling tra Tsipras e il leader dei Greci Indipendenti, vero ago della bilancia della partita, Panos Kammenos: che cos’è Anel se non…una Syriza di destra! Ovvero, degli scissionisti da Nuova Democrazia contrari alla trojka ed ai conseguenti, in patria, governi d’unità nazionale a guida Papademos (il Monti ellenico)?

Un rapporto che si è solidificato domenica sera, con Kammenos che raggiunge la sede di Syriza per festeggiare accanto al suo premier. Mentre a gennaio si era limitato, la mattina dopo le elezioni, a recarsi da Tsipras dopo una telefonata in cui gli si chiedeva gentilmente di mettere a disposizione i suoi 13 seggi in cambio del tanto agognato ministero della Difesa.

Una nuova sensibilità, quasi un nuovo cartello. Ed i “compagni” di Syriza lanciano l’ovazione quando il conservatore di destra Kammenos sale sul palco assieme al leader.

I compagni del Kke definirebbero “sinistra borghese” quella di Tsipras.

Ma sappiate che tra noi chi già lo considera un alfiere del centro politico.

-Note a margine.

Infine, delle note a margine su queste elezioni. In primo luogo da segnalare come il Pasok attraverso lo strumento della Coalizione Democratica con Dimar (altra scissione da Syriza, ma questa volta da destra…ricordate la prima fase dei governi Samaras prima della chiusura di Ert?) sia riuscito ad arrivare a 17 seggi arrivando quarta dopo l’ottavo posto di gennaio. Alba Dorata si mantiene terza, ma sempre con oltre 20 punti percentuali dal secondo posto.

Theodorakis perde qualcosa (ma vedremo se nelle prossime ore Tsipras gli tenderà la mano in nome dell’unità politica degli ellenici) e per la prima volta nella storia l’Unione di Centro entra in Parlamento. Un risultato importante per una forza politica nata nel 1992 (Kammenos allora era extraparlamentare, e non sognava ancora di lavorare al ministero della Difesa) e piazzatasi sempre sotto la soglia di sbarramento del 3%. La sensibilità politica peculiare del venizelismo (assieme a quella del metaxismo, già rappresentata però da Alba Dorata) entra per la prima volta dunque nella stanza dei bottoni.

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