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pubblicato: venerdì, 30 maggio, 2014

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Cass Pennant e la piaga ultras

Ultras

Parlare di ultras è ormai diventata un’esigenza.
Gli episodi che hanno fatto da contorno alla finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina sono stati solo l’ultimo pretesto per abbattere la mannaia etica su un movimento sempre più in crisi.
Accade dunque che la Gazzetta Dello Sport intervisti Cass Pennant, hooligan di fama mondiale grazie al suo trascorso da capo dell’Inter City Firm.
Cass Pennant
Il gruppo che radunava i tifosi più accesi del West Ham United ha guadagnato una popolarità spropositata grazie al film Hooligans, diretto da Lexi Alexander nell’ormai lontano 2005.
Grazie a questo film il fenomeno-hooligans, e con questo il mondo ultras, è divenuto tanto famoso da suscitare due prese di posizione assolutamente in antitesi: da una parte il totale fanatismo di molti giovani, dall’altra lo sdegno, per lo più ipocritica, di gran parte dei media.
Nella sua intervista al quotidiano italiano Cass Pennant utilizza parole molto forti nei confronti degli scontri di Roma: “Non è tollerabile quanto avvenuto in occasione degli scontri di Coppa Italia. Non si può andare allo stadio rischiando di non tornare più a casa. L’onore non c’entra”.
Ciro
L’ex hooligan però non si limita a ciò: il punto più oscuro e interessante del suo discorso riguarda il futuro del calcio e dei tifosi.
“I tifosi saranno zittiti, diventando gli unici sconfitti di questa storia. Verranno fatti sparire. La guerra contro le curve segue un’agenda nascosta anche in Italia: vogliono fare del calcio un business, vogliono vendere un marchio. Noi ci siamo opposti, ma sono riusciti a privarci di ogni forma di pressione sui club. Lo stesso sta accadendo in Serie A”.
Per molti lettori tali parole potrebbero assumere un senso delirante, in realtà chi vive “da vicino” il mondo delle curve e degli stadi si è accorto da tempo che la volontà delle istituzioni (sportive e non) è tutt’altro che nascosta: trasformare il calcio in uno spettacolo da salotto, consegnandolo a televisioni private e fondi di investimento.
Per fare ciò senza provocare lo sdegno dei tifosi però occorre trovare il classico capro espiatorio, e la figura dell’ultras si presta in maniera perfetta.
Nato come espressione della passione popolare, il fenomeno ultras sta vivendo negli ultimi decenni un processo quasi irreversibile di “ghettizzazione”: l’ultras non è più parte del popolo, bensì un membro di una casta gelosa dei propri ideali (spesso tanto ipocriti quanto lo sdegno dei media) e incapace di spostarsi dalla parte del torto.
Per la maggior parte di questi, d’altronde, vige l’aforisma del caro Bertolt Brechtci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”, senza capire che un comportamento del genere fa gli interessi di chi intende sostituire gli spalti con dei comodi divani.


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